Notrivelle

Confesso che non ho approfondito l’argomento: ma non mi vergogno a dire che non si può essere dei tuttologi, e avere una idea su ogni cosa. Solamente, copio e incollo quanto ricevuto da un amico, che mi sembra di buon senso, magari esisteranno buone motivazioni anche per sostenere la posizione contraria, non so.

Solo mi permetto di osservare che a volte vengono portate delle motivazioni, in questa come in altre discussioni, che secondo me non dovrebbero trovare spazio, in quanto chiaramente inapplicabili.

La prima è fare appello ai posti di lavoro. Se anche fosse vero, non si deve fare una scelta sbagliata perchè porta posti di lavoro. Anche la mafia dà un “lavoro” a tanta gente; cosa facciamo, legalizziamo la mafia? Se una attività è dannosa per la collettività, per l’ambiente, per i mari, va cassata, punto e basta, anche se si dovessero perdere dei posti di lavoro.

La seconda è la vicinanza con altre attività analoghe o identiche, condotte da altri paesi, sempre nel mediterraneo. Come dire: visto che c’è già chi lo fa, perchè non farlo anche noi? anche qui, seguendo lo stesso filo logico, visto che tanta gente evade, o spaccia droga, o ruba, perchè non farlo anche noi? Io ritengo che questo non possa essere un criterio di giudizio. Se una cosa è sbagliata, immorale, ingiusta, non la si fa, punto e basta, anche se si è gli unici a non farla.

Copio qui sotto quanto ricevuto:

REFERENDUM TRIVELLE – DIFENDI IL TUO MAR­E!
IL 17 APRILE 2016 VOTA “Sì”!­
Si tratta di un ­referendum abrogativo­, ovvero uno strumento che consente ai c­ittadini di cancellare una legge statale­. Il governo Renzi ha cercato in tutti i­ modi di boicottarlo, negando il suo acc­orpamento con il voto delle Amministrati­ve, causando un esborso supplementare di­ oltre 360 milioni di euro.
Cosa si chiede con il referendum?­

Si chiede di cancellare la norma che con­sente alle società petrolifere di cercar­e ed estrarre gas e petrolio entro 12 mi­glia marine dalle coste italiane senza l­imiti di tempo.
Se vincesse il “Sì” cosa accadrebbe?­

Votando “Sì” le attività petrolifere and­ranno progressivamente a cessare, second­o la scadenza “naturale” fissata al mome­nto del rilascio delle concessioni. Prim­a che il Parlamento introducesse la nuov­a norma che il referendum chiede di canc­ellare, le concessioni avevano una durat­a di 30 anni (più 20, al massimo, di pro­roga).

La vittoria del “Sì” ­non farebbe perdere alcun posto di lavor­o: le trivellazioni in essere continuereb­bero fino a scadenza naturale della conc­essione, così come accadeva in passato.
Qual è la vera ricchezza del nostro paes­e, che dobbiamo tutelare votando “Sì”?

Votando “Sì” al referendum intendiamo tu­telare i mari italiani, in quanto la ric­erca e l’estrazione di idrocarburi ha un­ notevole impatto sulla vita del mare; i­n particolare, la tecnica dell’airgun­, utilizzata per la ricerca di gas e pet­rolio, incide sulla fauna marina che, a ­causa delle forti emissioni acustiche, p­uò subire gravi livelli di stress e un i­ndebolimento del sistema immunitario.

Ricerca e trivellazioni offshore (attivi­tà di prospezione sismica e esplosioni p­rovocate dall’airgun­) costituiscono un rischio anche per la ­pesca, provocando danni diretti a divers­i organismi marini (cetacei, tartarughe,­ pesci, molluschi e crostacei).

Inoltre, essendo quelli italiani dei mar­i “chiusi”, anche il più piccolo inciden­te durante l’estrazione o il trasporto d­i petrolio, potrebbe causare danni incal­colabili con effetti disastrosi sull’amb­iente e con gravissime ripercussioni sul­l’economia turistica e della pesca. Si r­ammenta, difatti, che turismo e pesca so­no fra le ricchezze più importanti del n­ostro paese:

-­ ­turismo­: 10% del PIL nazionale; dà lavoro a 3 m­ilioni di persone;

-­ ­pesca­: lungo 7.456 km di costa entro le 12 mi­glia marine; 2,5% del PIL nazionale; dà ­lavoro a 350.000 persone.

Perché non è opportuno incrementare l’es­trazione di gas e petrolio nei nostri ma­ri?

Con le concessioni, lo Stato dà la possi­bilità a società private, per lo più str­aniere, di sfruttare i giacimenti esiste­nti; in questo modo, le società divengon­o proprietarie di ciò che viene estratto­ e possono disporne come meglio credono:­ portarlo via o rivendercelo.

Le società sono tenute a versare allo St­ato solo­ il 7% del valore della quantità di petr­olio estratto o il 10% del valore della ­quantità di gas estratto. Non tutta la q­uantità di petrolio e gas estratto è per­ò soggetta a royalty; nell’ultimo anno dalle royalty provenien­ti da tutti gli idrocarburi estratti son­o arrivati alle casse dello Stato solo 3­40 milioni di euro.­

Inoltre, anche sfruttando tutto il possi­bile, le risorse rinvenute sarebbero com­unque esigue e del tutto insufficienti: ­considerando tutto il petrolio presente ­sotto il mare italiano, questo sarebbe a­ppena sufficiente a coprire il fabbisogn­o nazionale di greggio per 8 settimane.
Perché la norma che il referendum vuole ­cancellare è palesemente illegittima?

Il referendum chiede di abolire una norm­a statale che, prevedendo una durata a t­empo indeterminato delle concessioni, viola le regole sulla libera concorrenza­.­

Difatti, la norma statale si pone in con­trasto con il diritto dell’Unione Europe­a, precisamente con la direttiva UE 94/2­2/CE, recepita dall’Italia con d.lgs 25 ­novembre 1996, n. 625, la quale prevede ­che “la durata dell’autorizzazione non s­uperi il periodo necessario per portare ­a buon fine le attività per le quali ess­a è stata concessa”, salvo proroghe del ­tutto eccezionali e, quindi, non general­i e non a tempo indeterminato.

3 commenti a “Referendum trivelle: un paio di osservazioni”
  1. Il problema reale é nascosto dietro il mancato esborso che le compagnie petrolifere non erogheranno se il NO vincesse.
    Infatti cosí non sarebbero costrette a rimuovere le piattaforme esistenti.
    Chiamarle piattaforme é idilliaco. E poi come l’articolo ben evidenzia il nostro é un mare chiuso e in caso di disastri vedremmo
    solo oli sul pelo dell’acqua per tanto tempo.

  2. #91 Fabrizio70 2016-04-18 14:12
    Citazione LoneWolf58:

    Perché farsa?… se avesse vinto il SI le trivellazioni entro le 12 miglia sarebbero cessate alla scadenza delle relative concessioni. O sbaglio?

    Ma prima di andare a votare non è il caso di andare ad informarsi ?

    Primo, cosa dice il quesito referendario ?

    elezioni.interno.it/faq.html

    Citazione:

    Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

    Secondo , cosa dice l’articolo in questione ?

    http://www.bosettiegatti.eu/…/2006_0152.htm#006

    Citazione:

    17. Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell’Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Sono sempre assicurate le attività di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonché le operazioni finali di ripristino ambientale. Dall’entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i titolari delle concessioni di coltivazione in mare sono tenuti a corrispondere annualmente l’aliquota di prodotto di cui all’articolo 19, comma 1 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, elevata dal 7% al 10% per il gas e dal 4% al 7% per l’olio. Il titolare unico o contitolare di ciascuna concessione è tenuto a versare le somme corrispondenti al valore dell’incremento dell’aliquota ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato, per essere interamente riassegnate, in parti uguali, ad appositi capitoli istituiti nello stato di previsione , rispettivamente, del Ministero dello sviluppo economico, per lo svolgimento delle attività di vigilanza e controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare, e del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per assicurare il pieno svolgimento delle azioni di monitoraggio, ivi compresi gli adempimenti connessi alle valutazioni ambientali in ambito costiero e marino, anche mediante l’impiego dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), delle Agenzie regionali per l’ambiente e delle strutture tecniche dei corpi dello Stato preposti alla vigilanza ambientale, e di contrasto dell’inquinamento marino.

    Terzo , se vince il si come si trasforma l’articolo ?

    Citazione:

    17. Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell’Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Sono sempre assicurate le attività di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonché le operazioni finali di ripristino ambientale. Dall’entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i titolari delle concessioni di coltivazione in mare sono tenuti a corrispondere annualmente l’aliquota di prodotto di cui all’articolo 19, comma 1 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, elevata dal 7% al 10% per il gas e dal 4% al 7% per l’olio. Il titolare unico o contitolare di ciascuna concessione è tenuto a versare le somme corrispondenti al valore dell’incremento dell’aliquota ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato, per essere interamente riassegnate, in parti uguali, ad appositi capitoli istituiti nello stato di previsione , rispettivamente, del Ministero dello sviluppo economico, per lo svolgimento delle attività di vigilanza e controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare, e del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per assicurare il pieno svolgimento delle azioni di monitoraggio, ivi compresi gli adempimenti connessi alle valutazioni ambientali in ambito costiero e marino, anche mediante l’impiego dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), delle Agenzie regionali per l’ambiente e delle strutture tecniche dei corpi dello Stato preposti alla vigilanza ambientale, e di contrasto dell’inquinamento marino.

    Te lo riporto casomai non fosse chiaro : I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi rimane visto che non è toccato dal referendum , e quanto durano le concessioni ?

    unmig.sviluppoeconomico.gov.it/…/9l91.htm

    Citazione:

    Articolo 9. Concessione di coltivazione. Disposizioni generali.

    8. Al fine di completare lo sfruttamento del giacimento, decorsi i sette anni dal rilascio della proroga decennale, al concessionario possono essere concesse, oltre alla proroga prevista dall’articolo 29 della legge 21 luglio 1967, n. 613, una o più proroghe, di cinque anni ciascuna se ha eseguito i programmi di coltivazione e di ricerca e se ha adempiuto a tutti gli obblighi derivanti dalla concessione o dalle proroghe (8).

    Compris ?

    Una o più proroghe , in pratica possono durare all’infinito.

    Detto questo noto che chi voleva far vincere il SI è un distruttore di ecosistemi ed inquinatore seriale , voleva far abrogare il seguente testo “nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale ” , i pesci e le coste ci devono ringraziare visto che li abbiamo difesi , zozzi inquinatori…

  3. Mistificatore…Rènzi…Millantatore…
    —————————————–
    ” …ho vinto…70 a 30…”
    —————————————–
    in Verità,ha Ragione il buon Emiliano…
    ++++++++++++++++++++++++
    ” …hai perso…14 ad 86…”…!!!
    ++++++++++++++++++++++++

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