Nella trasmissione con Giorgio Stocco di 9MQ ho parlato dei vari modi che hanno per mentire imbrogliando con le statistiche.
In due articoli successivi ho fatto vedere come il “vizio” non gli sia passato, e in due studi (1 e 2) ho trovato delle evidenti manipolazioni finalizzate a dimostrare l’indimostrabile, cioè che non eistano effetti collaterali fra i vaccinati.
A seguito della presentazione di Del Bigtree ho conosciuto l’ing. Giovanni Trambusti, autore di un ottimo articolo peer review con Alberto Donzelli e altri (che vi potete scaricare qui sotto), dove hanno dovuto rispondere alla domanda:
Come può un “vaccino” aumentare le morti NEI NON VACCINATI? (ma solo nelle prime settimane)
e la risposta è stata:
SEMPLICE: basta definire NON VACCINATI quelli che hanno preso il vaccino da meno di 3 settimane!
(in modo che quei morti, che sono morti proprio poco dopo aver subito l’iniezione, vengano classificati nei “non vaccinati” ed alzino le statistiche di morte proprio fra i non vaccinati)

La galera è troppo poco per questi criminali


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A titolo di cronaca, questo studio te lo avevo segnalato nell’email che ti avevo inviato il 2 dicembre 2025 con oggetto:
“Vaccini, studio cruciale riscrive la storia dei morti no vax ▷ Frajese: “Aperto un vaso di pandora” ”
Vista l’occasione, riporto il primo punto di quella email, eccolo arriva!
1. “Vaccini, studio cruciale riscrive la storia dei morti no vax ▷ Frajese: “Aperto un vaso di pandora””, di David De Paolis per Radio Radio, 1 dicembre 2025
Uno studio sulla mortalità in Emilia-Romagna tra vaccinati e non vaccinati mostra come i risultati siano stati artefatti.
I dati mentono, ma non in quanto dati in sé. Non si vuole certo dire che la statistica non serva. Quello che invece si vuole evidenziare è però che gli errori esistono anche nei numeri: tutto dipende da dove e come quei numeri vengano prodotti. Uno studio potrebbe dimostrare, ad esempio, che la mortalità sia molto più alta tra i non vaccinati rispetto ai vaccinati. Nell’analisi dei dati per la comunicazione però esistono delle regole di codifica che definiscono cosa si intenda per “vaccinati” o per “non vaccinati”, così da poter trarre conclusioni coerenti e corrette. Una precisazione che molte volte sfugge al lettore – con rischi sull’opinione pubblica clamorosi – ma che fa tutta la differenza del mondo. E’ per questo motivo che quando si parla di studi scientifici, bisognerebbe discutere non solo delle conclusioni, ma anche delle modalità con cui gli autori sono giunti a tali risultati. E’ ciò che dobbiamo fare, ad esempio, sul caso della mortalità citata poco fa.
Lo studio sull’Emilia-Romagna
A novembre su PubMed è stato pubblicato uno studio dal nome: “Classification bias and impact of COVID-19 vaccination on all-cause mortality: the case of the Italian region Emilia-Romagna“. Gli autori (Marco Alessandria, Giovanni Trambusti, Giovanni Maria Malatesta, Panagis Polykretis e Alberto Donzelli) sostengono nello studio di aver individuato un “coding bias”, un errore di classificazione nei dati sulla mortalità post-vaccinazione nella regione Emilia-Romagna. In sostanza, durante la fase di conteggio dei decessi si usava la regola di considerare “non vaccinati” coloro che invece avevano ricevuto la dose, ma che morivano entro 14 giorni dalla somministrazione. I risultati?
Nella fascia 70-79 anni quasi il 37% dei morti classificati come non vaccinati erano in realtà vaccinati recenti, mentre nella fascia 60-69 la percentuale sfiorava il 23%. Anche tra i 50-59 anni il fenomeno superava il 42%. Perché proprio 14 giorni? Si tratta del periodo ritenuto necessario affinché il vaccino diventi efficace. Una scelta metodologica che può essere giustificata per misurare l’efficacia immunologica, ma totalmente inappropriata per la comunicazione dei dati: alimenta infatti nel pubblico la falsa percezione che la mortalità tra chi non aveva fatto l’inoculazione fosse molto più alta di quanto non fosse realmente e, di riflesso, che quella tra i vaccinati fosse molto più bassa.
La classificazione non considerava inoltre che le cause dei decessi in quei 14 giorni potessero essere diverse dal COVID, e includere invece reazioni avverse, patologie pregresse o altre condizioni indipendenti. Una distorsione metodologica che rischia quindi di informare in modo scorretto sui rischi reali e di costruire una narrazione politica su un uso inadeguato dei dati. Un caso non isolato, dato che anche in Gran Bretagna esperti hanno discusso della errata categorizzazione in studi sulla mortalità post vaccinazione.
Proseguimento:
https://www.radioradio.it/2025/12/vaccini-studio-mortalita-emilia-romagna-frajese/
A titolo integrativo.
Loredana Frasca (ISS) al GdI: “Studio OMS Ue su ‘benefici’ vaccino Covid lascia ‘perplessi’, dimostrate numerosissime reazioni avverse, mancano dati su under 25, oltre ai 14 giorni non censiti e altri bias” – ESCLUSIVA
Loredana Frasca, immunologa dell’ISS, è stata intervistata in esclusiva dal Giornale d’Italia per parlare del recente e dibattuto studio dell’OMS Europa sui vaccini Covid, che avrebbero salvato 1,6 milioni di vite. Un lavoro sul quale la dottoressa si dice “perplessa”
di Redazione
13 Agosto 2024
Loredana Frasca (MDPI)
Loredana Frasca, ricercatrice di immunologia dell’Iss (Istituto Superiore di Sanità), in un’intervista esclusiva a Il Giornale d’Italia rilasciata a titolo personale, si è detta “perplessa, per non dire altro” in merito ai risultati di un recente studio sul vaccino Covid a mRNA, condotto dall’Ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa e pubblicato su “The Lancet Respiratory Medicine”.
Secondo lo studio, i vaccini Covid avrebbero “salvato 1,6 milioni di vite”, tuttavia la dottoressa spiega che a questa conclusione si è giunti a causa di diversi bias, ossia errori metodologici.
“E’ uno studio complesso dal punto di vista della statistica – spiega la d.ssa Frasca -. Non è semplice districarsi tra i dati riportati. Un dubbio può venire, perché per esempio, anche se non specificato bene in questo lavoro, la definizione di “vaccinato” dell’OMS è “colui che ha ricevuto la dose di vaccino, ma dal 14esimo giorno dopo l’iniezione”. Alcuni lavori hanno messo in evidenza (in tabelle supplementari), che nei primi giorni dopo il vaccino possono verificarsi più “casi” di infezione. Considerando che molti eventi avversi si verificano entro i primi 14 giorni dall’iniezione, se una persona dovesse morire a causa del vaccino Covid nei primi 14 giorni potrebbe essere conteggiato tra i non vaccinati. L’effetto dei 14gg non censiti è stato messo in evidenza dal prof. Fenton, UK, che ha rivelato che questo modo di considerare i soggetti vaccinati porta a over stimare l’efficacia dei vaccini.
Proseguimento:
https://www.ilgiornaleditalia.it/news/salute/634496/loredana-frasca-iss-gdi-studio-oms-ue-vaccino-covid-perplessi-reazioni-avverse-esclusiva.html
A titolo integrativo.
Bagnai commenta l’audizione di Bassetti: “Costretti a scrivere ‘morti per covid’? E la scienza?”
Di
Redazione
23 Novembre 2025
C’è un dato che ha spiazzato tutti in Commissione d’inchiesta Covid. O forse no. Matteo Bassetti, noto virologo e direttore della Clinica di Malattie Infettive del San Martino di Genova, ha ammesso in audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid che almeno il 50% dei morti catalogati come “per Covid” probabilmente non sono deceduti direttamente a causa del virus. Secondo Bassetti, la prassi e le indicazioni internazionali imponevano di considerare come morti da Covid anche i pazienti risultati positivi al tampone, anche se la causa principale del decesso poteva essere un’altra.
Questa modalità di classificazione, spiegata dallo stesso esperto, ha inevitabilmente gonfiato i numeri ufficiali dei decessi, creando una sovrastima rispetto ad altri paesi e alimentando confusione e polemiche. Bassetti ha sottolineato anche la mancanza di autopsie come grave limite scientifico che ha complicato ulteriormente la comprensione reale delle cause di morte durante la pandemia. Secondo lui, un’analisi più accurata delle cartelle cliniche sarebbe fondamentale per distinguere realmente quali decessi siano attribuibili al Covid e quali no.
Questa testimonianza diretta apre un importante dibattito sulle metodologie adottate e invita a una riflessione critica su dati e comunicazioni ufficiali, puntando a una maggiore trasparenza e rigore scientifico nelle emergenze sanitarie future.
“Vi ricorderete che all’epoca il governo diceva ‘ce lo dice la scienza’”, commenta il deputato della Lega Alberto Bagnai: “Il punto fondamentale è che, che siano opinion leader o uomini di scienza, adesso cercano di dire ‘ma noi davamo solo dei consigli’”.
Proseguimento con audio video:
https://www.radioradio.it/2025/11/bagnai-bassetti-audizione-covid/
1. A titolo integrativo.
“Vaccini anti-Covid: lo studio che scuote la fiducia nei dati ufficiali”
di Andrea Caldart per Quotidiano Web, 10 Ottobre 2025
Un’ombra lunga si allunga sulla gestione dei dati ufficiali della pandemia. Un nuovo studio del Laboratorio DISIA dell’Università di Firenze, firmato da otto accademici e ricercatori indipendenti, accusa le istituzioni italiane di aver diffuso dati distorti sull’efficacia e la sicurezza dei vaccini anti-Covid.
Il documento, dal titolo “L’informazione statistica sui vaccini anti-COVID-19. Il caso Italia tra errori, mistificazioni e omissioni”, denuncia una comunicazione pubblica segnata da errori metodologici, ambiguità e sottostime sistematiche dei rischi.
Dal documento mergono molti errori di metodo e “narrativa unica” secondo i ricercatori, durante la campagna vaccinale del 2021-2022 la comunicazione istituzionale ha adottato criteri parziali che hanno amplificato i benefici e minimizzato i rischi.
La differenza fra la riduzione del rischio relativo (RRR) e quella assoluta (ARR) è uno degli esempi più emblematici: mentre i media parlavano di efficacia “al 95 %”, la riduzione reale del rischio di contagio nella popolazione risultava inferiore all’1 %.
Proseguimento:
https://quotidianoweb.it/inchieste/vaccini-anti-covid-lo-studio-che-scuote-la-fiducia-nei-dati-ufficiali/
In particolare, i seguenti passaggi finali dell’articolo:
Omissioni e censure
Vi è poi l’elenco delle omissioni e delle censure che è davvero molto lungo e fortemente preoccupante.
Tra i casi citati troviamo:
Report regionali soppressi: in Emilia-Romagna, un rapporto interno mostrava tassi di segnalazione di eventi avversi 10 volte superiori a quelli nazionali, ma non fu pubblicato.
Divieti terminologici: AIFA avrebbe sconsigliato l’uso di termini come “fallimento vaccinale”.
Eccesso di mortalità under 50: dati rimossi o non discussi pubblicamente.
Effetti su lattanti: segnalazioni di neonati esposti tramite allattamento eliminate dalle versioni ufficiali.
Soggetti fragili non sperimentati: i vaccini sono stati somministrati anche a categorie fragili senza una sperimentazione adeguata, ma questo fatto è stato taciuto o minimizzato.
Ostacolo alla farmacovigilanza attiva: progetti come “Digicovid” sono stati ostacolati o dichiarati “non da considerare
Un bias strutturale
Il punto più inquietante dello studio sta nella sua conclusione: “Il fatto che nessuno degli errori rilevati favorisca la sottostima dei benefici o la sovrastima dei rischi suggerisce l’esistenza di un bias strutturale nella produzione e comunicazione dei dati.”
In altre parole, gli errori non sarebbero casuali ma sistematicamente orientati in una sola direzione: rafforzare la fiducia pubblica nei vaccini.
Il messaggio finale è un appello alla trasparenza: “La fiducia nei dati ufficiali è la base della democrazia sanitaria,” scrivono gli autori.
Quando le istituzioni manipolano o selezionano l’informazione, si mina non solo la credibilità del sistema, ma anche la libertà di scelta dei cittadini.
2. @Ing Alberto Medici
Comunque, complimentissimi per la tenacia con cui ancora sveli le menzogne sul Covid, se la maggior parte degli ingegneri italiani fossero stati come te, le menzogne sul Covid sarebbero cadute nel giro di poco tempo!!!
E invece purtroppo ben pochi ingegneri italiani hanno saputo alzare la testa come te e hanno avuto la schiena dritta come te a non piegarsi alle menzogne colossali sul Covid, tutti gli altri per quieto vivere e/o pavidità non l’hanno fatto, alcuni conoscenti e amici ingegneri mi hanno proprio deluso da questo punto di vista, gente che per il proprio tornaconto personale è disponibile a fare passare menzogne colossali è solo da tenere a debita distanza e infatti poi mi sono comportato di conseguenza!
Grazie per i complimenti ma soprattuto complimenti a te per la tua competenza e perseveranza. I tuoi commenti sono così di valore che mi viene voglia di editarli (grassetti, corsivi, ecc.): oppure lo potresti fare anche tu in fase di scrittura?
E poi ecco cosa mi (o meglio: “ci”) muove:
@Ing Alberto Medici
1. Grazie, troppo gentile da parte tua! Ma tu sei già un Maestro, io sono ancora invece un allievo aspirante Maestro!
2. Non è importante la formalità della scrittura ma la sostanzialità della stessa!
My 2 cents.
@Ing Alberto Medici
Troppo forte!!
Domanda: me lo potresti inviare completo con la fonte di riferimento?