Copio e incollo quanto sotto (originale qui), con una piccola nota iniziale.

Come può testimoniare chi segue queste pagine, o come può verificare chiunque andando a frugare fra i post che ho scritto, ho sempre sostenuto che la cosiddetta “pandemia”, ancorchè atto criminale, è stata un’opportunità di risveglio, in quanto ha costretto ognuno di noi a porsi di fronte ad alcune domande essenziali, come ad esempio: “è sempre giusto obbedire all’autorità, alle leggi?“, oppure a mettere in discussione i fondamenti stessi della nostra medicina moderna, che tanti passi in avanti non sembra poi aver fatto (si veda anche qui, ad esempio).
Peccato che fra i tanti contestatori della verità ufficiale, pochi abbiano saputo fare il salto completo, e cioè mettere in discussione le fondamenta stesse della infettivologia e della virologia, e la maggior parte si siano limitati a contestare le misure adottate “dal di dentro”: cioè;
- vero che esiste il virus,
- vero che esiste il Covid,
ma le misure sono state eccessive, c’è stato il dolo, ecc.
Con la sentenza in oggetto si ha (per l’ennesima volta, direi) la conferma di quanto dicevo: perchè se non si contesta l’impostazione di base (che, come Hameriani, contestiamo radicalmente), si rischia sempre di cadere nello stesso tranello: un domani potreste essere – per legge – incarcerati a vita come assassini pericolosi solo per non esservi vaccinati – il reato di epidemia colposa in forma omissiva, appunto.
Buona lettura.
-oOo-
LA CASSAZIONE RISCRIVE IL REATO DI EPIDEMIA:
basta violare la quarantena o non fare un tampone
Le Sezioni Unite della Cassazione penale introducono il reato di epidemia colposa in forma omissiva. I rischi connessi alla recente sentenza delle S.U. di cui nessuno parla.
La sentenza ha una portata gravemente dirompente, in quanto ripudia l’assunto
(finora ritenuto valido) che la “diffusione di germi patogeni” si potesse verificare solo per effetto di un loro spargimento ad opera del soggetto agente e che, quindi, non potesse costituire un reato l’epidemia causata dal contagio di altre persone ad opera di un soggetto che fosse egli stesso fisicamente portatore dell’agente patogeno, in quanto contagiato.
Tra le argomentazioni utilizzate per sostenere questo stravolgimento di prospettiva, le Sezioni Unite hanno invocato il legislatore dell’emergenza Covid-19, avendo questi contemplato la possibile configurabilità del reato di epidemia in riferimento all’ipotesi di condotta di colui che, risultato positivo al virus, violava l’obbligo di confinamento nella propria abitazione (in particolare il richiamo è alla clausola di riserva contenuta nell’art. 2 comma 3 DL n.33/2020 “salvo che il fatto costituisca reato punibile ai sensi dell’art. 452 cp o comunque più grave reato”).
Oltre a questo, l’estensione applicativa del reato di epidemia colposa alla forma omissiva spalanca le porte ad ogni sorta di autoritarismo da parte del futuro legislatore, il quale, in caso di asserita emergenza sanitaria, potrà imporre qualsiasi tipo di obbligazione, forte della sanzione penale d’ora in avanti applicabile in caso di inosservanza da parte dei cittadini rappresentata dalla massima misura afflittiva possibile, ovvero l’arresto e finanche l’ergastolo.
In altre parole, la condotta dissenziente di un cittadino che violi il lockdown o la quarantena imposti dal legislatore, che rifiuti di indossare la mascherina o che rifiuti di ottemperare ad una qualsiasi imposizione sanitaria, potrà essere qualificata come reato, sulla base di una indimostrabile o quanto meno incerta diffusione di un contagio astrattamente in grado di causare una presunta epidemia.
E’ evidente che questa sentenza si spinge laddove neanche il legislatore dell’emergenza aveva osato negli ultimi anni, gettando, di fatto, le basi per un possibile futuro totalitarismo sanitario da parte del potere politico e per la conseguente definitiva distruzione di qualsiasi libertà e diritto costituzionalmente tutelato dei cittadini.
Epidemia colposa in forma omissiva

Aggiunta del 30 08 2025
Viene fatto notare da esperti di diritto (*) che il rischio di imputazione di epidemia colposa “omissiva” potrebbe essere applicato solo pubblici ufficiali che, nello svolgimento delle proprie mansioni istituzionali, non avrebbero fatto tutto quanto in loro potere per evitare il contagio, e non ai singoli cittadini.
Bene la precisazione, ma noi che conosciamo i meccanismi graduali a “la finestra di Overton“, teniamo comunque alta la guardia perchè, una volta acquisito il principio (dello screenshot sopra ) che
“il delitto di epidemia colposa può anche essere integrato da una condotta omissiva”
l’estensione al singolo cittadino “disubbidiente” sarebbe un passaggio neanche troppo complicato.
-oOo-
(*)
Facciamo chiarezza: la svolta della Cassazione sull’epidemia colposa omissiva
Negli ultimi giorni sta circolando in rete una notizia che ha creato molta confusione: secondo alcune interpretazioni, la Cassazione avrebbe stabilito che basta non rispettare una regola sanitaria per rischiare l’accusa di epidemia colposa. In realtà le cose non stanno così e conviene fare chiarezza.
La sentenza n. 27515/2025 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, depositata il 28 luglio 2025 (udienza del 10 aprile 2025), ha stabilito il seguente principio di diritto:
«Il delitto di epidemia colposa può essere integrato anche da una condotta omissiva, quando l’agente si trovi in posizione di garanzia, sia titolare di uno specifico obbligo giuridico di impedire l’evento e la sua condotta omissiva sia causalmente rilevante nella determinazione o nell’aggravamento dell’evento epidemico».
Il caso concreto da cui è nata la vicenda riguarda l’ospedale di Alghero, durante la prima fase del Covid, quando un dirigente sanitario venne accusato di non aver fornito dispositivi di protezione al personale e di non aver adottato misure adeguate. In primo grado era stato assolto, ma la Cassazione ha annullato quella sentenza e rinviato il processo alla Corte d’appello di Cagliari, chiarendo che omissioni simili, se dimostrato che hanno favorito la diffusione di un focolaio, possono integrare il reato di epidemia colposa.
È importante ribadirlo: la sentenza non criminalizza il cittadino comune che non rispetta una regola sanitaria. La Cassazione è stata netta: serve una posizione di garanzia (dirigenti sanitari, datori di lavoro, amministratori), serve un nesso causale dimostrato tra l’omissione e l’evento e serve che ci sia un vero evento epidemico, non singoli contagi isolati.
Gli esempi aiutano a comprendere meglio. Se un dirigente di una RSA non interviene pur sapendo che il personale è privo di dispositivi adeguati e da questa omissione nasce un focolaio incontrollato, la sua responsabilità penale può essere configurata. Se invece un singolo cittadino esce di casa durante un’emergenza, non potrà mai rispondere di epidemia colposa, perché la sua condotta non ha i requisiti giuridici e causali per integrare il reato.
In conclusione, la Cassazione ha esteso la possibilità di configurare l’epidemia colposa anche alle omissioni, ma solo in presenza di obblighi giuridici precisi e con prova rigorosa del nesso causale. Una decisione che apre scenari rilevanti sui processi legati alla gestione del Covid, come quello di Bergamo, e che richiama con forza le istituzioni e i garanti della salute pubblica alla loro responsabilità.

PRIMA PARTE
1. “In pandemia decisioni su pressione di una falsa scienza”, di A. Zambrano per LNBQ 8 agosto 2025
Due episodi svelano la natura politica della gestione della pandemia: la desecretazione dell’audizione del membro Cts Ippolito («da noi pareri, la politica ha deciso») e la character assassination del “nostro” Bellavite, nominato da Schilaci nella task force sui vaccini, sul quale è piovuta la stizza di mezzo Pd e dei soliti televirologi.
Due pezzi facili facili a riprova che la pandemia è stata gestita secondo dinamiche prettamente politiche e molto poco scientifiche.
Il primo ce lo ha consegnato la Commissione Bicamerale Covid presieduta dal senatore Marco Lisei. Mercoledì, alla vigilia della pausa estiva parlamentare, sono stati desecretate quelle audizioni tenute segrete nei mesi di maggio e giugno perché gli auditi non si influenzassero a vicenda.
Si è scoperto che nel corso dell’audizione che lo ha visto protagonista, Giuseppe Ippolito, infettivologo e membro del Comitato Tecnico Scientifico governativo, ha espresso critiche sulla gestione della pandemia. «Noi fornivamo pareri e la politica decideva cosa farci», ha detto, lasciando intendere che le decisioni del Governo non fossero dettate davvero da criteri scientifici e medici, ma di convenienza politica. Motivo per cui, l’onorevole Alice Buonguerrieri (FdI) e componente la Commissione, ha avuto buon gioco nel commentare che Ippolito «ha stroncato la dichiarazione che l’ex ministro della Salute pronunciò alla Camera nel 2020 secondo cui fosse la scienza e non la politica a orientare le scelte governative contro il Covid».
Ma che sia stata la politica il faro direzionale con cui misurare le decisioni prese, dai lockdown all’imposizione dei vaccini, ce lo fornisce anche un episodio di questi giorni che vede protagonista “il nostro” Paolo Bellavite, firma della Bussola e Patologo dell’Università di Verona.
Assieme ad un’altra ventina di medici e scienziati, Bellavite è stato scelto dal ministro della Salute Orazio Schillaci per far parte del Nitag, il gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni, organismo che durante la campagna vaccinale è stato completamente oscurato dalla presenza del Cts e che Schillaci, dovendone rinnovare le cariche, ha deciso di rendere più operativo. Come? Inserendo nell’elenco dei consulenti anche due medici non apertamente vaccinisti, anzi critici non tanto nei confronti dei vaccini, ma nella gestione della campagna vaccinale e che non ha mancato di offrire al mondo scientifico le numerose evidenze sugli eventi avversi da vaccino anti Covid. Come Bellavite anche il dottor Eugenio Serravalle.
Ebbene: i due sono stati letteralmente bersagliati da quel mondo di televirostar che in questi cinque anni ha occupato la scena pubblica con le proprie opinioni, spesso dettate da interessi. Ma anche da quella parte della politica, leggi il Partito Democratico che ad essi si è accodato.
Nei loro confronti si è scatenata una vera e propria character assassination, un tiro al bersaglio indegno di un Paese civile.
Una rapida carrellata. L’immancabile Matteo Bassetti ha protestato: «Ci sono figure palesemente fuori luogo, ideologicamente contro i vaccini e a favore dell’omeopatia, credo che rappresenti uno dei punti più bassi mai toccati nella salute pubblica italiana», ha detto.
Proseguiamo con Nino Cartabellotta dell’onnipresente fondazione Gimbe che ha parlato di un «atto di grave irresponsabilità politica e professionale che annienta la credibilità delle istituzioni, svilisce la scienza e legittima la disinformazione». Le parole di Cartabellotta sono state commentate proprio da Bellavite, che in un post di replica gli ha ribattuto: «Semplicemente siamo più competenti di te. Mostrami cosa hai pubblicato di scientificamente valido sui vaccini», alludendo all’assenza di pubblicazioni scientifiche a tema vaccinale nel suo curriculum, cosa che invece il professore veronese, può vantare abbondantemente.
Attacchi sono arrivati anche dal quotidiano Il Domani, dal Fatto Quotidiano e dal Post, che ha ricordato, per screditare Bellavite, lo scandaloso episodio che lo vide vittima: dopo una ospitata alla trasmissione Di Martedì condotta da Giovanni Floris all’inizio della vaccinazione di massa, in cui metteva in guardia dall’assenza di informazioni circa l’efficacia e la sicurezza dei vaccini appena immessi in commercio, venne letteralmente sbattuto fuori dall’Università di Verona, luogo accademico doveva aveva dedicato una vita di insegnamento e ricerca.
Il Pd non poteva mancare alla caccia. Così il capogruppo Pd in Commissione Affari sociali Marco Furfaro ha bollato come no vax Bellavite e Serravalle.
Ma l’intervento più inopportuno è stato quello di Sandra Zampa, ex sottosegretario alla Salute, la quale, pensando di colpire Bellavite, ha, invece, offeso il ministro Schillaci: «Ma che vergona è mai questa? – ha strepitato -. Come si fa a nominare medici no vax? Ma lei è un medico laureato dove? In quale università? Il giuramento di Ippocrate le dice qualcosa?».
Curioso che si tiri in ballo il giuramento di Ippocrate da parte di politici come Sandra Zampa che da Sottosegretario in carica non si fece scrupolo di denigrare il lavoro di quei medici che, proprio per essere fedeli al giuramento di Ippocrate, curarono il Covid senza affidarsi allo sciagurato protocollo Tachipirina & Vigile attesa promosso dal loro compagno di partito Roberto Speranza.
In realtà la nomina di Bellavite e Serravalle è una nomina alla pari: il criterio scelto è puramente scientifico e alla pari con tutti gli altri membri. Anche perché dentro l’organismo voluto dal ministro ci sono medici che non hanno mancato di esprimersi pubblicamente con toni trionfalistici nei confronti dei vaccini.
Le reazioni rabbiose di questo circo barnum però svelano una cosa: le nomine di Schillaci, pur nella loro piccolezza sono un segnale che l’aria è cambiata dalle parti del Governo. Medici indipendenti come Bellavite, infatti, non avrebbero mai trovato posto durante la pandemia e i loro consigli non sarebbero mai stati ascoltati al tempo di Conte, Speranza e Draghi. E per questo c’è senz’altro da guardare con simpatia ai lavori prossimi del nuovo organismo rinnovato nella fiducia che non si ripetano mai più obbrobri scientifici e giuridici come la campagna vaccinale di massa al motto di “è sicuro” o del “se non ti vaccini, ti ammali, muori o fai morire”.
Ma è anche una riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che tutte le decisioni della politica, sono state assunte su pressione non della scienza vera, ma di una scienza falsa, fatta di grancassa mass mediatica pseudoscientifica che ha spinto in una direzione e che la politica, alla fine, si è assunta compiti della scienza che non le erano propri, come ad esempio spacciare i vaccini sicuri per tutti, quando poi la realtà si è incaricata di dimostrare la falsità di questa informazione.
E questo è merito anche della Commissione Covid e degli esponenti di Lega e Fratelli d’Italia, dietro i quali c’è sicuramente lo “zampino” per queste due nomine, i quali con questa decisione, hanno mostrato che il re è nudo: non appena si esce dalla narrazione dominante del vaccinismo ideologico, scatta il riflesso pavloviano e isterico del circo barnum di virologi e politici, pronti a demolire chi indica una strada diversa. Ieri era con le cure domiciliari e oggi è con i vaccini, però stavolta, c’è da registrare un punto a favore della libertà di cura e di scelta terapeutica.
Riferimento:
https://lanuovabq.it/it/in-pandemia-decisioni-su-pressione-di-una-falsa-scienza
2. Covid, Ippolito accusa Speranza: “Decideva la politica, non la scienza come volevano far credere, Cts dava consigli poi ignorati”
L’ex direttore generale del ministero della Salute ammette: durante il Covid decideva la politica con logiche economiche, non sanitarie come volevano far credere i governi di allora
di Redazione
08 Agosto 2025
Foto Roberto Monaldo / LaPresse09-05-2020 RomaCoronavirus, Nicola Zingaretti presenta l’avvio dei test sierologici nel LazioNella foto Giuseppe Ippolito (dir. scient. Spallanzani)Photo Roberto Monaldo / LaPresse09-05-2020 Rome (Italy)Coronavirus outbreak, Nicola Zingaretti presents the start of serological tests in the Lazio regionIn the pic Giuseppe Ippolito
A distanza di anni, il professore e medico Giuseppe Ippolito, ex direttore generale per la ricerca e l’innovazione in sanità del ministero della Salute, ha accusato l’ex ministro della Salute, Roberto Speranza, di aver completamente ignorato il Comitato Tecnico Scientifico per ragioni economiche: “Di fatto, sulla gestione del Covid, decideva la politica, non la scienza come volevano far credere a tutti. Il Cts dava consigli, ma venivano poi sistematicamente ignorati”.
Covid, Ippolito accusa Speranza: “Decideva la politica, non la scienza come volevano far credere, Cts dava consigli poi ignorati”
Parole pesanti quelle pronunciate da Giuseppe Ippolito, ex direttore scientifico dello Spallanzani e già direttore generale per la ricerca e l’innovazione in sanità del Ministero della Salute, davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. L’audizione, del 3 aprile 2024 e resa pubblica solo ora, getta un’ombra definitiva sulla narrazione ufficiale della “scienza che guida la politica”.
“Il ministro Speranza può dire quello che vuole. Noi fornivamo pareri e la politica decideva cosa farci”, ha dichiarato. Ippolito ha ammesso che le decisioni non sono mai state prese dai tecnici, ma dall’esecutivo, spesso per ragioni “economiche e politiche”.
Ha inoltre evidenziato che, se i pazienti fossero stati curati a casa, “avrebbero avuto sicuramente un esito migliore”, criticando implicitamente le linee guida che hanno di fatto concentrato i malati in ospedale. Sul caso delle autopsie vietate, ha chiarito che la circolare era stata interpretata come divieto assoluto, bloccando inizialmente ricerche utili a capire la malattia.
Ippolito ha smontato anche il mito dell’efficienza sanitaria: dai monoclonali “comprati a caro prezzo” ma inutili, ai ventilatori polmonari arrivati con mesi di ritardo per colpa di un’Europa inefficace, fino al caos mascherine con Dpi scaduti. Sulla task force sanitaria creata da Speranza, ha parlato di “bailamme di persone che ogni giorno cambiavano”.
Le sue parole, riprese da Fratelli d’Italia, confermano ciò che molti sospettavano: misure improvvisate, scelte tardive e gestione dilettantesca. Per i critici della gestione pandemica, questa è la prova che l’Italia ha seguito logiche politiche e mediatiche, ignorando evidenze scientifiche e alternative terapeutiche, con conseguenze drammatiche per vite e libertà.
Riferimento:
https://www.ilgiornaleditalia.it/news/salute/725530/covid-ippolito-accusa-speranza-decideva-la-politica-non-la-scienza-come-volevano-far-credere-cts-dava-consigli-poi-ignorati.html
2A. Covid: “Decideva la politica, non noi”: Ippolito, ex direttore generale del Ministero della Salute, accusa l’esecutivo. Le dichiarazioni dell’audizione desecretata di aprile. “Il ministro Speranza può dire quello che vuole. Noi fornivamo pareri e la politica decideva cosa farci”
«Il ministro Speranza può dire quello che vuole. Noi fornivamo pareri e la politica decideva cosa farci», ha ribadito Giuseppe Ippolito, già direttore generale per la ricerca e l’innovazione in sanità del Ministero della salute, nonché componente della task-force Coronavirus. Un passaggio chiave che mette in discussione l’intera narrazione ufficiale secondo cui la gestione dell’epidemia sarebbe stata guidata dalla “scienza”.
«La vera preoccupazione dell’Organizzazione mondiale della Sanità era che la Cina venisse liberata da ogni possibile accusa di aver esportato il virus». Con questa frase netta si apre l’audizione di Giuseppe Ippolito, ex direttore scientifico dello Spallanzani ed ex direttore generale della ricerca e innovazione in sanità presso il Ministero della Salute, svoltasi il 3 aprile 2024 dinanzi alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid-19 e desecretata solo ora. Una lunga e dettagliata deposizione in cui Ippolito ha confermato – con parole precise e inequivocabili – che le decisioni durante la pandemia non sono mai state prese dai tecnici, ma dalla politica.
«Io ho raccomandato di seguire le procedure previste e le metodologie del piano pandemico – ha continuato Ippolito – perché, come ho detto, si faceva molto di più. Le decisioni erano dei funzionari del Ministero della Salute, non ci è mai stato richiesto di dire: adottiamo il piano pandemico; anzi».
E ancora: «Quindi – mi chiede l’onorevole Lisei – mi conferma che non c’è stata una discussione se adottare o meno il piano pandemico del 2006. Me lo conferma?». La replica di Ippolito è secca: «Sì». Nessuna esitazione. Nessuna ambiguità.
Un ulteriore passaggio mette in evidenza il vuoto decisionale intorno al Comitato tecnico scientifico (Cts): «Le persone che partecipano, a parte i funzionari ministeriali, non sono istituzionalmente coinvolte nelle decisioni da adottare». E poi la stoccata sulla task force sanitaria creata dal ministro Speranza: «Un bailamme di persone che ogni giorno cambiavano».
Sulla controversa questione delle autopsie – vietate nei primi mesi del 2020 – Ippolito ha chiarito: «Non era un vero divieto, ma tutti lo hanno interpretato come tale. Era una misura precauzionale, la circolare diceva che non si sarebbero dovute fare, non che non si dovevano fare. All’epoca mi occupavo di ricerca, noi abbiamo fatto le autopsie e le abbiamo anche pubblicate».
Interrogato sulle terapie adottate, Ippolito ha risposto: «Non lavoravo per il ministero e non ho contribuito a questa scelta». E sugli ospedali: «Hanno fatto da concentratori di casi. Se i pazienti fossero stati lasciati a casa, avrebbero avuto sicuramente un esito migliore».
Senza mezzi termini, ha criticato anche l’acquisto degli anticorpi monoclonali: «Ci sono voluti tre anni per dire che questi anticorpi monoclonali, comprati a caro prezzo, non hanno abbattuto la carica virale».
Quanto alla scuola, ha riconosciuto che «sempre col senno di poi, il lockdown selettivo delle scuole si poteva anche ipotizzare di farlo diversamente».
Sulla decisione di non chiudere la Val Seriana, una delle aree più colpite nelle prime settimane, Ippolito ha rivelato: «Non fu una scelta dei tecnici, ma dell’esecutivo» e ha parlato apertamente di «valutazioni economiche e politiche».
Tra i problemi emersi nella gestione concreta della pandemia, Ippolito ha ricordato anche il caos delle mascherine: «Non si riuscì a negoziare un sistema per cui, a mano a mano che i Dpi (dispositivi di protezione individuale) scadevano, le Regioni potessero sostituirli in prossimità della scadenza. Questi, quindi, furono acquistati ma, appunto, scadevano».
Sui ventilatori polmonari, la sua ricostruzione mostra la gravità del ritardo europeo: «I ventilatori non c’erano – chiarisce Ippolito – tanto che il 17 marzo l’Europa dice: non vi preoccupate, ghe pensi mi, ovverosia che avrebbe fatto un unico ordine per comprare i ventilatori. In realtà, il primo ordine da parte degli Stati membri inviato all’Europa è partito a maggio e la prima consegna di ventilatori è avvenuta a luglio. Troppo tardi».
Interessante anche il passaggio sui rapporti con la Cina: «Grazie a lui (il senatore Pierpaolo Sileri) riuscivamo ad avere anche alcune informazioni; lui, inoltre, è tornato anche con 102 dosi di un farmaco cinese, che poi non è stato utilizzato». Ippolito ha spiegato che i primi pazienti cinesi ricoverati allo Spallanzani «erano accompagnati dalla traduttrice del governo e loro hanno offerto, grazie anche all’intervento del senatore Sileri all’epoca, di darci dei consigli e ci hanno mandato anche una presentazione».
Infine, ha affrontato il tema della comunicazione pubblica durante la pandemia: «C’è fior di letteratura sugli errori della comunicazione, inclusa la miriade di falsi virologi, falsi profeti e falsi esperti di cui anche questo Paese è riuscito a dotarsi».
Le dichiarazioni di Ippolito hanno scatenato reazioni immediate da parte della politica, in particolare da Fratelli d’Italia. Per Alice Buonguerrieri, capogruppo FdI in commissione: «L’audizione di Ippolito ha fatto emergere l’improvvisazione dell’allora governo giallo-rosso, in quanto ha detto che le scelte venivano adottate in assenza di una linea o di una strategia complessiva, ma solo in base alle necessità contingenti, e che ad ogni modo gran parte delle iniziative sono state intraprese tardi e male». E ha aggiunto: «Dichiarazioni che confermano ciò che Fratelli d’Italia ha sempre sostenuto, cioè che le decisioni prese durante la pandemia erano prettamente politiche e che la risposta è stata del tutto improvvisata e inadeguata. Dei gravi errori compiuti, pertanto, è la politica che ne dovrà rispondere, primi fra tutti Giuseppe Conte e Roberto Speranza».
I deputati meloniani Antonella Zedda e Francesco Ciancitto hanno rincarato la dose: «Altro che Italia pronta ad affrontare la pandemia. La verità è che ogni iniziativa fu presa in maniera improvvisata e tardiva all’interno di uno scenario alquanto confuso, con una gestione raffazzonata e dilettantesca».
Francesco Ciancitto, vicepresidente della commissione Covid, ha sintetizzato così l’intero quadro: «Ora, finalmente, grazie ai lavori della commissione Covid, la verità sta emergendo. La Task force creata dall’allora ministro alla Sanità Roberto Speranza per gestire l’emergenza pandemica altro non era che un ‘bailamme di persone che ogni giorno cambiavano’, come ha dichiarato Giuseppe Ippolito. Ma non solo. È stato a dir poco sconcertante e preoccupante scoprire anche che questi esperti non erano ‘istituzionalmente coinvolti nelle decisioni da adottare’ e che tutta la gestione ‘è stata una situazione estremamente confusa’. Siamo di fronte a un quadro disarmante, quello che affossa definitivamente i tentativi del duo Conte-Speranza di sostenere, ancor oggi, che l’Italia fosse pronta ad affrontare la pandemia».
Le parole di Ippolito, ora messe nero su bianco, confermano ciò che per mesi è rimasto sotto traccia: la gestione dell’emergenza Covid-19 in Italia è stata nelle mani della politica, non della scienza.
Riferimento:
https://presskit.it/2025/08/08/covid-decideva-la-politica-non-noi-ippolito-ex-direttore-generale-del-ministero-della-salute-accusa-lesecutivo-le-dichiarazioni-dellaudizione-desecretata-di-a/
3. Vaccino Covid, “indicazioni” Cts hanno ucciso migliaia di persone: è omicidio plurimo aggravato in concorso con Conte, Draghi e Speranza
Un ex membro Cta ha rivelato: le cure domiciliari erano possibili ma sono state ignorate. Le scelte politiche sono risultate letali: parliamo di omicidio plurimo
di Prof. Avv. Augusto Sinagra
11 Agosto 2025
Un tale Dottor Giuseppe Ippolito che io non ho il dispiacere di conoscere, già componente del Comitato Tecnico Scientifico di consulenza del governo durante la c.d. pandemia da covid, ha dichiarato alla Commissione parlamentare di Inchiesta che il CTS aveva reso i suoi pareri scientifici nel senso che i pazienti potevano essere ben curati e guariti in casa con appropriate terapie esistenti senza essere mandati in ospedale e uccisi con la totale bruciatura dei polmoni, ma il governo aveva sempre assunto decisioni divergenti e di natura solamente “politica” con le conseguenti morti in ospedale e le macabre sceneggiate bergamasche dei camion militari e le subitanee inesplicabili cremazioni.
Già qui si impone una domanda: dinanzi a tale situazione da lui confessata, perché Felice Ippolito e i suoi pari colleghi, non si dimisero immediatamente dal CTS facendo pubblica denuncia di quanto poi dichiarato alla Commissione Parlamentare di Inchiesta?
Gli eventi letali prodottisi hanno un nome: “omicidio” e la realizzazione di tali eventi vede il concorso non solo di Speranza , Conte e Draghi ma anche di tutti i componenti del CTS: concorso in omicidio plurimo aggravato.
C’è, per caso, qualche PM che ricorda che l’esercizio dell’azione penale è obbligatoria?
E Mattarella e poi Draghi e poi tanti altri, non hanno nulla da dire?
Io ben ricordo l’ammonimento quirinalizio che imponeva l’assunzione dei sieri mortali non potendosi opporre nessuna eccezione di libertà individuale. Ricordo il bancario Mario Draghi: “Non ti vaccini, ti ammali e muori e fai morire”. Si, sono morti e hanno fatto morire ma per causa di quello sporco siero. E i tre pagliacci vestiti da Babbo Natale che intonavano la canzonetta natalizia per invogliare i gonzi a vaccinarsi?
Ma ricordo soprattutto l’improbabile Presidente della Corte costituzionale Sciarra Silvana che nella sua intervista al Corriere della Sera, a giustificazione della inaudita sentenza voluta da lei, da Marco D’Alberti e altri ancora che non nomino perché l’ira mi assale, disse che avevano “seguito la scienza”.
Vorrei averli davanti la Sciarra, D’Alberti e gli altri loro sodali per guardarli negli occhi e dire tutto quel che di loro penso.
Ricordo bene quel che dissi alla Sciarra e agli altri giudici in quella udienza alla Corte costituzionale: “La vostra è una scelta tra la vita e la morte”.
Scelsero la morte.
Riferimento:
https://www.ilgiornaleditalia.it/news/salute/725519/vaccino-covid-indicazioni-cts-hanno-ucciso-migliaia-di-persone-e-omicidio-plurimo-aggravato-in-concorso-con-conte-draghi-e-speranza.html
3A. Covid, Taormina denuncia Conte e Speranza per la gestione della “pandemia”: “Vaccino obbligatorio determinò massima diffusione epidemia”
L’esposto dell’avvocato riguarda le “responsabilità delle stesse autorità e degli stessi scienziati per gli effetti avversi e le morti provocate con l’imposizione di fatto della vaccinazione obbligatoria con la falsa rappresentazione che il vaccino impedisse il contagio e che invece determinò la massima diffusione dell’epidemia”
di Redazione
11 Agosto 2025
Carlo Taormina ha depositato presso la Procura di Roma una nuova denuncia contro l’ex premier Giuseppe Conte, l’allora ministro della Salute Roberto Speranza e diversi scienziati. Le accuse riguardano errori che, secondo lui, avrebbero favorito la diffusione del Covid e causato migliaia di morti. Nel mirino anche la campagna vaccinale, accusata di essere stata di fatto obbligatoria e di aver contribuito all’espansione dell’epidemia. “Spero sia la volta buona”, afferma Taormina.
Covid, Taormina denuncia Conte e Speranza per la gestione della “pandemia”: “Vaccino obbligatorio determinò massima diffusione epidemia”
“Comunico ufficialmente che, prima di concedermi qualche giorno di relax per meglio riprendere a tutelare i cittadini dalle grinfie della giustizia italiana, ho depositato presso la Procura di Roma la denunzia contro l’avvocato del popolo Giuseppe Conte, nella sua qualità del tempo di presidente del consiglio, il ministro del tempo Roberto Speranza e tutti gli scienziati che fecero da supporto alle malefatte del periodo del Covid 19 per gli errori consumati nella gestione della pandemia, che si tradussero nella diffusione del contagio e che furono causa della uccisione di migliaia di cittadini nonostante il governo fosse a conoscenza da tempo ben precedente alla dichiarazione dello stato di emergenza effettuata dall’OMS il 31 gennaio 2020”, scrive l’avvocato Carlo Taormina in un post su Facebook.
L’esposto riguarda anche le “responsabilità delle stesse autorità e degli stessi scienziati per le morti provocate con la imposizione di fatto della vaccinazione obbligatoria con la falsa rappresentazione che il vaccino impedisse il contagio e che invece determinò la massima diffusione dell’epidemia”.
Taormina cita inoltre “i morti e gli effetti avversi derivati dalla vaccinazione avendola di fatto resa obbligatoria nella piena consapevolezza del loro verificarsi, come dimostrato da tutti o risultati della ricerca scientifica al punto che recentemente è stato ordinato il ritiro dal mercato dei vaccini Moderna e Pfizer, quelli inoculati alla cittadinanza italiana”.
L’avvocato ricorda di aver presentato un atto simile già nel 2020, archiviato dal Tribunale dei Ministri di Roma. “Ma recentemente – sottolinea – è intervenuta una sentenza delle sezioni unite della corte di cassazione che ha stabilito che le ragioni di quella archiviazione erano sbagliate e perciò ho presentato nuova denunzia sperando che sia la volta buona perché la vecchia denunzia sosteneva proprio quello che oggi affermano le sezioni unite e ciò significa che avevo ragione. Vi terrò informati. I delitti denunziati sono: epidemia colposa, omicidio plurimo colposo, lesioni gravi e gravissime colpose connesse a delitto perseguibile d’ufficio”.
Riferimento:
https://www.ilgiornaleditalia.it/news/salute/725526/covid-taormina-denuncia-conte-e-speranza-per-la-gestione-della-pandemia-vaccino-obbligatorio-determino-massima-diffusione-epidemia.html
Commento
I fatti appena segnalati dimostrano che il reato di epidemia colposa in forma omissiva sentenziato dalla Cassazione si basa su aria giuridica fritta , nel prossimo post ne riporto altri che tagliano la testa al toro definitivamente!