Senza illudersi troppo,
ma questo è decisamente un ottimo segno dei tempi: in regione Veneto la lista Resistere Veneto porta la proposta di moneta fiscale a livello istituzionale.
Se penso che solo 10 anni fa eravamo bollati come “complottisti“, addiruttura c’era che si ostinava a dire che non era vero che la moneta era creata dal nulla, non si può negare che sia stato fatto un gran passo in avanti:
- La moneta creata dal nulla entra nel dibattito ufficiale politico, e non è più relegata alle frange extra-parlamentari;
- Viene fatta una proposta concreta, seria, documentata ed appoggiata da estremi legislativi previsti e normati;
- Nessuno potrà più dire “se votare servisse a qualcosa, non ce lo lascerebbero fare“: senza la presenza di Resistere Veneto, coi suoi due consiglieri in regione, Szumsky e Lovat, questo non sarebbe avvenuto: alla faccia di ytutti quelli che predicano l’astensionismo ad oltranza.
Perchè dico “senza illudersi troppo“?
Sappiamo che lo spazio lasciato alla fiscalità regionale è decisamente molto piccolo, ma proprio per questo potrebbe passare, per una fessura, una maglia non troppo stretta del sistema un qualcosa che costituirà un precedente per altre iniziative su più larga scala.

Allego la registrazione integrale della presentazione, con l’ottimo intervento dell’ing.Fabio Conditi, che ha saputo essere esaustivo e conciso allo stesso tempo, efficace e pratico nella sua proposta, e l’intervento della brava Francesca Salvador, che da anni spinge per questa crescita di consapevolezza dedicandosi anima e corpo (e tempo e denaro) a questo risultato.
Allego anche il link ad una clip del mio intervento in Canale Italia di un paio di settimane fa.

Premessa
Sto per postare un grandioso articolo controinformativo di “Off-Guardian”, sia la versione originale in inglese che la traduzione in italiano e poi nel commento farò una domanda conseguenziale collegata logicamente a questo articolo “Moneta fiscale: si comincia a parlarne anche a livello istituzionale!” , arrivano!
“The Deep State Revelations Circle” , by Iain Davis for Off Guardian, March 26, 2025
People like Dominic Cummings, chief advisor to former UK Prime Minister Boris Johnson, have a habit of revealing things we’re not supposed to know about how government operates. They often expose the motives and acts of what many these days call the deep state.
One of the most reasonable definitions of the “deep state” was offered by US defence analyst-turned-writer Mike Lofgren in his 2014 essay “Anatomy of the Deep State“:
“[T]here is another government concealed behind the one that is visible[.] [It is] a hybrid entity of public and private institutions ruling the country according to consistent patterns in season and out.”
Proseguimento:
https://off-guardian.org/2025/03/26/the-deep-state-revelations-cercle/
=
“Il circolo delle rivelazioni sul ‘Deep State’”, di Iain Davis per Off Guardian, 26 marzo 2025
Persone come Dominic Cummings, consigliere capo dell’ex primo ministro britannico Boris Johnson, hanno l’abitudine di rivelare cose che non dovremmo sapere su come funziona il governo. Spesso mettono a nudo le motivazioni e le azioni di quello che molti oggi chiamano il “Deep State”.
Una delle definizioni più plausibili di “Stato profondo” è stata fornita dall’analista della difesa statunitense, poi diventato scrittore, Mike Lofgren nel suo saggio del 2014 “Anatomy of the Deep State”:
“C’è un altro governo nascosto dietro quello visibile[.] [Si tratta di] un’entità ibrida composta da istituzioni pubbliche e private che governa il Paese secondo schemi costanti, in ogni circostanza.”
In particolare questi passaggi dell’articolo:
” I previously reported that during a 2021 Parliamentary Committee hearing Cummings confessed [scroll to 14:02:35]:
In March [2020] I started getting calls from various people saying these new mRNA vaccines could well smash the conventional wisdom. [. . .] What Bill Gates and people like that were saying to me and [to] others in Number 10 was you need to think of this much more like the classic programs of the past [. . .] — the Manhattan Project in WWII, the Apollo program. [. . .] That’s essentially what we did.”
=
“Ho già riferito che, durante un’audizione della commissione parlamentare del 2021, Cummings ha confessato [scorrere fino a 14:02:35]:
A marzo [2020] ho iniziato a ricevere telefonate da varie persone che sostenevano che questi nuovi vaccini a mRNA avrebbero potuto ribaltare completamente le convinzioni consolidate. [. . .] Quello che Bill Gates e persone come lui dicevano a me e [agli] altri al numero 10 era che bisognava considerare la questione più come i classici programmi del passato [. . .] — il Progetto Manhattan durante la Seconda guerra mondiale, il programma Apollo. [. . .] È essenzialmente quello che abbiamo fatto.”
In particolare questi altri passaggi dell’articolo:
“Liz Truss, the shortest-serving prime minister in British history, was similarly shocked. She said:
What I found out when I got into Number 10 [UK prime minister’s residence and government HQ] is that, if I got to the top of the tree, I would be able to implement those Conservative policies. [. . .] What I discovered, is that I was not holding the levers. The levers were held by the Bank of England, the Office of Budget Responsibility [OBS]. [T]hey were not held by the prime minister or the chancellor [UK finance minister].
By virtue of its Royal Charter, the Bank of England is a private enterprise entirely independent of the UK government. The OBR is a public-private partnership that is an independent fiscal policy watchdog. Describing itself that way suggests it simply monitors government fiscal policy—taxation and expenditure. But the OBR also offers forecasts and, by presenting them to the respective parliamentary committees, actually shapes government fiscal policy.
The OBR’s “forecasting methods” are overseen by its advisory panel. This means that representatives from Vanguard, JP Morgan, Goldman Sachs, EDF Energy, McKinsey, KPMG, Barclays, and a slew of privately funded academic research departments and think tanks, such as Chatham House, are steering UK government fiscal policy—irrespective of which party is elected into office.
Like Cummings’ admissions, Truss’s revelations only confirm something many of us already know: Government policy does not reflect the will of the people. Government is not of, for, and by the people. These are baseless truisms. So, why do we believe them?”
=
Liz Truss, il primo ministro con il mandato più breve della storia britannica, è rimasta altrettanto scioccata. Ha dichiarato:
Quello che ho scoperto quando sono entrata al Numero 10 [residenza del primo ministro britannico e sede del governo] è che, se fossi arrivata in cima alla gerarchia, sarei stata in grado di attuare quelle politiche conservatrici. [. . .] Quello che ho scoperto, però, è che non ero io a detenere il potere decisionale. Il potere decisionale era nelle mani della Banca d’Inghilterra e dell’Ufficio per la responsabilità di bilancio [OBR]. Non era nelle mani del primo ministro né del cancelliere [ministro delle finanze del Regno Unito].
In virtù della sua Carta Reale, la Banca d’Inghilterra è un’impresa privata del tutto indipendente dal governo del Regno Unito. L’OBR è un partenariato pubblico-privato che funge da organo di controllo indipendente della politica fiscale. La definizione che ne dà suggerisce che si limiti a monitorare la politica fiscale del governo — la tassazione e la spesa. Ma l’OBR fornisce anche previsioni e, presentandole alle rispettive commissioni parlamentari, influenza di fatto la politica fiscale del governo.
I «metodi di previsione» dell’OBR sono supervisionati dal suo comitato consultivo. Ciò significa che rappresentanti di Vanguard, JP Morgan, Goldman Sachs, EDF Energy, McKinsey, KPMG, Barclays e una serie di dipartimenti di ricerca accademica e think tank finanziati con fondi privati, come Chatham House, stanno guidando la politica fiscale del governo britannico, indipendentemente dal partito che viene eletto al potere.
Come le ammissioni di Cummings, anche le rivelazioni di Truss non fanno altro che confermare ciò che molti di noi già sanno: la politica del governo non riflette la volontà del popolo. Il governo non è del popolo, per il popolo e dal popolo. Si tratta di ovvietà prive di fondamento. Allora, perché ci crediamo?”
Commento
UK vincitori seconda guerra mondiale, dotati di armamenti nucleari, hanno sempre avuto sovranità monetaria, con la Brexit sono usciti pure dal manicomio UE, ma nonostante tutti questi vantaggi notevoli di partenza rispetto all’Italia, la loro banca centrale, privata ( a tale proposito per approfondimenti vedasi prossimo post ), ha la prima e ultima parola sui provvedimenti di politica economica e finanziaria a livello statale che ovviamente vanno sempre a favorire l’enorme settore finanziario britannico privato a danno dell’economia reale, insomma, i politici britannici sono sostanzialmente solo delle comparse per alimentare i talk show in TV e articoli dei pennivendoli sui giornaloni tramite i quali ingannano l’opinione pubblica britannica 24 ore su 24!
Quindi, visti questi precedenti in UK, su quali basi logiche e razionali, l’Italia, che ha perso la seconda guerra mondiale, che non ha alcuna sovranità militare da quando ha perso la seconda guerra mondiale, che non ha più sovranità monetaria da circa 25 anni, che non ha più nemmeno sovranità sanitaria ( i nostri politicanti ci hanno legato mani e piedi all’OMS ), può con la moneta fiscale l’Italia innestare un ciclo virtuoso a favore del popolo iitaliano?
Fra le altre cose, il Super Bonus 110 che è una sorta di moneta fiscale è stato boicottato pesantemente da Draghi e dal governo Meloni, telecomandato da Draghi & Company , a tale proposito per approfondimenti vedasi prossimo post
In riferimento:
“…la loro banca centrale, privata ( a tale proposito per approfondimenti vedasi prossimo post )..”
ecco quanto promesso, arriva!
https://www.ukcolumn.org/article/the-private-bank-of-england-corporation
PS pure questo è a cura di Iain Davis, è del 22 aprile 2023
Per unire ulteriormente i puntini. Prima parte.
“La City contro la Russia? Dietro la crisi europea: il ritorno dell’antica guerra tra il mare e la terra”
di Nicola Bielli per ComeDonChisciotte , 26 giugno 2026
Mentre l’Europa assiste all’ennesima escalation del confronto tra NATO e Russia, una domanda continua a rimanere ai margini del dibattito pubblico: perché il Regno Unito appare spesso più determinato di altri paesi europei nel sostenere una linea di crescente durezza nei confronti di Mosca?
Le spiegazioni ufficiali sono note. Difesa dell’Ucraina, tutela del diritto internazionale, sicurezza europea, contenimento delle ambizioni geopolitiche del Cremlino. Argomenti certamente rilevanti, ma che potrebbero non esaurire il quadro.
Per comprendere le radici profonde della postura britannica occorre forse guardare altrove. Non a Westminster, ma nel cuore finanziario di Londra. Non alle cronache quotidiane della guerra in Ucraina, ma alle strutture di potere che attraversano la storia britannica da secoli.
È qui che la riflessione dell’economista Richard Murphy offre una prospettiva insolita e provocatoria.
Secondo Murphy, uno degli studiosi più noti delle dinamiche fiscali e dei paradisi offshore, la City di Londra non è semplicemente un quartiere finanziario. È una struttura di potere dotata di caratteristiche eccezionali all’interno dello Stato britannico.
La City of London Corporation, che governa lo storico Square Mile, costituisce infatti un’anomalia quasi unica nel mondo occidentale. Le imprese possono votare nelle sue elezioni. Dispone di proprie istituzioni, di una propria polizia e di un accesso privilegiato ai centri decisionali del potere britannico. Formalmente è un’amministrazione locale. Nella sostanza, sostiene Murphy, rappresenta il centro politico di una rete finanziaria globale.
Non si tratta di un semplice retaggio medievale sopravvissuto per inerzia. Secondo questa interpretazione, la Corporation continua a svolgere una funzione precisa: difendere gli interessi del capitale finanziario da qualsiasi forma di controllo democratico che possa limitarne la libertà di movimento.
È una tesi radicale. Ma è proprio partendo da questa tesi che diventa possibile leggere sotto una luce diversa alcune delle grandi dinamiche geopolitiche contemporanee.
Negli ultimi quarant’anni il Regno Unito ha conosciuto una trasformazione economica profonda. Il paese che aveva costruito la rivoluzione industriale ha progressivamente ridotto il peso della manifattura. Interi distretti produttivi sono entrati in crisi. Miniere, acciaierie e cantieri navali hanno lasciato spazio a un’economia sempre più dominata dalla finanza, dai servizi e dalla gestione internazionale dei capitali.
La City è diventata il cuore pulsante di questo nuovo modello.
Londra non esporta più soprattutto beni industriali. Esporta servizi finanziari, assicurazioni, consulenze legali, strumenti di investimento e intermediazione globale.
In altre parole, la prosperità di una parte significativa dell’establishment britannico dipende oggi dalla sopravvivenza di un ordine internazionale fondato sulla libera circolazione dei capitali e sulla centralità delle istituzioni economiche occidentali.
È a questo punto che il discorso economico si trasforma inevitabilmente in discorso geopolitico.
Perché ogni sistema economico sviluppa una propria visione del mondo e una propria concezione della sicurezza.
Storicamente il potere britannico è stato il potere del mare. L’Impero britannico costruì la propria grandezza controllando rotte commerciali, traffici marittimi, assicurazioni e finanza internazionale. Non dominava attraverso la continuità territoriale ma attraverso le reti.
La Russia ha rappresentato per secoli il suo opposto.
Un’immensa potenza continentale, fondata sul controllo dello spazio terrestre, delle risorse naturali e della profondità strategica. Una civiltà geopolitica costruita attorno alla terra, non al mare.
La storia europea è stata in larga misura la storia di questo confronto.
Dal Grande Gioco in Asia Centrale alla Guerra di Crimea, dall’epoca zarista alla Guerra Fredda, Londra ha costantemente guardato alla Russia come al principale rivale continentale.
La fine dell’Unione Sovietica sembrò chiudere quel capitolo ma oggi , però , il conflitto è tornato.
E forse non è soltanto una coincidenza.
Nella lettura proposta da Murphy, la City rappresenta l’evoluzione moderna della tradizionale potenza marittima britannica. Non più una talassocrazia fondata sulle flotte militari e sulle colonie, ma una talassocrazia finanziaria fondata sui flussi di capitale, sui mercati globali e sulla rete offshore che collega Londra alle ex strutture dell’impero.
In questa prospettiva la Russia non appare semplicemente come un avversario geopolitico; rappresenta qualcosa di più profondo: la persistenza di una logica alternativa a quella della globalizzazione finanziaria. Una logica fondata sulla sovranità statale, sul controllo delle risorse strategiche e sulla possibilità di sottrarsi almeno in parte all’influenza dei grandi centri finanziari occidentali.
Proseguimento:
https://comedonchisciotte.org/la-city-contro-la-russia-dietro-la-crisi-europea-il-ritorno-dellantica-guerra-tra-il-mare-e-la-terra/
Per unire ulteriormente i puntini. Seconda parte.
“Tutte le guerre sono guerre dei banchieri: l’Iran e la mossa finale dei banchieri”
di Ellen Brown per Global Research, 13 aprile 2026
«Le forze del capitalismo finanziario avevano un altro obiettivo di vasta portata: nientemeno che creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, in grado di dominare il sistema politico di ogni paese e l’economia mondiale nel suo complesso.» — Prof. Caroll Quigley, Georgetown University, *Tragedy and Hope* (1966)
Nel febbraio 2026, gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi aerei a sorpresa contro l’Iran. Le ragioni ufficialmente addotte — impedire l’acquisizione di un’arma nucleare da parte dell’Iran e prevenire la sua aggressione — non hanno retto a un esame approfondito. Come documentato da James Corbett in recenti episodi del Corbett Report, il pretesto nucleare sembra essere propaganda riciclata, e la portata e la tempistica degli attacchi sollevano interrogativi più profondi sul movente.
La tesi secondo cui «Tutte le guerre sono guerre dei banchieri» è stata resa popolare da Michael Rivero in un documentario del 2013 che porta lo stesso titolo. Il suo articolo di accompagnamento inizia con una citazione di Aristotele (384-322 a.C.):
Il tipo più odiato [di guadagno], e con la maggiore ragione, è l’usura, che ricava un guadagno dal denaro stesso, e non dal suo uso naturale. Il denaro, infatti, era destinato ad essere utilizzato per lo scambio, ma non ad aumentare grazie agli interessi.
Rivero traccia poi come gli interessi bancari privati abbiano finanziato e tratto profitto dai conflitti su entrambi i fronti per secoli — dalla fondazione della Banca d’Inghilterra nel 1694 per finanziare le guerre di Guglielmo III alle moderne guerre per il cambio di regime.
Dominio finanziario a tutto campo
Altri commentatori fanno riferimento al rapporto del Project for the New American Century (PNAC) intitolato “Rebuilding America’s Defenses” (settembre 2000), che invocava forze militari statunitensi a “spettro completo” per raggiungere la supremazia globale. Esso postulava la necessità di un “evento catastrofico e catalizzatore — come una nuova Pearl Harbor” per accelerare la trasformazione militare immaginata dagli autori.
A ciò seguì un’intervista del 2007 a Democracy Now in cui il generale Wesley Clark rivelò che, poche settimane dopo l’11 settembre, gli era stato mostrato un memorandum riservato del Pentagono che delineava piani per “eliminare sette paesi in cinque anni”: Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e, per finire, l’Iran. I primi sei sono stati da allora destabilizzati o hanno subito un cambio di regime. L’Iran, considerato il premio finale per il dominio sul Medio Oriente e il controllo del petrolio, rimane l’ultimo rimasto.
Perché proprio quei sette, e perché l’Iran era il premio finale? L’articolo di Greg Palast del 2013 intitolato “Larry Summers and the Secret ‘End-Game’ Memo” ha fornito la logica finanziaria mancante. Nel 1999, il mondo si è aperto al commercio non regolamentato dei derivati, in modo che le obbligazioni sovrane, i flussi petroliferi, le rotte marittime e le polizze contro il rischio di guerra potessero essere tutti utilizzati come garanzia, reipotecati (impegnati più volte) e oggetto di scommesse. Il perno è stato l’Accordo sui servizi finanziari dell’OMC del 1997 (il Quinto Protocollo al GATS), entrato in vigore nel 1999.
Uno dei sette paesi presi di mira era entrato a far parte dell’OMC, ma non era membro della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). Ciò lo lasciava al di fuori della lunga influenza normativa della banca centrale delle banche centrali, con sede in Svizzera. Anche altri paesi successivamente identificati come «Stati canaglia» non erano membri della BRI, tra cui la Corea del Nord, Cuba e l’Afghanistan.
Per quanto riguarda l’Iran, non solo è il più grande e potente dei paesi islamici, ma gestisce l’unico regime bancario al mondo completamente privo di interessi (riba-free). Ciò è in netto contrasto con il modello occidentale convenzionale, che si basa sugli interessi come principale meccanismo di reddito. Il concetto di “denaro che genera denaro da sé stesso” è alla base del complesso globale dei derivati, costruito su debiti reipotecati e garantiti da interessi.
L’ultimo tassello della rete di controllo finanziario è stato descritto in dettaglio nel libro di David Rogers Webb del 2024, The Great Taking. La bolla dell’Everything, che include quelle che alcuni commentatori stimano essere scommesse sui derivati per oltre un quadrilione di dollari, sta solo aspettando una scintilla. Quando scoppierà, innescherà grandi fallimenti istituzionali; e secondo il meccanismo legale documentato da Webb, gli operatori dei derivati si prenderanno tutto.
La crisi assicurativa di Hormuz del 2026, innescata dalla Lloyd’s di Londra, potrebbe essere quella goccia. Maggiori dettagli su tutto ciò di seguito.
La City di Londra e la Lloyd’s: il caos come arma
Da oltre tre secoli, la City di Londra – il “Square Mile”, ovvero il centro finanziario londinese – finanzia entrambe le parti in guerra e vende assicurazioni contro la distruzione che ne deriverebbe. La Lloyd’s di Londra è il pilastro assicurativo della rete di controllo finanziario della City. In realtà non è una compagnia assicurativa, ma un ente che “opera come un mercato parzialmente mutualistico all’interno del quale diversi finanziatori, raggruppati in sindacati, si riuniscono per mettere in comune e distribuire il rischio”.
La Lloyd’s ha costruito la propria reputazione sulla capacità di mantenere sempre le promesse, ma ciò ha un costo. Nel 1898, ha formalizzato una pratica di lunga data introducendo la clausola “Free of Capture and Seizure”, che escludeva i rischi di guerra dalle polizze standard in modo da poter applicare premi esorbitanti quando scoppiava un conflitto. Ha applicato tale clausola in entrambe le guerre mondiali e la sta applicando nel 2026.
Dopo gli attacchi all’Iran, il Joint War Committee di Lloyd’s ha ampliato la sua zona “ad alto rischio” in Medio Oriente. Diversi suoi sottoscrittori hanno emesso avvisi di annullamento con preavviso di 72 ore a partire dal 5 marzo, e i premi per i rischi di guerra per i transiti attraverso lo Stretto di Hormuz sono balzati dallo 0,25% all’1–5% del valore dello scafo. Lloyd’s ha sottolineato che la copertura rimane disponibile — al giusto prezzo. Ma per una petroliera da 100 milioni di dollari, ciò significa 1–5 milioni di dollari in più per viaggio, un premio che gli armatori sono comprensibilmente riluttanti a pagare.
La scintilla del credito privato
Nel frattempo, altre nubi minacciose incombono sul mercato. L’analista finanziaria Stephanie Pomboy avverte che il mercato del credito privato, del valore di 1,5-3.000 miliardi di dollari, è in stallo, costringendo a vendite di emergenza di attività liquide; e il mercato delle obbligazioni societarie con rating BBB, molto più vasto (5.000 miliardi di dollari), vacilla. I declassamenti costringeranno a vendite di massa, mentre i fondi pensione devono far fronte a un deficit di 4.000 miliardi di dollari.
La crisi di Hormuz fornisce il perfetto accelerante a questa crisi delle garanzie: i prezzi più alti del petrolio creano inflazione, che fa salire i rendimenti obbligazionari (interessi), facendo crollare il valore delle garanzie e innescando richieste di margini su tutto il campo di gioco dei derivati. Le richieste di margini costringono poi i fondi di credito privato a vendite di emergenza.
Questo è uno dei motivi per cui alcuni commentatori indicano la City di Londra come il vero artefice del caos in Medio Oriente. La vecchia macchina delle assicurazioni di guerra e la nuova macchina dei derivati operano insieme. Una crea il premio del caos; l’altra lo raccoglie attraverso la reipotecazione e il sequestro legale.
Palast e il Memo End Game: Rendere il mondo sicuro per i derivati
La garanzia contro le perdite di trasporto è un tipo di assicurazione, ma una trappola assicurativa molto più grande è il mercato dei derivati. Venduti come una forma di assicurazione contro il rischio di mercato, i derivati sono un gioco d’azzardo speculativo che estrae rendite da tutti i principali flussi economici.
Nel suo articolo del 2013, Greg Palast ha presentato prove relative a una nota riservata del 1997 inviata al vice segretario al Tesoro Larry Summers da Timothy Geithner (all’epoca ambasciatore degli Stati Uniti presso l’OMC in sostituzione di Summers), in cui si descriveva la «fase finale» dei negoziati sui servizi finanziari in seno all’OMC. Geithner scriveva a Summers:
«Mentre entriamo nella fase finale… credo che sarebbe una buona idea per te metterti in contatto con gli amministratori delegati…».
Il promemoria elencava poi i numeri di telefono privati di Goldman Sachs, Merrill Lynch, Bank of America, Citibank e Chase Manhattan, numeri che Palast ha confermato essere reali.
Qual era la fase finale? Palast ha scritto:
Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Robert Rubin stava spingendo con forza per deregolamentare le banche. Ciò richiedeva, in primo luogo, l’abrogazione del Glass-Steagall Act per smantellare la barriera tra banche commerciali e banche d’investimento. Era come sostituire i caveau delle banche con le ruote della roulette.
In secondo luogo, le banche volevano il diritto di giocare a un nuovo gioco ad alto rischio: il “trading di derivati”. … Il vice segretario al Tesoro Summers (che presto avrebbe sostituito Rubin come segretario) bloccò qualsiasi tentativo di controllare i derivati.
Ma a cosa serviva trasformare le banche statunitensi in casinò di derivati se il denaro sarebbe fuggito verso nazioni con leggi bancarie più sicure?
La risposta ideata dalle Cinque Grandi Banche: eliminare i controlli sulle banche in ogni nazione del pianeta – con un’unica mossa… Il gioco dei banchieri e di Summers era quello di utilizzare l’Accordo sui servizi finanziari, un allegato astruso e innocuo agli accordi commerciali internazionali controllati dall’Organizzazione mondiale del commercio
Le nuove regole del gioco costringerebbero ogni nazione ad aprire i propri mercati a Citibank, JP Morgan e ai loro «prodotti» derivati.
E tutte le 156 nazioni dell’OMC dovrebbero abbattere le proprie divisioni, ispirate alla legge Glass-Steagall, tra le banche commerciali e di risparmio e le banche d’investimento che speculano con i derivati.
L’accordo sui servizi finanziari dell’OMC è diventato l’ariete che ha permesso l’apertura dei mercati globali a questo gioco dei derivati. Ogni nazione membro è stata costretta ad aprire il proprio sistema bancario o ad affrontare sanzioni. Nel 1999, la parte della legge Glass-Steagall che separava l’investment banking dal depository banking negli Stati Uniti è stata abrogata, lasciando il denaro dei depositanti esposto al rischio speculativo. I derivati hanno quindi avuto un’esplosione. Titoli di Stato, contratti petroliferi, polizze assicurative marittime e premi per il rischio di guerra sono stati tutti suddivisi in credit default swap, coperture e altri prodotti derivati.
Da allora, il commercio di derivati è diventato una delle attività più concentrate e redditizie al mondo ed è controllato quasi interamente da una manciata di megabanche. Secondo i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali e dell’Office of the Comptroller of the Currency, le prime cinque banche statunitensi detengono da sole circa il 90% di tutti i derivati bancari statunitensi, con JPMorgan, Citigroup, Goldman Sachs, Bank of America e Morgan Stanley che dominano il mercato over-the-counter globale. Queste istituzioni si aggiudicano la parte del leone dei profitti derivanti dai derivati, specialmente durante i periodi di volatilità in cui il “premio del caos” raggiunge picchi elevati.
“The Great Taking” — La trappola giuridica che garantisce ai derivati una super-priorità in caso di fallimento
In *The Great Taking*, David Rogers Webb mette a nudo l’ultimo tassello di questa rete di controllo finanziario: oggi praticamente ogni titolo è dematerializzato (digitalizzato) e raggruppato in depositi centrali. Modifiche silenziose al Codice Commerciale Uniforme e alle norme equivalenti dell’UE hanno trasformato i normali investitori in semplici “titolari di diritti” che detengono solo un credito legale nei confronti delle loro società di intermediazione.
Per quanto riguarda i depositanti bancari, essi sono stati per secoli classificati come semplici “creditori” delle loro banche. Una volta depositato il denaro, la titolarità legale passa alla banca. Il depositante detiene solo un diritto contrattuale (una passività a vista) che, in caso di insolvenza, si classifica come posizione di creditore non garantito.
In qualsiasi procedura di insolvenza, azioni, obbligazioni e depositi costituiscono legalmente garanzie reali per il complesso dei derivati — garanzie che sono state reipotecate più volte. E quando la garanzia dei derivati viene meno, il castello di carte reipotecato che è stato costruito su di essa crolla. Le richieste di margini si susseguono a cascata, scatta la super-priorità e ha inizio la Grande Confisca. (Per ulteriori approfondimenti su questo argomento piuttosto complesso, si veda il libro di Webb e il mio precedente articolo qui.)
Il sistema bancario islamico senza interessi in Iran: l’ostacolo strutturale
Che importanza aveva, quindi, se l’Iran e una manciata di altri paesi si rifiutavano di partecipare a questo lucroso gioco dei banchieri? Il rischio era che, quando i depositanti e gli azionisti si fossero resi conto di non possedere effettivamente i propri fondi, avrebbero trasferito i propri beni in quelle zone sicure. I paesi che si sono tenuti fuori erano anche al riparo dal tipo di sanzioni imposte dai governi occidentali (e applicate dalle banche e dalle stanze di compensazione occidentali) sui beni della banca centrale russa dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.
A guidare questo gruppo di paesi che si sono opposti era l’Iran, che, sin dall’adozione della Legge sulle operazioni bancarie senza usura del 1983, gestisce l’unico sistema bancario al mondo completamente privo di interessi (riba-free). Le sue banche utilizzano contratti conformi alla Sharia — partecipazione agli utili (musharakah), finanziamento a costo maggiorato (murabaha) e leasing (ijara) — invece di applicare o pagare interessi. Questo modello bancario è in netto contrasto con il modello occidentale convenzionale, che si basa sugli interessi come principale fonte di reddito e sostiene il complesso globale dei derivati con debiti garantiti e reipotecati.
Il sistema iraniano è stato progettato per eliminare l’usura e allineare la finanza all’attività economica reale e alla condivisione del rischio piuttosto che al debito speculativo. È stato a lungo considerato strutturalmente incompatibile con l’architettura finanziaria della City di Londra e di Wall Street, basata sugli interessi e fortemente collateralizzata — un’architettura che richiede un servizio del debito perpetuo e attività facilmente reipotecabili per alimentare la macchina dei derivati.
Rifiutando gli interessi a livello nazionale, l’Iran ha così isolato se stesso e i propri partner finanziari dalla rete di controllo che ha reso possibile la “Grande Spoliazione” globale.
Il caos assicurativo si è attenuato, ma il “cigno nero” incombe ancora
Lo Stretto di Hormuz non è completamente chiuso, ma il traffico rimane fortemente ridotto a causa del regime di transito selettivo e basato su autorizzazioni dell’Iran. Solo le navi provenienti da nazioni “amiche” o non ostili vengono autorizzate dopo un previo coordinamento con le autorità iraniane. Persistono notevoli arretrati, con oltre 1.000 navi segnalate in attesa o dirottate e oltre 34.000 rotte marittime deviate nelle prime quattro settimane di interruzione.
Il fondo di riassicurazione da 20 miliardi di dollari del presidente Trump, annunciato il 6 marzo, è ora operativo ed è stato raddoppiato a 40 miliardi di dollari. Si sono aggiunti altri importanti assicuratori statunitensi, mentre Lloyd’s of London ha avviato discussioni in merito. Il fondo rimane incentrato sui vettori americani con il sostegno del governo degli Stati Uniti. Ma gli analisti dubitano che possa far ripartire il traffico commerciale su larga scala senza una più ampia protezione dalla responsabilità civile e condizioni più sicure.
In breve, il fattore scatenante del “caos assicurativo” si è attenuato ma non è scomparso. I premi rimangono elevati, l’incertezza persiste e le pressioni legate alle garanzie reali e ai derivati descritte da Webb sono ancora presenti.
Conclusioni e risoluzioni
La crisi finanziaria globale (GFC) del 2007-2008 è ora ampiamente considerata come innescata dall’esplosione incontrollata di derivati non regolamentati — in particolare credit default swap e obbligazioni garantite da debiti — che hanno trasformato i mutui subprime in una bomba a orologeria sistemica. Il danno non si è limitato agli Stati Uniti: anche i paesi in via di sviluppo hanno sofferto pesantemente.
Oggi il rischio di un crollo è ancora maggiore rispetto a durante la GFC. Il mercato globale dei derivati OTC è ufficialmente lievitato fino a un valore nozionale di 846.000 miliardi di dollari, più di sette volte la dimensione dell’intera economia mondiale.
Sono possibili soluzioni politiche a lungo termine. Il Congresso potrebbe ripristinare il Glass-Steagall e imporre una tassa sulle transazioni finanziarie. I governi statali potrebbero revocare la loro approvazione delle parti rilevanti dell’UCC e costituire banche pubbliche in grado di proteggere dai fallimenti bancari locali. (Vedi i miei articoli precedenti qui e qui.)
Ma l’esigenza immediata nel contesto attuale è quella di risolvere il conflitto con l’Iran, e di farlo in fretta, prima che un altro shock da “cigno nero” inneschi la reazione a catena dei derivati e attivi il Grande Prelievo finale su scala globale.
Ellen Brown è un’avvocatessa, fondatrice del Public Banking Institute e autrice di tredici libri, tra cui *Web of Debt*, *The Public Bank Solution* e *Banking on the People: Democratizing Money in the Digital Age*. I suoi oltre 400 articoli di blog sono disponibili su EllenBrown.com.
È ricercatrice associata presso il Centre for Research on Globalization (CRG).
Riferimento:
https://www.globalresearch.ca/all-wars-bankers-wars-iran/5922072
Per unire ulteriormente i puntini. Terza ed ultima parte.
“La confessione in TV di Hannah Rothschild: siamo noi banchieri ad autorizzare le guerre
Piccioni viaggiatori e cartelli finanziari: come le dinastie bancarie decidono quale nazione può permettersi di combattere.”
a cura della Redazione di Come Don Chisciotte , 31 dicembre 2025
Dinastie bancarie: come i Rothschild controllano la finanza bellica globale
Nel dicembre 2025 è stata rilasciata una di quelle dichiarazioni che solitamente appartengono al regno delle teorie del complotto, tranne che questa volta proveniva direttamente da una persona che aveva tutto l’interesse a mantenere il silenzio: Dame Hannah Rothschild, discendente di settima generazione delle dinastie bancarie che hanno dettato regole finanziarie non scritte per oltre due secoli, ha confermato in un’intervista alla CNBC ciò che gli storici scomodi hanno sempre sostenuto e i pensatori rispettabili hanno sempre negato con veemenza: nessun governo o monarca ha mai osato dichiarare guerra senza il sostegno e l’approvazione della sua famiglia, perché senza il capitale che scorre attraverso le loro reti bancarie internazionali, le macchine da guerra si fermano prima ancora di partire. L’ammissione arriva con quella fastidiosa naturalezza che appartiene solo a coloro che sanno di essere intoccabili, a coloro che possono permettersi di dire la verità perché comunque nulla cambierà, perché il sistema è così profondamente radicato, così stratificato attraverso secoli di controllo finanziario che anche rivelarlo apertamente non intacca la struttura di potere che lo sostiene, ma piuttosto ne conferma l’inevitabilità. Cosa c’è dentro?
Dal ghetto di Francoforte al potere globale: l’ascesa delle dinastie bancarie
Hannah Rothschild, durante la registrazione di “CNBC Meets: Legacies” in occasione di un evento bancario privato organizzato dalla United Overseas Bank a Singapore, ha spiegato con tono didattico come il suo antenato Mayer Amschel Rothschild fondò l’impero nel 1760 a Francoforte, inviando strategicamente i suoi cinque figli – Amschel, Salomon, Nathan, Carl e James – nelle principali capitali europee: Francoforte, Vienna, Londra, Napoli e Parigi, creando quella che lei stessa definisce senza imbarazzo “la prima rete bancaria veramente internazionale al mondo”, un’architettura finanziaria che ha permesso alla famiglia di dominare la finanza transfrontaliera e di posizionarsi come intermediari indispensabili tra i sovrani che avevano bisogno di fondi per le loro guerre e le guerre stesse che, senza quei fondi, semplicemente non potevano essere combattute.
Come abbiamo documentato nel nostro precedente articolo sulle famiglie più potenti del mondo, la storia moderna non può essere compresa senza conoscere la genealogia e i movimenti di queste dinastie bancarie che si spostano da una parte all’altra del globo per dominarlo finanziariamente nella sua interezza, avendo compreso che questa è la condizione essenziale per dirigerlo anche politicamente, nascondendosi dietro le apparenze dei politici, siano essi re o presidenti della repubblica, perché il denaro mira principalmente al potere, esattamente come l’avarizia dipende dall’orgoglio e si relaziona ad esso.
Proseguimento:
https://comedonchisciotte.org/la-confessione-in-tv-di-hannah-rothschild-siamo-noi-banchieri-ad-autorizzare-le-guerre/
Commento finale
Il conglomerato finanziario assicurativo britannico privato, con la City di Londra in testa, sono i pupari delle posizioni belligeranti di UK a favore dell’Ucraina nel conflitto russo ucraino contro la Russia e sono stati fra i pupari della guerra contro l’Iran per il tenace rifiuto dell’Iran di far parte del casinò finanziario occidentale e l’Italia appresso alle loro paturnie di onnipotenza finanziaria, visto che l’Italia ha finanziato pesantemente il regime nazistoide vigente in Ucraina e dalle basi NATO a comando americano in Italia sono partiti numerosi voli per la guerra contro l’Iran, quindi, su quali altri basi logiche e razionali, l’Italia, che ha perso la seconda guerra mondiale, che non ha alcuna sovranità militare da quando ha perso la seconda guerra mondiale, che non ha più sovranità monetaria da circa 25 anni, che non ha più nemmeno sovranità sanitaria ( i nostri politicanti ci hanno legato mani e piedi all’OMS ), potrebbe con la moneta fiscale l’Italia innestare un ciclo virtuoso a favore del popolo iitaliano?
Risposta:
nel mio commento del “4 Luglio 2026 alle 20:21”
Ecco l’incipit:
“NATO = gabbia militare dei popoli europei, Euro = gabbia econonomica dei popoli europei ( UE ed euro = Progetto CIA, reminder evergreen nel prossimo post ) , come uscirne?
“Da piccolo, mio padre mi raccontava che i giapponesi riconoscono tre poteri: quello della spada, dei gioielli e dello specchio. La spada simboleggia le armi… I gioielli simboleggiano il potere del denaro…Lo specchio simboleggia la forza dell’autoconoscenza.
Secondo la leggenda giapponese, conoscere se stessi è il principio più prezioso.”, di Robert Kiyosaki, scrittore e businessman nippo americano.” ………
In riferimento:
“Fra le altre cose, il Super Bonus 110 che è una sorta di moneta fiscale è stato boicottato pesantemente da Draghi e dal governo Meloni, telecomandato da Draghi & Company , a tale proposito per approfondimenti vedasi prossimo post”
ecco quanto promesso, arriva!
“La storia di Mario Draghi e la bontà del Superbonus”, a cura dell’Ing Giovanni Lazzaretti, 10 agosto 2022
https://attivismo.info/la-storia-di-mario-draghi-e-la-bonta-del-superbonus/
Lectio Magistralis di Patrizio Ricci su moneta fiscale e sovranità.
“Moneta fiscale e sovranità: la proposta di Conditi e il muro di Bruxelles”
di Patrizio Ricci per Vietato Parlare, 8 Aprile 2025
Fabio Conditi, noto studioso e divulgatore di tematiche monetarie, torna a denunciare – con l’efficacia pedagogica che lo contraddistingue – l’anomalia strutturale del nostro sistema economico: tutta la moneta in circolazione nasce come debito gravato da interessi. Un meccanismo in apparenza tecnico, ma che genera una catena sistemica di schiavitù economica, trasformando gli Stati moderni – e le persone – in soggetti dipendenti dal credito bancario e dal controllo monetario centralizzato.
Conditi, attraverso la celebre metafora dell’“isola dei naufraghi”, illustra come anche una società inizialmente autosufficiente possa essere intrappolata da una semplice regola contabile: se tutta la moneta viene prestata con interesse, prima o poi mancheranno sempre i soldi per restituire il debito. È una trappola matematica, non ideologica.
Il credito d’imposta cedibile: una via d’uscita possibile
La proposta di Conditi si muove su basi concrete e già sperimentate: l’utilizzo del credito d’imposta cedibile come moneta fiscale alternativa alla moneta-debito. Un’idea già vista all’opera – con risultati economici tangibili – durante il periodo del Superbonus edilizio, quando i crediti fiscali hanno immesso nel sistema produttivo risorse reali, generando lavoro, investimenti e liquidità senza emettere nuovo debito pubblico.
Il modello proposto da Conditi, denominato SIRE, prevede che lo Stato emetta strumenti fiscali utilizzabili come sconto futuro sulle tasse, liberamente cedibili tra soggetti privati. In pratica, una moneta parallela e legale, costituzionalmente legittima, capace di:
• rilanciare la domanda interna;
• finanziare opere pubbliche e investimenti;
• ridurre e non aumentare il debito pubblico;
• e farlo senza provocare inflazione, perché ancorata a valore reale e a capacità produttiva esistente.
Ma l’establishment europeo accetterebbe mai una simile innovazione?
Qui nasce il vero problema. Il progetto è economicamente solido, giuridicamente possibile, socialmente utile. Ma politicamente inaccettabile per l’establishment eurocentrico.
Conditi, nella sua esposizione, dà per scontata una buona fede delle istituzioni, come se bastasse presentare una soluzione corretta perché questa venga accolta e adottata. Ma questa è, purtroppo, una visione ingenua del potere.
La realtà è che da anni esperti come Conditi propongono riforme monetarie sensate e applicabili, e da anni queste vengono ignorate, osteggiate o derise. Non per mancanza di comprensione, ma per precisa volontà politica.
Una crisi è preferibile alla sovranità
La verità è che le istituzioni europee non vogliono cambiare questo sistema. L’impianto dell’euro, l’architettura della BCE, le regole di Maastricht e del Patto di Stabilità non sono stati progettati per aiutare i popoli, ma per limitare la sovranità degli Stati e garantire la predominanza di un sistema di controllo fondato sul debito.
Nel momento in cui un Paese come l’Italia trovasse una strada legale per riacquistare parte della propria sovranità monetaria, diventerebbe un pericoloso precedente. Dimostrerebbe che esiste una via alternativa all’austerità, al ricatto dei mercati, alla dipendenza dalle politiche della BCE. E questo, per chi governa l’Unione, è inaccettabile.
Meglio una crisi economica permanente. Meglio la stagnazione. Meglio perfino una guerra o uno stato di emergenza continuo. Tutto è preferibile al ritorno di uno Stato che usa la leva fiscale per rendere sé stesso più libero e il suo popolo più prospero.
Perché l’establishment europeo non lo prenderà in considerazione
Ancora più chiaramente: Il problema non è la fattibilità tecnica della proposta, che è ineccepibile, bensì la volontà politica, ovvero l’interesse di chi controlla l’attuale assetto economico-finanziario. L’establishment europeo – e in particolare l’architettura di potere che ruota attorno alla BCE, alla Commissione e agli organismi finanziari sovranazionali – non è costruito per favorire l’autonomia economica degli Stati, ma per:
• contenere la spesa pubblica,
• disciplinare la politica economica dei Paesi membri,
• e mantenere il primato della moneta unica come strumento di controllo politico.
In altre parole, l’Italia deve “stare al suo posto”: uno Stato senza piena sovranità monetaria, con margini di manovra limitati, e costretto a dipendere dal “credito” della BCE e dei mercati internazionali.
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La repressione delle alternative: moneta fiscale e controllo
Di conseguenza si capisce perchè soluzioni come quelle di Conditi non solo non vengono adottate, ma spesso vengono demonizzate o presentate come eresie economiche.
E’ perchè loro provvidenziale adozione permetterebbe:
• Aprire a forme di moneta parallela, anche legali e interne, significherebbe rimettere in discussione il dogma eurocentrico.
• Il potenziale successo di uno strumento come il credito d’imposta cedibile sarebbe la dimostrazione pratica che esiste una via alternativa all’austerità.
• Questo creerebbe un precedente pericoloso per l’oligarchia europea: se l’Italia rilancia l’economia senza nuovo debito, anche altri Stati potrebbero chiedere lo stesso.
Ecco perché, per l’establishment, è preferibile una crisi economica permanente, una guerra, o perfino una “catastrofe controllata”, piuttosto che rimettere in discussione il modello basato sul debito e sulla dipendenza monetaria.
L’Italia deve “stare al suo posto”
E così, anche la proposta di Conditi verrà probabilmente ignorata, se non bollata come sovversiva. Non perché non funzioni. Ma perché funzionerebbe troppo bene.
Un’Italia che si dota di strumenti alternativi al debito non è più un’Italia “malleabile”, pronta a chiedere aiuti, a sottostare a vincoli, a svendere infrastrutture o fare concessioni geopolitiche in cambio di flessibilità fiscale. Sarebbe un Paese più libero, quindi meno controllabile.
E questo – nel disegno europeo attuale – non è permesso.
E’ questa l’Unione Europea? Sì.
Non si tratta di ignoranza o incompetenza delle Istituzioni (sarebbe veramente paradossale!), ma di scelta deliberata. L’euro non è solo una valuta: è uno strumento di potere. E il credito d’imposta cedibile – sebbene legale e costituzionale – è percepito come un atto sovversivo, perché minaccia quell’equilibrio asimmetrico che tiene gli Stati sotto ricatto costante.
Perciò – come già ho detto – (ma torno a ripeterlo): sì, Fabio Conditi ha ragione. Ma ha torto su una cosa: pensare che le élite siano in buona fede o disposte ad ascoltare soluzioni vere.
Proseguimento:
https://www.vietatoparlare.it/moneta-fiscale-e-sovranita-la-proposta-di-conditi-e-il-muro-di-bruxelles/
Commento
NATO = gabbia militare dei popoli europei, Euro = gabbia econonomica dei popoli europei ( UE ed euro = Progetto CIA, reminder evergreen nel prossimo post ) , come uscirne?
“Da piccolo, mio padre mi raccontava che i giapponesi riconoscono tre poteri: quello della spada, dei gioielli e dello specchio. La spada simboleggia le armi… I gioielli simboleggiano il potere del denaro…Lo specchio simboleggia la forza dell’autoconoscenza.
Secondo la leggenda giapponese, conoscere se stessi è il principio più prezioso.”, di Robert Kiyosaki, scrittore e businessman nippo americano.
Questo è vero sia a livello individuale che a maggior ragione a livello collettivo e quindi logicamente non si può prescindere nello sviluppare molta più consapevolezza nel popolo italiano sull’assoluta importanza fondamentale di riappropriarsi delle proprie sovranità fondamentali, fino a quando si otterrà una massa critica che avrà vero potere deflagrante, come?
L’ideale sarebbe la nascita di un vero movimento politico sovranista a livello nazionale , finora ci sono stai vari tentativi ma non sono decollati politicamente per vari motivi ma la via principale a livello politico è quella, soprattutto considerando il forte astensionimo elettorale per cui si sono praterie elettorali, insomma, il bicchiere è mezzo pieno, manca però il coraggio di chi avrebbe competenze e autorevolezza per poterlo fare, e di coraggio c’è ne vuole molto, non all’inizio, ma nell’ipotesi di successo elettorale poichè per ostacolarli passerebbero ( le oligarchie euro atlantiche ) subito alla minacce con le buone e poi con le cattive…..!!
In riferimento:
“Euro = gabbia econonomica dei popoli europei ( UE ed euro = Progetto CIA, reminder evergreen nel prossimo post )”
ecco quanto promesso, arriva!
https://web.archive.org/web/20220317170729/https://www.italiaoggi.it/news/la-ue-fatta-nascere-dalla-cia-2053384
In particolare il seguente passaggio finale da sottolineare col pennarello rosso:
“L’archivio scoperto da Paul contiene anche un memorandum datato 11 giugno 1965 in cui la sezione «affari europei» del dipartimento di stato Usa consiglia al vice-presidente dell’allora comunità economica europea, l’economista francese Robert Marjolin, di perseguire l’obiettivo dell’unificazione monetaria europea agendo sottotraccia: gli raccomanda di sopprimere il dibattito al riguardo fino al momento in cui «l’adozione di tali proposte diventerà virtualmente inevitabile».”
PS per completare al meglio il discoso, domani atri post.
Per tagliare la testa al toro ulteriormente, arriva!
“Mozione pro Ucraina in Regione, Szumski vota contro: «La pace va fatta con la Russia»”, TrevisoToday, 24 febbraio 2026
Il provvedimento proposto dalla consigliera regionale Sonia Brescacin è stato approvato con 27 voti favorevoli e 3 contrari. Tra questi ci sono i voti dei consiglieri Szumski e Lovat che spiegano: «Devono essere gli europei per primi a fare pace tra loro»
Nel giorno del quarto anniversario dall’inizio del conflitto russo-ucraino il Consiglio regionale del Veneto ha approvato con 27 voti favorevoli, 3 contrari e 15 astenuti, la Mozione 44 proposta dalla consigliera regionale Sonia Brescacin (Gruppo Misto) a favore di una “pace giusta e duratura in Ucraina”.
Entusiasta per il risultato la consigliera Brescacin, che commenta: «Con questa mozione impegniamo la Giunta ad attivarsi presso il Governo italiano e tutte le istituzioni coinvolte per sostenere un processo diplomatico che metta fine al conflitto russo-ucraino. Abbiamo già contato troppe vittime innocenti, i danni del conflitto comporteranno un processo di ricostruzione che durerà molti anni. Quel che è peggio, però, è che il processo di pace oggi pare insabbiato. La diplomazia ha il dovere di sciogliere i nodi, non di crearne di nuovi. È per questo che ho voluto con forza presentare questa mozione. Ringrazio i colleghi consiglieri che hanno voluto contribuire in modo costruttivo al dibattito e alla discussione di questo testo. Oggi, dal Veneto, è arrivato un messaggio chiaro e netto: basta con questa guerra».
RESISTERE VENETO VOTA NO
Resistere Veneto, con i consiglieri Szumski e Lovat, ha però votato “No” alla mozione pur non essendo ovviamente contrari alla pace, perché: Nessuno dovrebbe essere in disaccordo sul fatto che il problema non è la pace giusta e duratura, ma che questa debba essere fatta anche con la Russia e non contro la Russia, piaccia o non piaccia».
Lovat ha spiegato che lo spirito della mozione è comprensibile, ma è una tautologia dire di volere una pace giusta e duratura a prescindere dalla realtà. Lo fanno anche le miss dei concorsi di bellezza, talmente è ovvio e scontato. «Nessuno di noi è russofilo – aggiunge Lovat – ma siamo pragmatici e ragioniamo in termini di convenienza per il popolo veneto. Ho letto la dichiarazione della Presidente della Commissione europea Von der Leyen, che diceva: “La pace dovrà essere quella voluta da Kiev”. Questo significa imporre teoricamente alla Russia di ritirarsi, rinunciare a quello che ha fatto con grandi costi dal suo punto di vista e sostanzialmente dichiarare vittoria. Se, invece, vogliamo essere seri e concreti dobbiamo fare i conti con la realtà. Io posso anche fare il tifo contro il nemico russo, ma la Russia ha già conquistato molto territorio ucraino e se andrà avanti conquisterà il 100%. Se poi continuiamo a comprare armi dagli americani per finanziare la guerra russo-ucraina e continuiamo a sostenere la politica americana, a comprare il gas al quadruplo costo dagli stessi americani, noi all’Ucraina andremo a fare un danno tragico, perché i russi non si fermeranno finché non avranno ottenuto gli obiettivi dichiarati, e addirittura di più. Se continuiamo a sostenere l’Ucraina, che è tecnicamente sconfitta, la condanniamo forse, addirittura, alla sparizione. Ecco che una pace giusta e duratura, lo ribadisco, deve essere quella che arriva in Europa a fare pace tra europei, non a subire le condizioni dettate dagli anglo-americani. Che interesse abbiamo, noi, a continuare, come europei, a soggiacere agli interessi degli Stati Uniti d’America, che hanno le basi sul nostro territorio dopo 80 anni? E senza neppure condizioni di reciprocità, perché io non vedo caserme degli alpini in Oklahoma, o nel Montana, ma le basi militari americane qui ci sono e continuano a esserci. Se continuiamo su questa strada, noi, a una pace e a una libertà nel nostro continente, per l’interesse dei nostri popoli, non arriveremo mai».
Riferimento:
https://www.trevisotoday.it/politica/veneto-mozione-pace-ucraina-szumski-24-febbraio-2026.html
Commento
Cioè praticamente, la stragrande maggioranza dei consiglieri veneti si è subito allineata alla posizione guerrafondaia della Von der Leyen, Von der Leyen e vertici UE, Mario Draghi in prima linea, che sono a sua volta in combutta con il conglomerato finanziario assicurativo britannico privato, con la City di Londra in testa, nel sostenere il conflitto russo ucraino contro la Russia , a tale proposito, vedasi mio post del “6 Luglio 2026 alle 19:20”, ecco l’incipit:
“Per unire ulteriormente i puntini. Prima parte.
“La City contro la Russia? Dietro la crisi europea: il ritorno dell’antica guerra tra il mare e la terra”
di Nicola Bielli per ComeDonChisciotte , 26 giugno 2026”
insomma, da tali premesse totalmente errate e in malafede da parte della stragrande maggioranza dei consiglieri veneti , come si può arrivare all’introduzione della moneta fiscale che va invece in direzione completamente opposta?
Sì vero che i sogni aiutano a vivere meglio a livello individuale ma per viverli a livello collettivo occorre avere quanto meno una massa critica ( almeno un terzo, pari al 33% ) che vuole mettere in pratica quel sogno , se si lavora seriamente per arrivare almeno a raggiungere quella soglia di massa critica, ok, va bene, altrimenti si pecca di facile ottimismo, con tutte le conseguenze negative del caso.
Integrazione al mio post del “6 Luglio 2026 alle 19:20″
Quello col titolo:
” “La City contro la Russia? Dietro la crisi europea: il ritorno dell’antica guerra tra il mare e la terra”
di Nicola Bielli per ComeDonChisciotte , 26 giugno 2026″
ecco l’integrazione , arriva!
“Gli oligarchi russi e l’odio di Londra per Putin”
di Piccole Note, 22 luglio 2023
Londra è la più accesa sostenitrice di una guerra a tutto campo con la Russia. Rispetto ad altre nazioni, infatti, essa ha mostrato un’aggressività particolare, come se si trattasse di un vero e proprio redde rationem contro Putin e Mosca.
Ciò, abbiamo scritto in altre note, risponde a una prospettiva geopolitica: la guerra ucraina ha avuto l’effetto di deprimere lo spazio geopolitico dell’Unione europea e la sua economia, che la Gran Bretagna vede, non a torto, come il competitor diretto nell’agone globale, e rilancia l’asse anglosassone, deprimendo l’asse pregressa tra Washington e Bruxelles.
Sull’ultimo punto, si può notare facilmente come il Regno Unito sia un partner di Washington, – importanza favorita anche dalle reti post coloniali di Londra nel Pacifico, strategiche in funzione anti-cinese – mentre i Paesi dell’Europa continentale hanno ormai un ruolo del tutto ancillare rispetto a Washington, che al massimo attira qualche correttivo quando cercano spazi di manovra non graditi.
Londra e gli oligarchi russi
Ma l’antagonismo di Londra per Mosca, e in particolare per Putin, ha in sé anche qualcosa di meno strategico e più viscerale. Tanti i motivi, tra questi, non ultimo forse, il fatto che Putin ha posto fine a uno dei più lucrosi benefici di cui ha goduto il Regno Unito dalla fine dell’Unione sovietica.
Il Regno Unito, infatti, è stato il faro degli oligarchi russi, attirati come falene dalla luce della City. A Londra sono affluiti centinaia di miliardi di dollari, frutto delle rapine degli oligarchi a scapito della comunità russa.
Al crollo del comunismo, infatti, una piccola élite con fortissimi legami con l’Occidente, e con la City in particolare, grazie all’acquiescenza di Boris Eltsin, ha comprato per pochi dollari tutte le risorse della Russia, con lucro esponenziale, portando tali torbidi guadagni nel Regno Unito.
Storia nota, ne hanno scritto tanti, come ad esempio il New Yorker in un articolo dal titolo: “Come gli oligarchi russi hanno comprato Londra”, che riporta un cenno dell’Economist: Londra è diventata “un contenitore dei soldi sporchi russi”.
Nell’articolo si accenna a un libro di Oliver Bullough sul tema, sintetizzato in questo modo in un altro sito: “C’è così tanto denaro degli oligarchi a Londra che è stata soprannominata ‘Londongrad’. Bullough afferma che nel Regno Unito si è sviluppato un sistema fatto di banchieri, avvocati, contabili ed esperti in pubbliche relazioni che lavorano per aiutare i cleptocrati russi a nascondere la loro ricchezza” (titolo dell’intervista: “Come il Regno Unito è diventato una cassetta di sicurezza per gli oligarchi russi”). Sempre il New Yorker accenna a come Londra sia diventata una “‘lavanderia a gettoni’ per il denaro russo illecito”.
Proseguimento:
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/26036-piccole-note-gli-oligarchi-russi-e-l-odio-di-londra-per-putin.html
Altra integrazione, arriva!
“L’asse segreto tra Goldman Sachs e gli oligarchi”
di Silverio Allocca per Gli Stati Generali
19 Maggio 2022
https://www.glistatigenerali.com/esteri/geopolitica/lasse-segreto-tra-goldman-sachs-e-gli-oligarchi/
La “Big Picture” a livello storico geopolitico.
“L’equilibrio europeo: come la Gran Bretagna ha contenuto Germania, Russia e l’Italia dal 1870 al piano Mattei”
di Francesco Petrone – 07/07/2026
Rapporti UK-Ucraina dal 2022
Sappiamo che sono sempre esistiti rapporti strettissimi tra UK e Ucraina dal 2022.
Che Zelensky si è recato a Londra diverse volte e ha incontrato Starmer, Re Carlo III e i vertici UK.
Sappiamo anche che l’Inghilterra è uno dei maggiori fornitori di armi, addestramento e intelligence all’Ucraina.
Il ministro degli Esteri britannico Lammy è andato a Kiev per incontrare Zelensky e discutere sostegno.
I servizi ucraini hanno reso noto di aver sventato attentati a Zelensky, anche in Polonia, e l’annuncio è arrivato durante una visita a Londra.
È evidente che c’è cooperazione stretta su sicurezza e intelligence. L’MI6 lavora con l’intelligence ucraina.
Dopo il 2022 l’UK è diventato il principale sponsor europeo dell’Ucraina. C’è stata forte coordinazione politico-militare.
Sappiamo che alcuni analisti e media russi hanno interpretato questo come “controllo”.
L’incubo geopolitico dell’UK: Germania e Russia insieme
È certo che agli inglesi NON sarebbe convenuto per niente un avvicinamento diplomatico ed economico fra la Germania e la nuova Russia post comunista come si prospettava.
Era lo scenario che Londra ha sempre temuto maggiormente dal 1800. Per il Regno Unito, Germania e Russia che si parlano ha sempre rappresentato un incubo.
È una regola geopolitica vecchia 200 anni: “Niente potenza unica che domina dal Reno agli Urali”. Sarebbe la fine del ruolo del UK in Europa.
Se Germania e Russia avessero fatto affari e gas a basso prezzo insieme, l’Europa non avrebbe avuto più bisogno degli USA e dell’UK per la sicurezza.
La Germania sarebbe diventata la fabbrica, la Russia l’energia e le materie prime.
L’UK sarebbe diventata un’isola emarginata, con meno peso politico e commerciale. Dopo la Brexit sarebbe stato devastante.
La Germania ha una grande industria, tecnologia e una popolazione di 80 milioni di persone.
La Russia è ricca di energia, risorse, esercito, nucleare. Messe insieme controllano il cuore dell’Eurasia.
L’UK da solo non può contenere un blocco del genere. Dipenderebbe 100% dagli USA.
Sarebbe esistito il serio pericolo che l’industria tedesca ripartendo avrebbe schiacciato quella inglese. Londra avrebbe perso anche il ruolo di hub finanziario perché i capitali sarebbero circolati da Francoforte a Mosca.
I precedenti storici dell’equilibrio europeo
È già successo e l’UK l’ha bloccato 2 volte.
Sia nel 1870 che nel 1914 Germania e Russia si erano avvicinate e l’UK strinse l’Intesa con Francia e Russia e scoppiò la prima Guerra Mondiale.
Nel 1939-1941 Patto Molotov-Ribbentrop e l’UK dichiara guerra alla Germania.
2000-2022 Nord Stream 1 e 2. La Germania dipende dal gas russo e allora vediamo UK spingere per le sanzioni e per il sostegno all’Ucraina nella guerra contro la Russia.
La dottrina inglese è sempre stata: “equilibrio europeo” che tradotto significa l’Europa deve essere divisa, così nessuno diventa abbastanza forte da oscurare l’Inghilterra.
Proseguimento:
https://www.ariannaeditrice.it/articoli/l-equilibrio-europeo-come-la-gran-bretagna-ha-contenuto-germania-russia-e-l-italia-dal-1870-al-piano-mattei
Commento
La perfida Albione!!
Integrazione.
Chi è Francesco Petrone
Francesco Petrone è docente di Filosofia e Storia al liceo G. Peano di Marsico Nuovo. Proviene dal mondo accademico. Dopo la laurea in Filosofia e Storia a Napoli ha studiato Scienze Politiche a Bruxelles, e ha poi ottenuto un dottorato di ricerca in Filosofia Politica e Global Politics all’Universidad de Barcelona, in Spagna, dove è stato anche coordinatore del Seminario di Filosofia della UB. Ha poi insegnato Geopolitics Theories e relazioni USA-UE in due università provate sempre a Barcellona. E’ stato ricercatore invitato al CUNY di New York e al BRICS Policy Center di Rio de Janeiro.
Proseguimento:
https://www.gazzettadellavaldagri.it/intervista-video-le-vene-della-mia-terra-nuova-opera-letteraria-di-francesco-petrone/
Integrazione
A proposito di “La perfida Albione!!” ci hanno fatto persino un libro molto scomodo storicamente :
RECENSIONE A «LA PERFIDA ALBIONE» DI ROBERTO FESTORAZZI (2014)
di Patrizio Rapalino
(Capitano di Vascello in servizio attivo, designato a ricoprire l’incarico di Addetto per la Difesa a Tripoli)
Sapevate che Stalin incoraggiò l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania allo scopo di affrettare il crollo della Gran Bretagna dopo la caduta di Parigi? Ovviamente, in cambio, il dittatore sovietico avrebbe voluto il via libera alla sua espansione verso l’area balcanica, gli stretti turchi e il Mediterraneo, ossia lo “spazio vitale” su cui da sempre l’orso russo o sovietico ha le sue mire di espansione strategica.
Sapevate, che per fare crollare questi accordi tra dittature di opposto colore, già concretizzatesi con la spartizione della Polonia, anche Churchill avrebbe preferito che l’Italia entrasse in guerra a fianco della Germania? Come è possibile? Come potrebbe la Gran Bretagna rimasta da sola a contrastare la Germania vittoriosa sul continente europeo desiderare che un altro Paese, tra l’altro posizionato nel bel mezzo del Mediterraneo, entrasse in guerra contro di lei? Churchill l’avrebbe voluto a patto che si trattasse di una finta guerra, in cui l’Italia, invece di attaccare i possedimenti britannici nel Mediterraneo e in Africa, si fosse diretta verso i Balcani e la Grecia, in modo da rompere i pericolosi accordi tra Stalin e i dittatori fascisti. L’obiettivo strategico raggiunto brillantemente da Churchill fu quello di orientare l’energia distruttiva tedesca verso est, ossia lo stesso obiettivo perseguito da Chamberlain con minore fortuna, ma con la stessa perfidia.
Proseguimento:
http://www.giovanniarmillotta.it/ospiti/rapalino.html
PS Roberto Festorazzi è uno dei più grandi esperti a livello storico controinformativo su morte di Mussolini, sparizione dell’oro di Dongo, ecc…..
Aggiornamento integrativo.
“In realtà, l’unico modo per vincere, meglio per non perdere, è minacciare di scatenare una guerra termonucleare. In questa direzione va la revoca da parte della Finlandia del divieto di possedere armi nucleari e la decisione analoga dei leader della Lituania. L’idea è minacciare la Russia di un apocalisse atomico per procura. Non funzionerebbe come deterrenza, ché Mosca alzerebbe ovviamente il tiro sugli Stati sponsor dei Paesi incaricati di brandire tale minaccia. Tale la follia dilagante nella Ue e a Londra.”
Riferimento, passaggio finale del seguente articolo di Piccole Note del 3 luglio 2026:
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/33294-piccole-note-l-ipotesi-di-una-guerra-termonucleare-per-procura-contro-la-russia.html