Lo dicevano allo sfinimento:”vaccino sicuro ed efficace”.
Che non fosse sicuro lo abbiamo detto e dimostrato innumerevoli volte, anche solo su queste pagine (se volete cercare, cercate ONS UK), ma chi ne sosteneva l’adozione ci ripeteva sempre che…
“Sì però è una valutazione di rischio vs benefici, e non puoi negare che il vaccino ha salvato innumerevoli vite!”
Ecco a voi la risposta:
uno studio peer-review, pubblicato nell’autorevole International Journal of Risk & Safety in Medicine, dice esattamente il contrario, e cioè che:
I morti per Covid sono aumentati a partire dall’introduzione del vaccino.
Non lo dico io quindi non prendetevela con me!
(al massimo, prendetevela con i Vespa e i Telese e le Lucarelli della TV che queste cose si guardano per bene dal dirvele).

- barra blu: dall’inizio della pandemia all’inizio della vaccinazione
- barra rossa: dall’inizio della vaccinazione 7 Giugno 2023
Ecco la sintesi fatta da Gemini:
Ecco un riassunto dettagliato, strutturato per occupare idealmente lo spazio di un foglio A4, basato sull’articolo scientifico fornito (“Paradoxical increase in global COVID-19 deaths with vaccination coverage: World Health Organization estimates (2020-2023)”).

Riassunto dell’Articolo
1. Introduzione e Contesto
Molti dei rapporti iniziali sull’impatto della vaccinazione di massa contro il COVID-19 si sono basati su proiezioni e modelli matematici elaborati durante l’emergenza globale. Diversi ricercatori indipendenti hanno tuttavia evidenziato la natura soggettiva e i potenziali bias di tali modelli, in particolare quando si utilizza la mortalità in eccesso come metrica principale.
Per superare questi limiti, lo studio in esame analizza direttamente i dati ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), suddividendo la crisi pandemica in due ere distinte:
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L’era pre-vaccino (dall’inizio della pandemia fino all’introduzione dei vaccini).
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L’era della vaccinazione (dall’avvio delle campagne vaccinali fino al 7 giugno 2023, circa un mese dopo la dichiarazione ufficiale della fine dell’emergenza globale del 5 maggio 2023).
2. Metodologia
Lo studio ha condotto un’enumerazione completa (un vero e proprio censimento) di tutti i casi, i decessi e i tassi di copertura vaccinale riportati da 236 paesi e territori suddivisi nelle sei regioni dell’OMS: Africa, Americhe, Mediterraneo Orientale, Europa, Sud-Est Asiatico e Pacifico Occidentale.
Sono stati calcolati e confrontati:
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I tassi di mortalità specifica (Case Fatality Rate – CFR per 1000 abitanti) nei due periodi ($CFR_1$ e $CFR_2$).
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Le variazioni percentuali dei decessi cumulativi tra le due ere.
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Analisi di correlazione di Pearson per esaminare il legame tra l’aumento dei decessi, la percentuale di popolazione anziana ($\ge 65$ anni) e i tassi di copertura vaccinale (dosi incomplete, ciclo primario completo e dosi di richiamo/booster).
3. Risultati Principali
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Aumento dei decessi nell’era vaccinale: Contrariamente alle proiezioni iniziali, i decessi cumulativi per COVID-19 sono globalmente aumentati durante l’era della vaccinazione in tutte le regioni dell’OMS, passando da circa 1,91 milioni a oltre 5,02 milioni.
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Disparità regionali: L’incremento percentuale dei decessi tra le due ere ha mostrato ampie variazioni geografiche, spaziando dal 43,3% in Africa fino a ben il 1275,0% nel Pacifico Occidentale.
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Le aree più colpite: Le Americhe e l’Europa hanno continuato a rappresentare oltre il 70% di tutti i decessi globali per COVID-19 sia prima che durante l’era vaccinale, registrando anche i tassi di mortalità per milione di abitanti più elevati (rispettivamente 1.763,69 e 2.359,81).
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Analisi di correlazione:
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In Africa, è stata riscontrata una correlazione positiva moderata tra la percentuale di aumento dei decessi e la quota di popolazione anziana ($\ge 65$ anni, $r = 0,48$), oltre a una forte correlazione positiva con la copertura del ciclo vaccinale primario completo.
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Complessivamente, a livello globale, i test t di Student appaiati hanno evidenziato una riduzione generale della letalità clinica ($CFR$) nel tempo, pur coesistendo con un volume assoluto di decessi più elevato.
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4. Discussione e Implicazioni
Gli autori sottolineano che l’aumento dei decessi osservato durante l’era della vaccinazione — specialmente in regioni ad alta copertura come le Americhe e l’Europa rispetto all’Africa (dove la copertura e le infrastrutture sanitarie erano inferiori) — delinea un fenomeno inatteso e “paradossale”.
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Immunità naturale vs. Vaccinazione: I dati suggeriscono che gran parte della popolazione mondiale avesse già sviluppato un’immunità naturale efficace a seguito di infezioni precedenti (spesso lievi o asintomatiche), la quale potrebbe aver contribuito alla riduzione della gravità clinica della malattia nel tempo in modo indipendente o sinergico rispetto ai vaccini.
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Limiti dei modelli previsionali: Lo studio ribadisce che l’uso di modelli basati sulla mortalità in eccesso può sovrastimare o sottostimare fortemente l’impatto reale, evidenziando l’importanza di basare le valutazioni retrospettive sui dati osservati e notificati anziché unicamente su proiezioni teoriche.
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Efficacia clinica e impatto di popolazione: Sebbene i trial clinici abbiano dimostrato un’elevata efficacia dei vaccini nel prevenire gli esiti gravi nei soggetti a rischio (in particolare gli anziani), l’impatto di una vaccinazione universale di massa estesa a intere popolazioni a basso rischio potrebbe essere stato inferiore alle aspettative iniziali in termini di riduzione dei decessi totali a livello macroscopico.
5. Conclusioni
L’analisi dei dati ufficiali dell’OMS post-emergenza mostra un incremento della mortalità da COVID-19 nel corso dell’era vaccinale, mettendo in discussione l’assunto generalizzato secondo cui gli alti tassi di vaccinazione siano stati l’unico fattore determinante nella riduzione dei decessi su scala globale. Gli autori auspicano che questi dati vengano presi in considerazione per migliorare le risposte di sanità pubblica e la gestione di future crisi pandemiche.

A titolo integrativo.
“Il segnale allarmante della disabilità nel Regno Unito e Stati Uniti, dopo la vaccinazione Covid
Sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti si è assistito a un cambiamento di tendenza dopo l’inizio della campagna di vaccinazione contro il Covid nel 2021.”
traduzione di Voci dalla Strada, 5 ottobre, 2026
Proseguimento:
https://vocidallastrada.substack.com/p/il-segnale-allarmante-della-disabilita
La versione originale in inglese:
“The Disastrous Disability Signal in the UK that Corroborates the US Data!
Both the UK and US saw the trend change after the Covid vaccine rollout began in 2021”
by Ed Dowd: Beyond the Narrative, ex BlackRock equity portfolio manager
Sep 29, 2026
https://eddowdbeyondthenarrative.substack.com/p/the-disastrous-disability-signal
Commento
Fra i tanti comment infuriati, c’è ne uno che giustamente fa notare che l’economia statunitense è ormai da anni basata su truffe legalizzare e che nessuno dei responsabili è stato mai messo al gabbio, stessa identica cosa in Italia, a titolo emblematico: euro = truffa ai danni del popolo italiano, spacciato invece da politicanti e tutto cucuzzari mediatico come cosa buona e giusta, ma che strane coincidenze…….!!
Per quanto riguarda:
“a titolo emblematico: euro = truffa ai danni del popolo italiano, spacciato invece da politicanti e tutto cucuzzari mediatico come cosa buona e giusta”
ecco una sorta di Smoking Gun:
“Morte per Vincolo Esterno” di Gilberto Trombetta, ex candidato sindaco per il Comune di Roma per Riconquistare l’Italia, 6 ottobre 2026
“Rispetto al primo semestre precedente all’adozione dell’euro (1998), la produzione industriale italiana è crollata del 20,2%. Rispetto al primo semestre precedente alla vittoria del Governo Meloni (2022), il crollo è stato 6,4%. Dall’introduzione dell’euro la Spagna ha perso il 10% della produzione industriale, la Francia il 5%, la Grecia il 9%. La Germania ha invece guadagnato il 15%, ma rispetto al picco del 2018 ha già perso il 16%. Un capolavoro, non c’è che dire”
Fonte con riferimento grafico:
https://x.com/Gitro77
Vedasi anche:
”La fondamentale incompatibilità tra democrazia e moneta unica” di Thomas Fazi, 10 agosto 2019
Sono molte le ragioni che hanno spinto Salvini a rompere con l’alleato di governo. Ma una su cui sembrano convenire quasi tutti è la sua riluttanza a incassare una sicura sconfitta in sede di legge di bilancio sulla cosiddetta “flat tax”, per ovvi motivi non realizzabile in deficit – come dice di volerla fare Salvini – all’interno della cornice dei vincoli europei. Questo ci dovrebbe indurre a una riflessione più ampia sul legame intrinseco che esiste tra l’instabilità politica (e il dramma economico-sociale) che registriamo ormai da diversi anni nel nostro paese e l’architettura di Maastricht, a causa dell’evidente impossibilità per qualunque governo si ritrovi alla guida del paese – vale per quello attuale, ma lo stesso dicasi dei precedenti governi PD – di mantenere il consenso sociale, data l’impossibilità di ricorrere a tutti i “normali” strumenti di politica economica – politica di bilancio, politica monetaria e politica del cambio -, a maggior ragione in un paese in profonda crisi economico-sociale come il nostro, che avrebbe un disperato bisogno di politiche espansive. Come scrive Fritz Scharpf, ex direttore del Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung (MPIfG), nei paesi come l’Italia l’unione monetaria non ha comportato solo pesanti costi socioeconomici, ma ha anche avuto «l’effetto di distruggere la legittimità democratica dei governi». In questo senso, sarebbe a dir poco miope gioire – come stanno facendo alcuni – perché l’Europa ha messo un freno ai progetti salviniani di “flat tax”, solo perché la proposta non piace; un governo che un domani volesse mettere in campo una politica economica realmente progressiva – basata, magari, su un massiccio piano di investimenti pubblici, sulla rinazionalizzazione dei settori strategici ecc. – si ritroverebbe, infatti, esattamente nella medesima posizione. Così come vi si ritroverebbe un eventuale governo a maggioranza Lega, che – a questo punto sembra chiaro – non sembra minimamente interessata a rompere veramente con il regime di Maastricht. In definitiva, il vero dramma dell’Italia è quello di essere una colonia la cui classe politica non ha il coraggio di ammettere che sia tale. La crisi organica dell’Italia non avrà soluzione finché non se ne affronterà la causa di fondo: la fondamentale incompatibilità tra democrazia e moneta unica.
Riferimento:
https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-fondamentale-incompatibilita-tra-democrazia-e-moneta-unica
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“L’Euro è incompatibile con la democrazia”, di Thomas Fazi, ImolaOggi, 19 giugno 2024
L’improvviso panico per il deficit francese è un chiaro esempio di come l’euro venga utilizzato per sovvertire la democrazia. Eleggere il governo ”sbagliato” (o anche solo prendere in considerazione l’idea di farlo) – è il motivo per cui la BCE, apparentemente “apolitica” e “indipendente”, non ci penserà due volte prima di ricorrere al ricatto monetario e di architettare una crisi finanziaria/fiscale per portare il governo, o la elettori, di nuovo in fila.
Come scrivo nel mio ultimo articolo ( https://unherd.com/2024/06/the-great-brussels-stitch-up/ ), non appena Macron ha indetto elezioni anticipate in risposta alla schiacciante vittoria di Le Pen la scorsa settimana, lo “spread” tra i costi di indebitamento del governo francese e tedesco è immediatamente salito al livello più alto degli ultimi anni. Ora, questa potrebbe essere vista come una reazione “naturale” dei mercati finanziari alla prospettiva di una maggioranza “populista” che arrivi al potere in Francia – e questo è certamente il modo in cui i media la stanno inquadrando.
Ma ciò ignora il fatto che, in ultima analisi, lo spread è determinato dalla banca centrale – nel caso dell’UE, la BCE – che ha sempre il potere di abbassare i tassi di interesse intervenendo sui mercati dei titoli sovrani. I mercati hanno potere sugli stati solo nella misura in cui la banca centrale si rifiuta di agire.
Purtroppo, la BCE ha una lunga storia di rifiuto selettivo di intervenire a sostegno dei mercati dei titoli sovrani e di organizzazione del panico finanziario e fiscale. Lo ha fatto, ad esempio, con l’italiana Giorgia Meloni, permettendo ai tassi di interesse di salire non appena il suo governo è salito al potere, fino a quando non si è impegnata a sottomettersi all’agenda economica dell’UE. Ora sembrerebbe applicare preventivamente la stessa strategia contro Le Pen in Francia.
Ciò, ovviamente, è contrario a quello che dovrebbe essere il compito principale della BCE: mantenere basso lo spread, o almeno mitigarne l’aumento, e consentire così al processo democratico in Francia di procedere nel modo più fluido possibile. Ma sfortunatamente, la BCE non è una normale banca centrale; è un attore politico purosangue che non ha remore a costringere i governi a rispettare l’agenda politico-economica complessiva dell’UE. Sembra inevitabile, ad esempio, che se Le Pen dovesse vincere le prossime elezioni, la pressione della banca centrale sulla Francia non farebbe altro che aumentare: aspettatevi reazioni isteriche nei confronti del crescente deficit fiscale francese, nonostante il fatto che la Francia abbia avuto un tasso superiore alla media. deficit per anni, anche se questo non è mai stato un problema finché sono stati al potere governi pro-UE.
Per un approfondimento su ciò che sta accadendo in Francia – e in Europa più in generale – dai un’occhiata al mio ultimo pezzo: https://unherd.com/2024/06/the-great-brussels-stitch-up/ .
In definitiva, questo ci ricorda che l’euro è incompatibile con qualsiasi nozione di democrazia o sovranità popolare. Un sistema in cui istituzioni democraticamente irresponsabili, come la Commissione Europea e la BCE, sono in grado di decidere arbitrariamente le politiche dei governi eletti – o addirittura rimuoverli con la forza dall’incarico – non può qualificarsi come democratico.
Come scrisse notoriamente l’economista britannico Wynne Godley, “il potere di emettere la propria moneta, di effettuare tratte sulla propria banca centrale, è l’elemento principale che definisce l’indipendenza nazionale. Se un Paese rinuncia o perde questo potere, acquisisce lo status di ente locale o di colonia”.
In effetti, direi che siamo in presenza di una forma estrema di autoritarismo capitalista che è strutturalmente post-democratico nella sua essenza. Inoltre, questa non è stata una conseguenza involontaria degli “errori” commessi lungo il percorso – in buona fede, come viene spesso affermato dagli architetti dell’euro; al contrario, limitare le democrazie nazionali è sempre stato uno degli obiettivi principali dell’euro.
Per questo motivo, qualsiasi convinzione che l’UE possa essere “democratizzata” e riformata in una direzione progressista è una pia illusione. Un sistema creato con lo scopo specifico di limitare la democrazia non può essere democratizzato. Può solo essere rifiutato.
Riferimento:
https://www.imolaoggi.it/2024/06/19/euro-incompatibile-con-la-democrazia/