Nel mondo della controinformazione

(se ancora si può chiamare così, visto il pesantissimo calo di credibilità dell’informazione mainstream, si veda al proposito il crollo di vendite dei giornali, il calo degli investimenti pubblicitari nei mezzi tradizionali a favore di quelli su internet, ecc.)

la notizia dell’ “atto di forza” degli USA nei confronti di Maduro e, per estensione, al Venezuela, viene letto con diverse ottiche: in particolare l’assenza di scontri a fuoco fa pensare, nella migliore delle ipotesi, ad un accordo preventivo sottobanco fra lo stesso Trump e Maduro, o quantomeno ad una sorta di piano concordato con Russia e Cina che in qualche modo avrebbero “chiuso un occhio“, in cambio di analoghi “favori” o “distrazioni” a casa loro (vedi Ucraina per la Russia, Taiwan per la Cina, ad esempio).

Al di là di alcuni giochi dietro le quinte, che ci possono essere stati, credo sia oppportuno sottolineare la sostanza che questa vicenda ci insegna, o meglio ci ricorda, e ne traccio qui i punti essenziali.

Prima lezione: l’ONU e gli accordi internazionali sono solo una messinscena.

Come ben ricorda Travaglio in questa clip, è inutile fare i moralisti a senso unico: le mani sporche ce le hanno tutti, e la presunta “superiorità morale dell’occidente” è un mito smentito dai fatti.

A questo proposito, penosa la Meloni che, in un eccesso di servilismo, si è affrettata per prima a giustificare l’ingiustificabile, secondo il noto linguaggio orwelliano che trasforma l’aggressione in un atto difensivo:

Seconda lezione: se uno stato ha ricchezze, non è mai al sicuro

Come ben evidenziato in questa clip, il Venezuela ha enormi risorse. Pensate davvero che il narcotraffico sia la vera ragione per cui Maduro doveva essere rapito?

Terza lezione: se vai contro il potere della finanza, fai una brutta fine

Come ben evidenziato da Mazzucco, Maduro aveva chiesto di riavere il suo oro depositato presso la Bank of England, e questo è stato forse il suo errore più grande.

Nei giorni scorsi molti commentatori – giustamente – hanno puntato il dito sulla questione del petrolio venezuelano. Nessuno ovviamente crede alla storiella del narcotraffico, ed è chiaro a tutti che il petrolio del Venezuela facesse gola agli Stati Uniti. Era quello il motivo principale della rimozione di Maduro. In fondo l’ha dichiarato apertamente lo stesso Trump, nella sua conferenza stampa: “Riprenderemo il controllo dell’infrastruttura petrolifera, e rivenderemo noi al mondo il petrolio del Venezuela”.

Sembra però esserci anche un altro motivo, molto meno vistoso, che può aver portato alla rimozione del presidente venezuelano: il fatto che da quasi sei anni stesse cercando testardamente di riportare a casa l’oro del Venezuela, detenuto nel caveau della Banca d’Inghilterra.

Si tratta di circa 31 tonnellate di lingotti d’oro, al valore odierno di oltre 4 miliardi di dollari, che lo stesso Venezuela aveva depositato nella Banca di Inghilterra “perché quello è il caveau più sicuro del mondo”. Talmente sicuro, che sembra essere estremamente difficile farne uscire l’oro, anche se è di tua proprietà.

Ora fate attenzione alle date, perché sono importanti: nel dicembre del 2018 il ministro venezuelano dell’economia, Simón Zerpa, e il presidente della Banca Centrale venezuelana, Calixto Ortega, si recano a Londra per chiedere la restituzione di una parte dei lingotti d’oro là depositati. Il Venezuela ne aveva bisogno perché necessitava di acquistare materie prime dagli unici paesi che ancora gliele fornivano, ovvero Iran, Cina e Russia. Ma curiosamente, nemmeno un mese dopo, a Caracas si autoproclama “presidente legittimo” Juan Guaidò, un burattino uscito dal nulla che però, stranamente, viene subito riconosciuto come presidente legittimo del Venezuela da circa 50 paesi, fra cui proprio la Gran Bretagna.

A quel punto la Banca d’Inghilterra ebbe un’ottima scusa per non restituire l’oro al Venezuela, dicendo che “Maduro non è il presidente legittimo, e quindi non ha diritto a richiedere indietro il suo oro”. Guarda a volte le coincidenze. In seguito a questo rifiuto, Maduro diede inizio ad una causa internazionale, per avere indietro l’oro del Venezuela. Della serie “tanti auguri Nicolàs”.

Persino durante il Covid, nel 2020, quando Maduro tornò a chiedere l’oro perchè aveva bisogno di acquistare equipaggiamenti e medicinali per i suoi malati, gli venne detto di no. E questo nonostante Maduro avesse proposto di far passare il denaro dalle Nazioni Unite, che avrebbero fatto da garante per controllare il modo in cui sarebbe stato speso quel denaro. Nada, niet, nulla: l’oro del caveau non si tocca.

E per essere sicuri che Maduro fallisse nel suo intento, nel 2020 il Ministro degli Esteri USA Mike Pompeo e il Consigliere Nazionale per la Sicurezza, John Bolton, hanno pure emesso una specie di fatwa globale, che avvisava “banchieri, broker, operatori di borsa e di finanza” di non trattare “oro, petrolio o altri beni venezuelani rubati al popolo venezuelano dalla mafia di Maduro”.

(Curioso come i peggiori messaggi mafiosi arrivino sempre da quelli che danno del mafioso agli altri).

Alla fine del 2025 la causa intentata da Maduro era ancora attiva nei tribunali inglesi, e con il de-riconoscimento di Guaidò (avvenuto già nel 2023) rischiava di andare definitivamente a favore del presidente venezuelano. Sarà questo uno dei motivi – oltre al petrolio, naturalmente – che hanno portato alla impellente necessità di togliere di mezzo Nicolàs Maduro? Perchè è vero che 30 tonnellate di oro sono una bazzecola, ma la Banca d’Inghilterra detiene circa 5.000 tonnellate di oro (circa 400.000 lingotti), di proprietà di una trentina di nazioni diverse: potrebbe essere questo un messaggio lanciato a tutte le altre nazioni che detengono l’oro nel Regno Unito, di non provarci nemmeno a richiederlo indietro?

Massimo Mazzucco

 

Quarta lezione: il potere di creare denaro dal nulla non si può toccare

In queste pagine ho parlato più volte del signoraggio, e di come questo sia legato ai poteri che governano il mondo e causano le guerre. Ho tradotto lo scritto “All wars are bankers’ wars” (tutte le guerre sono guerre di banchieri) che vi invito a leggere, se non lo avete già fatto. Li trovate qui: (1), (2) e (3).

Lo stesso Meluzzi lo aveva spiegato bene:

Conclusione: la lezione più importante

Quando ero più giovane ed ingenuo pensavo che, una volta scoperto e spiegato il meccanismo del signoraggio, la strada migliore da intrapprendere sarebbe stata quella di riformare la società a livello politico, cambiando le regole in un’ottica veramente democratica, nel senso etimologico, reale del termine, a partire dalla proprietà della moneta.

Ora, conscio dell’affermazione di Gesù che “tutti i poteri di questo mondo appartengono a Satana“, credo che la strada migliore sia una rivoluzione che parte dal basso, a livello individuale, che utilizzi la più potente delle armi in grado di disinnescare il potere di chi crea il denaro:

  • l’azione grautita, libera, che non chiede nulla in cambio,
  • il dono gratuito del nostro tempo,
  • della nostra intelligenza,
  • della nostra creatività,

slegata da qualunque interesse economico o di altro tipo, fatta semplicemente perchè è giusta, bella, feconda.

Come dicevo qui: https://www.ingannati.it/2011/12/10/interessi-e-credito/

Niente da tassare, nessuna accisa, nessun prestito, nessun interesse.

E il potere dei padroni del denaro svanisce.

Si può cominciare col poco, 5 minuti al giorno, un’ora alla settimana: è l’inizio della vera rivoluzione.

4 commenti a “Il caso USA-Venezuela: la lezione che dimentichiamo sempre di imparare”
  1. Integrazione. Prima parte.

    Raid Usa in Venezuela, il vero motivo dell’invasione risale ad un accordo stipulato da Henry Kissinger con l’Arabia Saudita nel 1974
    Nel 1974, Henry Kissinger stipulò un accordo con l’Arabia Saudita: Tutto il petrolio venduto a livello globale deve essere quotato in dollari statunitensi, mentre il Venezuela vendeva attivamente quel petrolio in yuan cinesi, non in dollari

    di Ricardo RTP per Il Giornale d’Italia

    05 Gennaio 2026

    Raid Usa in Venezuela, il vero motivo dell’invasione risale ad un accordo stipulato da Henry Kissinger con l’Arabia Saudita nel 1974

    Ora spiegherò perché in realtà si tratta della SOPRAVVIVENZA del dollaro americano stesso. Non la droga. Non il terrorismo. Non la “democrazia”. Si tratta del sistema del petrodollaro che ha mantenuto l’America come potenza economica dominante per 50 anni. E il Venezuela ha appena minacciato di porvi fine.

    Ecco cosa è successo veramente.

    Il Venezuela ha 303 miliardi di barili di riserve petrolifere accertate. Il più grande della Terra. Più dell’Arabia Saudita. Il 20% dell’intero petrolio mondiale.

    Ma ecco la parte che conta.

    Il Venezuela vendeva attivamente quel petrolio in yuan cinesi, non in dollari. Nel 2018, il Venezuela ha annunciato che si sarebbe “liberato dal dollaro”. Hanno iniziato ad accettare yuan, euro, rubli, qualsiasi cosa TRANNE i dollari per il petrolio. Presentavano una petizione per entrare a far parte dei BRICS. Stavano creando canali di pagamento diretti con la Cina che aggiravano completamente SWIFT. E per decenni avevano a disposizione petrolio a sufficienza per finanziare la de-dollarizzazione.

    Proseguimento:

    https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/761036/raid-usa-in-venezuela-il-vero-motivo-dell-invasione-risale-ad-un-accordo-stipulato-da-henry-kissinger-con-l-arabia-saudita-nel-1974.html

    Commento

    “Chi controlla il cibo controlla le persone; chi controlla l’energia può controllare interi continenti; chi controlla il denaro può controllare il mondo”, Henry Kissinger

    Diciamo anche che la Cina come pesante ripicca potrebbe ad esempio cominciare a vendere subito in modo massiccio titoli del debito pubblico statunitense in modo tale da fargli capire che questa loro mania di onnipotenza non è più praticabile in alcun modo, insomma, se la Cina non da subito una risposta strategica adeguata, i gangster planetari crederanno di averla vinta e faranno ancora più danni!

    My 2 cents.

  2. Integrazione. Seconda parte.

    “VI PRESENTO PAUL SINGER, IL MILIARDARIO FINANZIATORE DI TRUMP PRONTO A FAR SOLDI CON IL PETROLIO VENEZUELANO”, Giubbe Rosse News, 7 gennaio 2025

    “Il losco acquisto di Citgo, l’azienda petrolifera di proprietà del Venezuela, da parte di Paul Singer è strettamente collegato a questo colpo di stato”
    Uno dei maggiori donatori miliardari del presidente Donald Trump, che ha trascorso gli ultimi mesi a sostenere un tentativo di cambio di regime in Venezuela, sta per incassare dopo il rapimento del presidente della nazione, Nicolas Maduro, da parte del presidente questo fine settimana.

    Pur rifiutandosi di informare i membri del Congresso, Trump ha dichiarato di aver avvisato i dirigenti delle compagnie petrolifere prima dell’illegale attacco. In una conferenza stampa tenuta successivamente, ha affermato che gli Stati Uniti avrebbero mandato “le nostre grandissime compagnie petrolifere statunitensi” in Venezuela, che secondo lui “gestiranno” il settore a tempo indeterminato, e che “inizieranno a a fare soldi” per gli Stati Uniti.

    Come riportato lunedì da Judd Legum per Popular Information, tra i maggiori beneficiari ci sarà l’investitore miliardario Paul Singer:

    Nel 2024, Singer, 81 anni e con un patrimonio netto di 6,7 miliardi di dollari, ha donato 5 milioni di dollari a Make America Great Again Inc., il Super PAC di Trump. Singer ha donato altre decine di milioni nel ciclo del 2024 per sostenere gli alleati di Trump, inclusi 37 milioni di dollari per sostenere l’elezione dei repubblicani al Congresso. Ha anche donato una cifra non rivelata per finanziare la seconda transizione di Trump.

    Singer è anche un importante donatore pro-Israele: la sua fondazione ha donato più di 3,3 milioni di dollari a gruppi come la Birthright Israel Foundation, l’Israel America Academic Exchange, Boundless Israel e altri nel 2021, secondo le dichiarazioni dei redditi.

    Nel novembre 2025, meno di due mesi prima dell’operazione di Trump per conquistare il Venezuela, la società di investimenti di Singer, Elliott Investment Management, ha firmato un accordo del tutto fortuito.

    Ha acquistato Citgo, la sussidiaria statunitense della compagnia petrolifera statale venezuelana per 5,9 miliardi di dollari: una vendita imposta da un tribunale del Delaware dopo che il Venezuela non ha pagato le sue obbligazioni.

    Il curatore speciale nominato dal tribunale che ha imposto la vendita, Robert Pincus, è membro del consiglio di amministrazione dell’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC).

    In un comunicato stampa, Elliott Management ha accolto con favore l’ordinanza del tribunale che ha imposto la vendita, affermando che era “sostenuta da un gruppo di investitori strategici nel settore energetico statunitense”.

    Singer ha acquisito le tre enormi raffinerie costiere, i 43 terminal petroliferi e le oltre 4.000 stazioni di servizio di Citgo con uno “sconto considerevole” a causa della situazione di difficoltà dell’azienda. I consulenti del tribunale che hanno supervisionato la vendita ne avevano stimato il valore tra gli 11 e i 13 miliardi di dollari, mentre il governo venezuelano lo ha stimato a 18 miliardi di dollari.

    Come ha spiegato Legum, l’embargo imposto dall’amministrazione Trump sulle importazioni di petrolio venezuelano negli Stati Uniti è stato il principale responsabile del crollo del valore dell’azienda:

    Le raffinerie di Citgo sono progettate appositamente per processare il greggio venezuelano “acido” di alta densità. Di conseguenza, Citgo è stata costretta ad approvvigionarsi di petrolio da fonti più costose in Canada e Colombia. (Il petrolio prodotto negli Stati Uniti è generalmente di bassa qualità.) Ciò ha reso le attività di Citgo molto meno redditizie.

    È il modus operandi preferito da Singer, il cui hedge fund viene spesso descritto come un gruppo di capitali “avvoltoio”. Come ha spiegato Francesca Fiorentini, commentatrice di Zeteo, Singer “è famoso per operazioni come l’acquisto del debito di Paesi in difficoltà come l’Argentina per pochi centesimi di dollaro per poi costringere quel Paese a rimborsarlo con gli interessi più le spese legali”.

    Proseguimento:

    https://giubberossenews.it/2026/01/07/vi-presento-paul-singer-il-miliardario-finanziatore-di-trump-pronto-a-far-soldi-con-il-petrolio-venezuelano/

    PS continua nel prossimo post

    1. https://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Singer_(businessman)

      Commento finale

      Fra le altre cose, ha un figlio gay e subito è diventato anche finanziatore delle cause LGBT, ovvamente essendo di origine ebraica anche finanziatore del lobbismo sionista e finanziatore della prima ora di Trump, insomma, un oligarca ebreo americano con gli stereoidi che TV e giornaloni lo dovrebbero sbattere in prima pagina come puparo psicopatico ma invece nada de nada, chissà come mai……!!

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