Non so se si possano stilare graduatorie dei vari impegni, delle varie battaglie; in fondo, se lottiamo tutti per il trionfo della Verità, è un bene che questa trionfi nei vari aspetti della nostra vita. Per questo credo che non si possa guardare con sufficienza chi non si occupa di signoraggio bancario, o chi non si occupa di scie chimiche, o chi non si occupa di vaccinazioni pericolose: è giusto che ognuno dia quello che può e che meglio si sposa che le proprie inclinazioni, col proprio sentire, col proprio vissuto e con la propria preparazione. E non si deve criticare questo o quell’altro perchè non mette al primo posto posto la battaglia che noi stiamo compiendo, convinti che quella sia l’unica, la suprema, e tutte le altre siano solo dei diversivi.

Forse però esiste una eccezione a questa affermazione. Forse però quando è in gioco la vita di un essere umano, che sta per essere ucciso, adesso, l’urgenza è tale che questa cosa dovrebbe venire prima di tutte le altre. Copio e incollo da http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2134

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L’INCREDIBILE CONVERSIONE DELLA DIRETTRICE DI UNA CLINICA DEL PIU’ GRANDE ENTE ABORTISTA AMERICANO RACCONTATA IN UN LIBRO
‘‘Se pensi che avere un aborto sia una scelta che elimina un problema… ripensaci, perché l’aborto non è la fine di un problema… è solo l’inizio di tanti problemi in più”
di Virginia Lalli

E’ uscito in Italia il libro (in inglese) “Unplanned” (non pianificati) di Abby Jhonson, ex direttrice a Bryan in Texas di una delle cliniche americane per aborti della catena “Planned Parenthood”.Il libro racconta la sua vicenda professionale e la sua trasformazione umana e spirituale all’insegna della verità e della compassione.

Abby incontra all’università del Texas una reclutatrice presso uno stand del volontariato per Planned Parenthood. Ricorda Abby: “Dicevano che erano lì per ridurre gli aborti, per renderli ‘sicuri’ e ‘rari’ con la pianificazione familiare. Parlavano in modo compassionevole, dicendo che non vogliono che le donne tornino indietro nel tempo con gli aborti illegali e pericolosi, facendo altresì riferimento ai diritti riproduttivi” .

La Jhonson desiderando aiutare le donne in difficoltà inizia come psicologa volontaria a lavorare per Planned Parenthood, fa rapidamente carriera e nel giro di otto anni diventa direttore della clinica del Texas.
Abby alla quale veniva imposto di raggiungere delle quote di aborti e di accettare senza discutere l’ideologia abortista del “diritto all’aborto” rimane turbata, constatando che l’aborto era più un prodotto che vendevano che una necessità da combattere affinché diminuissero gli aborti.

Ma tutto cambia il 26 settembre 2009 quando per carenza di personale le viene chiesto di assistere ad un controllo ecografico di un aborto. Vede con orrore un bambino di 13 settimane di gestazione completamente sviluppato con braccia, gambe, dita, piedi e un piccolo battito cardiaco combattere e infine perdere la sua vita per mano di un abortista.

“In un primo momento, il bambino non si muoveva, come se fosse addormentato. Ma poi, quando la sonda abortista è stata vicino ad esso, è saltato e ha cominciato a combattere, e ho visto che si allontanava dalla sonda. Nel giro di pochi secondi, la lotta era finita e il bambino aveva perso”.

“Pensavo che un bambino di poche settimane fosse incapace di sentire qualcosa” racconta Abby ma vide anche come si contorceva mentre il tubo lo aspirava “poi è scomparso sotto i miei occhi nella cannula – racconta Abby- aggiungendo che l’ultima cosa che vide fu “come la spina dorsale perfettamente formata venisse aspirata dalla cannula”.

“Non riuscivo a smettere di pensare a quante donne aveva rassicurato quando avevano chiesto prima di abortire, ‘Il mio bambino sentirà questo?’“.”Dicevo loro, una dopo l’altra, ‘No’, perché mi era stato detto da Planned Parenthood che il bambino non sentirebbe dolore fino a 28 settimane di gestazione’. Non potevo pensare che io avevo creduto a questa menzogna per otto anni. “La realtà è che un bambino prenatale può sentire dolore già ad otto settimane di gestazione”. In quel momento Abby ha avuto la piena consapevolezza di ciò che l’aborto è ed a che cosa stava dedicando la sua vita ed ha avuto una trasformazione profonda.

Abby ha continuato a lavorare a Planned Parenthood per poco tempo dopo l’aborto per trovare “il coraggio di mettere da parte l’orgoglio e ammettere a se stessa, agli amici e alla sua famiglia che aveva sbagliato e che loro avevano ragione”. “Ma il 5 ottobre 2009 meno di un mese dopo racconta” io non sapevo cosa fare, sapevo solo che non potevo continuare a lavorare a Planned Parenthood”.

Abby si è rivolta al vicino ufficio della Colazione per la Vita, un locale gruppo a favore della vita che pregava fuori dal suo ufficio di Planned Parenthood. La Coalizione per la Vita ha lanciato nel 2004 “40 giorni per la vita”, una campagna di un gruppo locale di Byran, Texas. La campagna attiva due volte l’anno consiste in 40 giorni di preghiera e digiuno con veglie in turni davanti alle cliniche per aborti. I 40 giorni derivano dalla Bibbia: i 40 giorni sul Sinai di Mosè e i 40 giorni nel deserto di Gesù.

Abby ha promesso che avrebbe cominciato a sostenere la vita nel grembo materno ed esporre l’aborto per quello che è realmente. “Sapevo che i membri della Coalizione avevano pregato per me per molti anni” Abby ha spiegato,”ed ero anche in buoni rapporti con alcuni di loro. Quello che non sapevo è che intorno a me si stava svolgendo una guerra spirituale. Quando ripenso alla mia vita a Planned Parenthood, di come ho agito e come ho parlato, mi fa quasi male fisicamente”, ha riflettuto. “Le cose che abbiamo detto, scherzando con i colleghi di lavoro, il tutto mentre stavamo uccidendo persone nello stesso edificio, vi è stato un male lì, quasi come se, quando si attraversano i cancelli del centro di aborto, qualcosa prende il controllo della tua mente”.

Abby rassegna le sue dimissioni da Planned Parenthood il 9 ottobre 2009. Planned Parenthood ha preso immediati provvedimenti legali nei confronti della Jhonson per violazione del contratto e violazione del segreto per ridurla al silenzio. Ma il giudice ha respinto la domanda di Planned Parenthood e la stampa americana ha quindi riportato la storia del suo cambiamento e la sua sorprendente testimonianza le consente di salvare vite umane dei non nati in tutto il Paese. Molti le hanno scritto, dopo aver letto il suo libro, stanno riconsiderando le loro scelte o vorrebbero lasciare l’industria degli aborti.
In un’ intervista Abby Jhonson ha dichiarato che ha lasciato il suo lavoro e si è unita alla Coalizione per la vita per aiutare le donne a capire la verità su aborto e non per diventare un personaggio pubblico.

Abby e il marito dopo la conversione sono entrati a far parte della Chiesa Cattolica. Nel suo sito Abby invita a pregare per i medici abortisti che ha avuto modo di conoscere e che praticano aborti anche fino a 22 o anche 36 settimane. Ha pubblicato una lettera per coloro che lavorano nelle cliniche che praticano aborti e racconta di pratiche fatte passare per contraccettive ma in realtà abortive.

Nel dicembre del 2011, è stato annunciato che la Johnson è stata assunta da Americani Uniti per la Vita come Senior Policy Advisor. Il padre di Abby ha affermato che se non fosse stato per l’aborto avrebbe avuto altri due nipoti riferendosi ai due aborti di Abby. Lei e il marito hanno una figlia. Abby si augura che coloro che conoscono la sua storia si rendano conto delle implicazioni di un aborto: “Se pensi che avere un aborto è una scelta personale, una scelta privata che elimina un problema: ripensaci. L’aborto farà male a te e a molti altri. L’aborto non è la fine di un problema: è solo l’inizio di tanti, molti problemi in più”.

Fonte: Nuove Frontiere Onlus, 01/02/2012
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Aggiunta del 19 Marzo 2012 (festa del papà o di San Giuseppe):
Inserisco un video di una ecografia di un aborto a 12 settimane e la foto di Emma Bonino che, negli anni precedenti l’approvazione della 194, si faceva fotografare praticando in persona un aborto con una pompa di bicicletta. La successiva carriera politica di quella donna la dice lunga su chi ha in mano il potere in Italia (e non solo).
 
Modifica del 28 Aprile 2012: Aggiungo l’intervista all’amica virtuale Elisabetta Bortoletto:
224 commenti a “No194: l’aborto è omicidio”
  1. Grazie, Alberto.
    E grazie per quella foto splendida e commovente in capo all’articolo.

    Che Dio ti benedica

  2. il titolo dell’articolo mi lascia pensare ad una impostazione ideologia…io penso che la “vita” vada difesa sempre e qui trovo tutte le contraddizioni degli antiabortisti e più in generale del movimento pro-life, pronto a sostenere, giustamente, i diritti dell’embrione…ma poi schierato a sostegno di governi guerrafondai, come dire: difendo la vita intrauterina…poi chi muore per fame o sotto bombardamenti intelligenti…non mi riguarda. Pongo quindi una domanda vera: è credibile ha questa impostazione?
    E’ stato credibile il governo Berlusconi a difendere la vita di Eluana Englaro, mentre partecipavamo e partecipiamo a folli avventure belliche costate montagne di morti innocenti?….no, denoto una visione molto parziale…e quella esposta è una vicenda di sensibilizzazione personale che mi auguro prosegua…prendendo sempre più coscienza!

    1. Caro Mauro, mi sembra che ci sei cascato anche tu: anzichè restare nel merito dell’argomento (che era e rimane: l’aborto è un omicidio) vai a cercare gli schieramenti e le varie argomentazioni a favore o contro l’uno o l’altro schieramento. Esattamente come ci vogliono, in ossequio al vecchio detto “nemico diviso, mezzo sconfitto”: divisi, contrapposti, sia che si tratti di saltarci addosso per sostenere l’una o l’altra saquadra, sia che si tratti di scontro politico fra destra e sinistra (che imbroglio perfetto!), sia -addirittura!- fra risvegliati, che discutono fra di loro su quale sia il problema più grave: le scie chimiche o il signoraggio? I vaccini o HHARP?

      E vedere come ci si casca sempre, tutti quanti, mi fa capire quanto fondamentale sia, per i loro scopi, che siamo divisi. E quanta strada ci sia ancora da fare.

      Siamo guardiani gli uni degli altri.

      Ci vogliono in guerra fra di noi.

      Destra e sinistra sono un inganno.

      Checchè ci vogliano far credere, siamo UNO!

      Anche su temi minori,l’importante è allenarsi alla contrapposizione.

      Dagli al copmplottista, se non è dei nostri.

      1. Caro Alberto, grazie per la risposta…in effetti io personalmente non mi muovo per schieramenti, ma cerco di ragionare il più obiettivamente possibile. La tesi da me sostenuta è semplice e lineare: la vita è il valore primario da difendere sempre e comunque…potrei dire senza se e senza ma. Punto! Vedere le contraddizioni in chi si fa paladino di una parzialità, mi sembra un esercizio di critica vitale, essenziale per la crescita della democrazia:
        Certo l’aborto è un omicidio, ma se chi me lo dice, nel frattempo tira “bombe”…mi permetto, per lo meno, di dubitare della sua onestà intellettuale….sai, nella mia lunga presenza all’interno della chiesa cattolica e nello studio e nell’incarnazione della Parola…abbiamo appreso e sperimentato l’esistenza di “falsi profeti”…
        Penso che tu, al pari di me, sei impegnato nel discernimento dei “segni dei tempi”, compito al quale ci ha chiamati il Signore stesso.
        un abbraccio…mauro

      2. Mauro: concordo al 100%, e probabilmente pensiamo alla stessa persona (o alle stesse), che addirittura sono arrivate a tentare di giustificare la guerra (e relativi stermini di bambini, per non parlare dei danni da qui alle generazioni a venire derivanti dall’uranio impoverito… meglio cambiar discorso! 🙁 ).

        Complimenti a te, comunque, per la risposta pacata, rileggendo la mia, di risposta, ci sarebbe stato il margine per prendersela, chiedo perdono!!!!

  3. Ps: sono d’accordo sul “siamo UNO”…infatti c’è una sola umanità, perchè c’è un solo Padre…e ogni divisione è farina del “nemico”.
    con stima

    1. Affermare, in senso assoluto, che “ogni divisione è farina del nemico” è, semplicemente, sbagliato.
      Sbagliato dal punto di vista logico e razionale, tanto quanto lo è affermare che ogni verità è relativa.
      Sbagliato dal punto di vista della Fede e dell’aderenza al Vangelo: perché proprio Colui sul Quale il Vangelo si fonda ci dice esplicitamente che è venuto a portare una spada ed a dividere nell’ambito della stessa famiglia.

      Ha questo, il Vangelo (come, del resto, l’Antico Testamento), di irrimediabilmente scomodo: il fatto che sia inassimilabile (così come è Dio) dai nostri paletti e dai nostri criteri, per quanto “giusti e buoni” ci sembrino.

  4. Si, concordo che questo è il primo passo per ritrovare la consapevolezza perduta,
    solo uccidendo si atrofizza la mente interiore..
    parlo della Mente che non mente,
    l’Uomo nella sua divinità, non può accettare l’assassinio,
    in nessuna sua forma.
    Ottimo articolo.
    Grazie 😉

  5. Ciao a tutti,
    a proposito di coloro che sembrano difendere la vita dei bambini nella pancia delle loro mamme e poi scatenano l’inferno su quelli che dalla pancia delle loro mamme sono già usciti: per di più ammantando (da veri lupi della favola esopiana) la loro iniquità con la parvenza della giustizia e del diritto (ma che sia solo parvenza, da Hiroshima a Gaza è ogni ora più evidente).
    Mi limito a far notare che gente come Bush junior o come il “cattolico” Rick Santorum, concorrente alla casabianca (che sempre più somiglia ad un immenso sepolcro imbiancato), non hanno mai intrapreso la rimozione dello pseudo “diritto all’aborto” dal corpus delle leggi (e, in America, la fecero ancora più sporca che in Italia cinque anni dopo: perché la “legge” che legalizzava quest’abominio non fu neanche votata dal parlamento; ma “imposta” dall’alto dalla “corte suprema” nell’infame sentenza Roe-Wade) ma si sono sempre e soltanto fatti paladini a parole del diritto alla vita, implementando palliativi che servivano a rendere il clima ancora più incandescente.
    O a mettere degli argini (e su questo bisogna dargli merito) laddove l’orrore diventava manifesto, come quell’abominio all’ennesima potenza del cosiddetto “aborto per nascita parziale”: dove il veto bushiano alla legge che lo rendeva possibile è stato rimosso dall’anticristico Obama, appena insediatosi alla casabianca.
    Attraversando virtualmente l’oceano e venendo a cana nostra, troviamo che a prendere posizione apparentemente netta contro l’aborto sono i cristianisti manifesti alla Giuliano Ferrara ed i cripto-cristianisti alla Carlo Casini.
    Entrambi difensori a spada tratta delle “guerre preventive” fatte a favore della democrazia e della libertà.
    Ma, guarda caso, entrambi radicalmente contro qualsiasi eliminazione dell’aborto volontario dalle opzioni legalmente praticabili.

    Come cristiano e come cattolico, non ho alcun dubbio sul fatto che satana prenda la stragrande parte del suo nero carburante energetico e della sua perversa potenza proprio dal sacrificio continuo che gli viene fatto (lo si sappia o no) attraverso i 50 milioni di aborti volontari effettuati ogni anno in ospedali e cliniche in tutto il mondo.
    Come essere razionale e pensante, non ho alcun dubbio sul fatto che se si lascia entrare nelle leggi umane la possibilità di privare del diritto alla vita colui o colei che la loro vita non l’hanno ancora manifestata pienamente al mondo esterno (ma che è perfettamente rilevabile grazie agli attuali progressi scientifici; ed è altresì perfettamente rilevabile da ogni madre che non rinunci ad ascoltarsi o che non abbia lasciato atrofizzare quella che Max chiama “la mente interiore”), si pone la premessa logica, necessaria e purtroppo anche sufficiente perché si metta in discussione la vita in qualsiasi altro stadio si trovi.

    Signori, iniziamo una buona volta a volgerci alle cause: e finalmente potremo rimediare agli effetti.

  6. Cari amici, la speranza di cambiare le cose c’è e si chiama Fede.
    Viviamo in un’epoca intrisa di ipocrisia e di bugie ammantate di verità propinateci dalla progenia del “grande architetto” che sta sferrando i suoi rabbiosi attacchi verso questa società avviata alla degenerazione.
    Ma i valorosi che si battono per fare giustizia, per rendere consapevolezza al mondo attraverso la guida dello Spirito Santo ci sono e tutti insieme possiamo essere uno strumento di speranza e di salvezza per i bimbi mai nati e senza alcuna tutela e per le mamme e i complici di questo atto orribile avviati verso il baratro.
    L’aborto è il più grande genocidio di cui si tace, non solo per l’ovvia cospirazione della stragrande maggioranza dei governi compiacenti, delle pseudo associazioni per i diritti umanitari (mi sono sempre chiesto di che), dei poteri massonici ma anche perchè l’uomo del 2000 nasconde come lo struzzo la testa nella sabbia per non vedere a quale livello di bassezza è arrivato.
    Se l’ essere umano sopprime il frutto del suo stesso seme come fosse una libertà di scelta e una crescita culturale (AHHHH maledetto 68 derivante dal nefasto Concilio Vaticano II)di che cosa dovremmo ancora discutere?Non è forse vero che gli Stati che mantengono legislazioni rigide per contrastare il fenomeno dell’aborto sono sottoposte ad ogni genere di pressioni e ricatti con la miserabile scusa della salute, del controllo delle nascite ed ogni altra nefandevole menzogna?D’altronde fu proprio Gesù a dire che “il grande architetto” fu menzognero sin dal principio e concordo con Fabio che le vittime dell’aborto sono il suo più grande carburante.
    Ma possiamo ancora farcela provando a combattere per l’abrogazione di questa legge di melma e risvegliando, nel contempo, un po’ di coscienze.

    1. Che bello! Più passano gli anni, da quando abbiamo eliminato la TV e i giornali, e più mi rendo conto che quello che ci viene rappresentato lì non soltanto non corrisponde al mondo reale, ma è anzi il tentativo di capovolgere la realtà, facendo apparire minoritarie quelle che invece sono le posizioni della maggioranza, e viceversa. Insomma, siamo in tanti, e non dobbiamo temere di alzare la testa.

      Scusate lo sfogo, ma quando ce vo’ ce vo’!!!! 🙂

      1. E’ così, Alberto, ed era così anche ai tempi delle “insorgenze” (Vandea, Tirolo, Romagna, Marche, Calabria, tanto per fare dei nomi): laddove una maggioranza disorganizzata si opponeva ad una minoranza organizzatissima.
        Solo che, all’epoca, il potere falsificatorio dei mass media era indicibilmente minore.

    2. Angel, sottoscrivo appieno il tuo bellissimo intervento.
      Meno che in quel “nefasto” applicato tout-court al CVII. Nefasto è il cosiddetto “spirito del Concilio” e non il Concilio in sé.
      Ed è bene affermare a chiare lettere che la Massoneria ecclesiastica (quella che la Madonna rivelò a don Stefano Gobbi -uno dei Suoi tanti “piccoli” e dei Suoi tanti confidenti di questa nostra epoca- potersi identificare nella Bestia della Terra descritta nella Rivelazione giovannea) nella Chiesa non c’è entrata dopo ed a causa del CVII: ma che vi si era insediata già in precedenza.
      Anzi: che la Chiesa, intesa come l’evangelico “campo”, è sin dal suo nascere sede di grano e di zizzania, che il Suo Fondatore sapeva così bene che sarebbero cresciute a stretto contatto da specificare che nessuno si sarebbe dovuto azzardare a tentare un’eradicazione sistematica della zizzania. Perché questo compito sarebbe stato riservato a Lui, alla Fine dei Tempi.
      E che la Fine dei Tempi sia cosa diversa dalla Fine del Mondo è ancora non evidente a tanti cattolici: proprio stamattina sentivo su Radio Maria padre Livio che si ostina ad identificarle.
      Probabilmente, il CVII aveva nel Progetto di Dio proprio questo ruolo: quello di portare chiarezza su questo punto.
      Oltre che quello di omaggiare la Volontà di Maria e di svelarNe ulteriormente il Mistero: attraverso la consacrazione della Russia e la proclamazione del V dogma mariano, di Maria Corredentrice.
      Ma, si sa, Dio non forza mai la libertà dei Suoi figli: e siamo arrivati al punto in cui siamo.

      Tu credi nella Parusia Intermedia, Angel?

      In ogni caso, benvenuto nella battaglia per l’abolizione della 194. Hai già aderito al sito?

  7. Divorzio e aborto hanno imbarbarito la societa’ sotto la bandiera del femminismo. Ma tutto questo non succede a caso.

    1. “Femminismo”: come la scimmia di Dio si è sforzato di degradare ciò che era nel Progetto di Dio. Ossia l’esplicitazione del ruolo fondamentale della donna.
      Colei che del Peccato Originale è stata completamente innocente.
      Colei che rappresenta una parte dell’essere a Immagine e Somiglianza di Dio: e, in particolare, la parte Generatrice di Vita.
      La verità sulla donna e sulla Donna (che fu celata e velata, per mano d’uomo, proprio nel primo Libro della Sacra Scrittura) doveva ora, in questi nostri tempi (en passant: avete fatto caso in che schiacciante maggioranza siano donne, i moderni confidenti e strumenti e voci di Dio?), essere svelata: ad iniziare da quella riguardante Maria Santissima.
      E’ lapalissiamo che l’odiatore fin dal principio (ed odiatore al massimo grado della Donna: più ancora che dell’Uomo) doveva fornire la sua versione degradata di tale verità: per tentare di sminuirla ed infangarla.
      E l’enfasi e la priorità assoluta (seconda soltanto all’odio nei confronti dell’Eucarestia) posta dall’odiatore sull’aborto volontario (e sulla sua introduzione in quante più nazioni del mondo) si spiega appunto anche e soprattutto con il suo odio primario ed acerrimo nei confronti della donna: quale vittoria più grande, per il cornuto, che indurre le donne (che nella tragedia dell’aborto sono, nella stragrande maggioranza dei casi, seconde vittime) ad assassinare il bambino o la bambina che vive già dentro di loro?
      Quale vittoria più grande sull’ESSENZA stessa dell’essere donna?

      Ma Maria Santissima ce l’ha già sotto il calcagno, il serpente odiatore ed omicida.
      E sta agendo potentemente perché coloro che sono Suoi si mettano in movimento.
      E coloro che Suoi non sono, si pentano almeno all’ultimo secondo della loro vita.

      1. A proposito, lo sapevate che il movimento femminista era stato segretamente finanziato dai soliti noti (Rockefeller, CIA e NWO), come confermato da Aaron Russo, autore di “America: from freedom to fascism”, in una lunga intervista ad Alex Jones? L’avevo anche scritto in una nota, adesso vado a vedere se la ritrovo!

  8. Per Fabio: si ho aderito e sono pure un attivista di questa buona battaglia e condivido pienamente la tua affermazione che le seconde vittime dell’aborto sono le donne.
    Sulla Parusia Intermedia posso dirti che sulla base di quanto ho letto nella Rivelazione sembrerebbe contemplare un secondo ritorno di Gesù Cristo che precederebbe quello definitivo in cui giudicherà vivi e morti, quindi dandone un’interpretazione letterale ti rispondo di sì, ad ogni modo l’importante è che Lui ritorni presto.
    Penso che lo “spirito” (prima intendevo comunque i risultati e non l’evento in senso stretto) del CVII abbia indebolito la Chiesa innanzitutto intervenendo a gamba tesa sulla liturgia, svuotata dal significato mistico originario e creando una crepa nel sistema dal quale è scaturita la dispersione di tante pecorelle a causa dell’anarchia dei nostri pastori (che dovrebbero guidarci alla salvezza), i quali si sono, sempre più frequentemente, sentiti legittimati a formare ognuno una propria scuola di pensiero. E quindi c’è chi modifica pure la liturgia del CVII a sua immagine, chi fa dare l’ostia benedetta a donne laiche, chi partecipa a stucchevoli marce della Pace dove poi bisognerebbe dire Messe di riparazione per un anno e chi intrepreta i gravi peccati di oggi come fossero caramelle arrivando a negare l’esistenza dell’Inferno. Per fortuna naturalmente non tutti sono così ma a furia di trasmettere questi messaggi distorti, i fedeli influenzabili si smarriscono ed altri, orientati verso la retta via, seguono la corrente meno impegnativa che non contempla i sacrifici, finendo con l’annegare appresso agli altri.
    L’offensiva dei massoni si è manifestata attraverso il finanziamento di quei movimenti femministi a cui accennava Alberto, che predicano pure omosessualismo, disprezzo per la famiglia naturale, ammantando di verità le loro miserevoli bugie condite da finti valori di libertà che poi hanno portato all’introduzione del divorzio e dell’aborto, impensabili ideologicamente fino a qualche decennio fa!
    Per questo la battaglia contro l’aborto volontario è la missione più divina che ci può essere concessa, perchè strumento di salvezza di vita per bambini del domani (ma anche di profonda dignità nel ricordo per quelli mai nati affidati a Dio) e di possibile redenzione per le anime che si sono macchiate di questo barbaro atto. Con la purezza nel cuore ma usando la giusta severità delle parole e senza farci prendere dal fanatismo ideologico, dobbiamo pregare affinchè il Signore e Maria Santissima ci concedano forza nel fronteggiare questa infamia.
    Il vento può cambiare.

    1. Ricambio Fabio e complimenti per le brillanti esposizioni anche su altri argomenti.
      Gesù e Maria Santissima ci benedicano e San Michele Arcangelo ci protegga!

  9. Riprendo questo articolo:
    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2012/8-marzo-2012/culla-termica-ospedale-padova-accogliera-neonati-abbandonati-2003599107192.shtml
    la culla termica è l’alternativa moderna alla vecchia ruota degli esposti, nella sperenza che gli abbandoni non mettano più a rischio la vita dei nascituri e gli infanticidi possano essere evitati il più possibile.
    Stamani, Radio Padova rilanciava verso le 9 la notizia. I commentatori sono andati ben oltre, trovando modo di criticare chi propone l’abolizione della L.194, adducendo come questa notizia sia un monito per chi volesse pensare di abortire l’aborto.. in pratica la loro, una bestemmia intellettuale!
    è incredibile come il mainstream debba forviare qulsiasi evento in ragione del proprio diretto tornaconto, la culla è un inno alla vita, così come lo è l’abolizione di questa aberrante norma.. ma, si vede che la realtà dev’esser sempre strumentalizzata.
    Però secondo me, i commentatori di una radio, devono rispondere direttamente di ciò che dicono.

    1. @Alberto: ed oltre che delle nostre azioni, anche dei nostri pensieri, delle nostre opere e financo delle nostre omissioni.
      Tutte, fino alla più apparentemente trascurabile, registrate nel Libro della Vita che noi stessi sfoglieremo subito dopo la morte fisica.

      @Max: ma loro già rispondono direttamente di quello che dicono. E proprio per questo lo dicono. Perché le direttive di Lorsignori, che a loro arrivano attraverso numerosi livelli intermedi, sono piuttosto chiare. E non suscettibili di misunderstanding

  10. Dunque.
    Vi ho letti con un certo sgomento, e una certa difficoltà.
    Ho delle domande “terra terra” da porvi.
    Come donna, privilegiata, e come madre, altrettanto privilegiata, se abolissero la 194 in Italia sarei felice, perché vorrebbe dire che la nostra vita, il nostro senso, si sono così compiuti e risolti in una grande ed unica Verità, evidente a tutti e indiscutibile nella sua evidenza, che l’aborto volontario è scomparso da ogni orizzonte non solo collettivo, ma anche personale.
    Ok, mi piace questa cosa, l’idea che a nessuno passi per la testa che può abortire, non perché è vietato, ma perché è impensabile.
    E qui mi chiedo, ma non so se nemmeno le premesse che ho posto siano giuste, eh, sto cercando di ragionare scrivendo: come in concreto la immaginate una realtà in cui l’aborto volontario è impensabile ed inconcepibile per tutte le donne in età fertile?
    Come vivono le donne di questa società liberata? E i loro uomini?
    Io, Agathe, l’anno scorso ho abortito volontariamente (?) un embrione di 5 settimane.
    Sono consapevole della prigione sociale e personale in cui questo mio atto si è consumato, ma al tempo nessuno mi ha portato una pagnotta con la lima.
    Ora sono in libertà vigilata.

    1. Non capisco la domanda: “Come vivono le donne in questa società liberata?”
      Io credo che innanzitutto l’aborto sia da eliminare in quanto omicidio, e non mi domanderei come prima cosa “come si sentono le persone in una socetà in cui l’omicidio fosse vietato?”; cioè credo che il giusto e lo sbagliato, il bene e il male siano categorie superiori agli effetti che una norma di legge può avere sul sentire della collettività.

      Con questo non voglio fingere di non vedere il problema correlato, e cioè la solitudine in cui vengono lasciate le madri, l’assenza di supporti alla famiglia, lo sviluppo di una cultura che fa vedere come unica forma di realizzazione quella della super-donna super-manager super-giovane super-bella ed efficiente: certo, tutto questo va cambiato. Ma la priorità per me è rendere quanto più possibile impraticabile l’omicidio.

      Scusa per la schiettezza forse antipatica, ma non trovo altre parole. Un bacio e un abbraccio.

      1. La tua schiettezza non mi disturba.
        Tuttavia, proprio perché il giusto e lo sbagliato vanno al di là di una legge, io mi chiedo, abolita la legge, cosa concretamente offrireste alle donne per permettere loro di portare avanti la gravidanza scampata all’aborto ed ogni gravidanza che vorranno nella loro vita.
        Reso impraticabile l’omicidio per tutte le donne che lo avrebbero commesso, cosa c’è nella vostra visione?
        E per quelle che in barba all’abolizione lo commettono ugualmente?
        La mia è una curiosità sincera, non una provocazione: sono contenta che qualcuno abbia della donna un’idea diversa dalla vulgata, ma vorrei che questa idea me la dipingeste in modo più realistico.
        Chiedo da parte vostra uno sforzo alla George Orwell, immaginando una società in cui l’aborto volontario non sia né legalizzato, né, soprattutto, desiderabile per nessuna, in qualunque condizione di età, razza, condizione economica e sociale si trovi.
        Queste donne:
        Lavorano o stanno a casa?
        Se lavorano in che modalità e con che tempi?
        I loro mariti in che misura si occupano della famiglia e dei figli?
        Che tipo di educazione sessuale hanno, loro e i loro compagni/mariti, e chi si cura di impartirgliela?
        Se hanno dei bambini malati non autosufficienti in che modo e da chi sono aiutate?

        Il mio punto è, posto che l’aborto sia la stampella di una società fratturata, si può togliere la stampella prima di curare la frattura?

        E se sì, ammettiamo che la legge venga abolita DOMANI, quali sono le misure di urgenza a sostegno della donna che voi prevedete?

        le prevedete? o vi basta che l’omicidio smetta di compiersi legalmente?

        Un abbraccio anche te.

      2. Scusami Alberto, ma tu scrivi che dai priorità ad una imposizione, secondo un giudizio parziale di bene, ponendo in secondo piano la comprensione, che potrebbe portare, grazie alla sua interezza, ad un atto, azione d’amore per la vita.

    2. Cara Agathe,
      tu scrivi:
      “Ok, mi piace questa cosa, l’idea che a nessuno passi per la testa che può abortire, non perché è vietato, ma perché è impensabile.
      E qui mi chiedo, ma non so se nemmeno le premesse che ho posto siano giuste, eh, sto cercando di ragionare scrivendo: come in concreto la immaginate una realtà in cui l’aborto volontario è impensabile ed inconcepibile per tutte le donne in età fertile?”
      Sono a dirti, con estrema schiettezza, che le premesse dalle quali sei partita sono sbagliate.
      E’ in un mondo orwelliano (quello verso il quale una parte di Lorsignori vorrebbero spingerci) che l’attuare il male diventa “impensabile”.
      Fino a che non ci si arriverà (e, per Grazia di Dio, non ci arriveremo) il male sarà sempre un’opzione non solo pensabile ma finanche praticabile.
      Viceversa, non saremmo liberi. Ossia, non godremmo del più grande dono fattoci da Colui che è, al contempo, sia Padre (e, quindi: Buono) che Onnipotente.
      E’ proprio la libertà che Egli ha donato ai Suoi figli a far inorridire l’Altro: colui che scelse, per superbia e per non voler accettare lo “scandalosamente folle” Progetto di Dio (farSi Uomo, di Carne e Sangue), di diventare il principe delle tenebre, padre della menzogna ed omicida fin dal principio.
      Laddove la libertà è conculcata (ossia, è impedita la possibilità di scelta), lì vi è la caratteristica firma di costui, della Scimmia di Dio.

      Ti prego a questo punto di non precipitare alla conclusione e di scapicollarti ad affermare: “ma è propio quello che vorreste fare voi, con l’eliminazione della 194 e con il far ritornare illegale l’aborto volontario”.
      E no, mi spiace ma questa conclusione è profondamente sbagliata: sin dall’inizio della storia umana (a valle del Peccato Originale) una qualsiasi legge non ha mai IMPEDITO la libera scelta tra bene e male. Ma è servita, semplicemente, a sottolinearne la differenza (manifesta a chi è in profondo contatto con la propria libera e retta coscienza): ed a statuire la NON INDIFFERENZA tra le due opzioni, cercando di scoraggiare il commettere il male attraverso la formulazione di conseguenti sanzioni.
      E ciò senza che ci sia bisogno di una consapevolezza spirituale particolarmente sviluppata: perché è di tutta evidenza che una società in cui l’opzione del male è sempre più praticata smette rapidamente di essere una società.

      Le leggi non servono ad IMPEDIRE di commettere il male: perché per far ciò bisognerebbe soltanto rendere automi obbedienti gli esseri umani (e, come sai, sono in molti a star lavorando a questo obiettivo), ma a segnare un milestone, uno spartiacque, un indicatore.
      Per permettere a coloro che sono meno avvertiti di prendere coscienza di ciò che stanno per commettere (se non prima di commetterlo: almeno dopo, nel momento del scontare la pena umana derivantene).

      E’ assolutamente banale tutto quanto ho scritto. E così sarebbe stato avvertito da tutti (colti e meno colti) appena cinquant’anni fa. Ma il fatto stesso che sia necessario oggi scriverlo, nell’ambito di un civile confronto come il nostro, attesta il grado di “estremità” a cui siamo arrivati.

      Riguardo alla “stampella” (che tale non è assolutamente: ma semmai è la chemioterapia) alla società fratturata che per te rappresenterebbe la legalizzazione dell’aborto volontario, appena avrò tempo vi tornerò sopra.
      Così come tornerò sulle domande che ponevi ad Alberto sui modi “alternativi” di aiutare le donne.

      Permettimi, però, una domanda a mia volta: l’aborto volontario in cosa si differenzia dalla uccisione di un essere umano?

      1. Caro Fabio Massimo,

        non mi scapicollo ad affermare niente, perché il fatto di aver abortito non fa di me una fan della 194 ( anche perché, di fatto, non ne ho usufruito, non avendo fatto l’aborto in Italia) né una “mangiacattolici”: credo che il fatto stesso di scrivere su questo sito, dicendo apertis verbis quella che è stata la mia esperienza, dimostri da parte mia una certa fiducia nel genere umano.

        Quindi non mi scapicollo.
        Anzi.
        L’aborto volontario non si differenzia in niente dall’uccisione di un essere umano.
        E’ l’uccisione di un essere umano.

        Detto questo, quale sarebbe la pena che dovrei scontare per aver commesso questo omicidio?
        La stessa che dovrei scontare se avessi ucciso mio marito?
        Maggiore, minore?
        Ci sarebbero attenuanti?
        Se sì quali?
        L’epoca gestazionale?
        L’essere stata ricattata o costretta?

        Sono domande sincere, non provocatorie. Te lo scrivo perché non vorrei pensaste che sono qui a “sfottere”, tutt’altro. Sono qui a cercare di capire.
        Non voi, me stessa.

      2. Cara Aghate,
        tu mi chiedi, non provocatoriamente (e, per quanto si stia comunicando senza vederci nei rispettivi occhi, sento che è effettivamente come dici), quale dovrebbe essere la pena che dovresti scontare per aver richiesto e permesso l’omicidio di tuo figlio o di tua figlia.
        Non posso che continuare a porti delle domande, ringraziandoti per la franchezza della tua risposta alla mia domanda precedente.

        Quando sei arrivata alla conclusione che l’aborto è l’uccisione di un essere umano?
        Già da prima di compierlo? O dopo averlo compiuto?

        E poi, ancora più scomoda (e ti ringrazio in anticipo, con tutto il mio cuore ancora troppo piccolo): come sei arrivata alla decisione di abortire?

      3. Caro Fabio Massimo,

        l’ho sempre saputo: prima, durante e dopo.

        La mia decisione di abortire nasce dalla più banale – infernale situazione in cui una donna si possa trovare: il padre del bambino non lo ha voluto.
        Si dà il caso che il padre del bambino sia già il padre di mio figlio Andrea, che soffra di depressione e mi abbia messo davanti alla scelta-non scelta: o una famiglia a tre, questa, o niente.
        Quindi, io posso dire di aver sacrificato il membro più debole della famiglia, per tentare di salvare gli altri.
        Ovviamente è stato un tentativo fallace.

        Aspetto sempre le tue delucidazioni in merito alle conseguenze dell’aborto-omicidio-reato e alle misure di sostegno alle donne.

        Vale,
        A.

      4. Dopo la parte generale, la parte particolare, cioè la risposta alle tue domande specifiche.

        Perchè sei così interessata alla pena? A parte che non sono così sicuro dell’utilità di un sistema penale, ma in generale questo dovrebbe servire:

        1. al recupero del colpevole (ma non credo che sia mai stato così, se non in poche eccezioni);

        2. a difendere la società da individui pericolosi (ma nel caso di aborto non si applica);

        3. a disincentivare con l’esempio; anche qui, però, conta molto di più l’educazione di una società che lo spauracchio di una pena. E usare il divieto ed una eventuale pena verso le seconde (o prime) vittime dell’aborto come le mamme non avrebbe alcun senso e nessuna efficacia se poi si continua ad usare ed abusare del corpo della donna come stiamo facendo da alcuni decenni.

        Quindi rimane il valore simbolico, in quanto una legge, espressione di una collettività, contribuisce a segnare dei paletti, e verrebbe meno il supporto “istituzionale” all’omicidio-aborto.

        Ma non parliamo di pena, per favore. Credo che quella ce l’abbiamo già tutti come collettività che permette e finanzia tale olocausto (120.000 all’anno solo in Italia).

        Ti ri-abbraccio!

      5. Caro Alberto,

        non sono particolarmente interessata alla pena, solo che, secondo me, è la conseguenza logica dell’abolire la legge sull’aborto equiparando l’aborto all’omicidio.

        Se l’aborto sarà un reato si dovrà prevedere una pena, e se questo reato è l’omicidio, io mi aspetto una pena dura come quella prevista per qualunque altro omicida, anzi, con l’aggravante della consanguineità, e dell’incapacità di difendersi da parte della vittima.

        Ma mi sembra di capire Alberto- correggimi se ho inteso male-che nemmeno a te torna la possibilità di sbattere in galera per 30 anni una donna che ha abortito.

        Quindi, che faranno ‘ste donne che scelgono l’opzione MALE e non hanno più un ospedale complice che glielo fa commettere?
        a) Turismo abortivo?
        b) Fai da te (pillole di RU486 acquistabili via Internet per chi già oggi contrae la sindrome da timidezza da consultorio)
        c)Ferro da calza- gruccia?
        E una volta scoperte, speriamo ancora in vita ( quelle da turismo abortivo in genere sopravvivono), che si farà con loro?
        Come verranno rieducate, dal momento che ormai il MALE è stato commesso?

        Capisco la portata simbolica dell’abolizione -il sottrarre alla legalità l’intervento routinario e veloce di una cannula aspiratrice, la banalità del MALE- ma quest’abolizione ha delle enormi ripercussioni pratiche, tra cui- aridanghete- le conseguenze civili e penali dell’aborto diventato reato.

        Ri-educare, ri-educare, sì, è questa la strada, ma partendo da dove?

        Considerati abbracciato.

      6. Cara Agathe, le nostre posizioni di partenza sono differenti.
        Per me l’aborto è un crimine contro l’umanità (non solo contro il bambino ma anche contro la mamma, la famiglia, la società intera)
        e come tale non deve essere nè legale, nè tantomeno fornito gratuitamente dalllo stato, finanziato coi soldi di tutti i cittadini.

        Tu, se ben capisco, pur riconoscendolo un crimine, lo dai come cosa scontata e inevitabile, e ti poni la domanda: “ma come faranno
        alllora domani le donne che oggi abortiscono grazie allo stato?”

        Ti ringrazio perchè mi hai fatto capire la profonda azione di avvelenamento della coscienza che può fare una legge, cosa di cui non mi ero reso bene conto.

        Immagina una società, lontana dalla nostra, magari millenni a venire da oggi, in cui per legge si possano uccidere gli anziani.
        Certo, non tutti, solo sopra gli 80 anni, e non da parte di chiunque, solo parenti di primo e secondo grado. Ah, e non per futili
        motivi, ma solo per gravi problemi economici (dei parenti, che così erediterebbero) o di salute (dell’anziano, che ormai
        sarebbe un peso per la società. Immagina che dopo 30 anni di vigenzza di questa legge qualche gruppo contrario proponesse di abolirla. Immagina le reazioni dei favorevoli: “ma rendere illegale il gerontocidio metterebbe a rischio la vita dei parenti! Sarebbero costretti a farlo di nascosto, mettendo a rischio la loro stessa vita! E poi cosa fareste, li mettereste in galera? per avere eliminato un vecchio di cui nessuno sentiva la mancanza?”

        Ho capito che 30 anni di legalità di un abominio (nel seso letterale) hanno plasmato le coscienze al punto che anche chi ritiene l’aborto un omicidio si pone il problema: “ma se eliminiamo la legge, come faremo a continuare a commettere questo omicidio?”

  11. Ah, una cosa: ma perché avete messo quella foto con due bambini a termine sotto il titolo?
    E’ un boomerang quella foto, perché nessuna donna identificherà il suo aborto, passato o prossimo, con quei gemelli di oltre 30 settimane.
    Un embrione di 8/10 settimane a grandezza naturale sarebbe più onesto, con lo stesso titolo, e andrebbe maggiormente nella direzione del vostro ragionamento, e cioè che essendoci un continuum dalla fecondazione in poi, a nessuna epoca gestazionale l’aborto è lecito.
    Se ci mettete i gemelli quasi a termine vi fate fare un gol a porta vuota dagli abortisti!!!

  12. Cara Agathe, ovvio che non ho tutte le risposte. Solo pensieri, alcuni più intelligenti, altri meno: pensieri ad alta voce che mi permetto di scrivere su elettroni riciclati per vedere se aiutano altri e stimolano la riflessione (anche mia, grazie a vostri preziosissimi contributi).

    Allora penso questo: tutta la nostra vita è una lunga successione di scelte, e una grandissima parte di queste è fra ciò che è giusto o ciò che è comodo. Credi che i poliziotti che in Val di Susa picchiano i manifestanti siano tutti convinti di fare ciò che è giusto? Secondo me una minima parte; la maggior parte fa quello che gli viene ordinato, perchè quello è il loro lavoro, da lì prendono quello che serve per vivere, per mantenere la loro famiglia, e hanno paura di ritorsioni, e quindi non si fanno domande e ubbidiscono agli ordini. Credi che tutti i militari in Afghanistan siano convinti di stare lì a difendere la democrazia? Secondo me la maggior parte, nonostante il lavaggio del cervello, sa benissimo che è un sopruso, ma hanno obbedito agli ordini, o addirittura si sono candidati volontari. Che chi lavora in banca non sappia delle porcate che fanno quando mettono in ginocchio un imprenditore, bloccandogli i conti, impedendogli di andare avanti, magari per impossessarsi dei suoi beni ipotecati? Che chi prescrive chemio non abbia qualche dubbio? Che chi inietta vaccini non si ponga la domanda?

    Scelte, sempre scelte fra ciò che conviene e ciò che è giusto. E pochi ogni tanto si ribellano, e a costo di rimetterci di tasca propria escono dal meccanismo, alzano la testa, fanno sentire la propria voce: eroi (a proposito: conosco uno che si è licenziato volontariamente dal suo lavoro sicuro in banca quando ha capito l’imbroglio: per me un vero eroe, anche se non andrà su nessun libro di storia).

    Cosa voglio dire: che nessuna situazione, anche la più estrema, può trasformare un atto illecito in uno lecito. Questa è la grande tentazione: giustificare il male, cosa che, come insegna la Bibbia, è stata la PRIMA (e secondo me ancora più diffusa) opera del falsario.

    Tu dici: e gli altri? E la società? E il marito/compagno?
    Ma su questo non ci sono dubbi. A questo mondo siamo UNO, e ci verrà chiesto di ogni azione che potevamo fare e non abbiamo fatto nei confronti dei nostri fratelli. Ma questo, ripeto, è un altro discorso.

  13. Scusami, ma allora si ritorna al punto di partenza: prima della legge questo crimine contro l’umanità non veniva perpetrato?
    E al di là del valore “simbolico” di un paese che non lo renda legale e accessibile gratuitamente, quale sarebbe la reale, e non simbolica, posizione di una donna che voglia abortire?

    Abolita la legge, come si fa ad estirpare questa piaga che esiste dalla notte dei tempi, indipendentemente dalla legge?

    E’ un abominio, e smetterebbe di essere un abominio regolamentato, e diventerebbe un abominio “selvaggio”.

    O pensi Alberto, che dal momento che una ragazza non può più andare al consultorio e poi in ospedale, desista, ed accolga la gravidanza come si conviene?
    L’aborto , ti chiedo, è solo una questione di opportunità e di accessibilità?
    Pensi che il fatto di non essere più “accettato socialmente” perché legale lo renda istantaneamente indesiderabile per una donna?

    Quindi, ti chiedo, non per la prima volta credo- posto che per te l’aborto è un crimine contro l’umanità ed è sbagliato che sia legale e gratuito- una volta abolita la legge così come voi auspicate, una donna che in Italia voglia abortire o abortisca ormai fuori dalla legalità, a cosa va incontro?

    P.S.
    (Non sono fissata co’ ‘sta storia della pena, ma se devo scrivere un libro sull’aborto le donne, gli abortisti e gli antiabortisti, sarà meglio che abbia chiaro quale sia la vostra posizione anche sulle conseguenze del “reato/aborto”)

    P.P.S.
    Forse non vi avevo detto che sto scrivendo un libro in proposito…

    1. Il tuo interesse per la pena mi fa pena.
      Possibile che in 7-8 interventi mai una volta, una volta soltanto, ti sia venuto in mente di pensare al bambino? Sempre e soltanto a quello che lo stato dovrebbe legiferare nei confronti della mamma, è questo ciò che ti serve?
      Scrivi quello che ti pare sul tuo libro, a me non interessa.
      Per piacere non rispondere più.

  14. E’ la prima volta che vedo Alberto dare una “sciabolata” di questo tipo.
    E capisco che provenga dal dolore derivante dal constatare (ben al di là di quanto egli potesse pensare all’inizio, quando qualche mese fa lo misi al corrente dell’esistenza del no194) i danni devastanti prodotti dalla 194 all’interno delle stesse coscienze.
    Finché non ci si confronta in prima persona, non vi si crede.

    La “legge” 194 va abolita per difendere:
    – i bambini
    – le loro mamme (che sono anche mogli, figlie, sorelle, nipoti, amiche)
    – le nostre famiglie
    – la nostra società
    – le nostre coscienze (devastate, per l’appunto, dall’arrivare a considerare l’aborto volontario legalizzato come un “dato acquisito” )

    Un particolare assai significativo: Carlo Casini è colui che è da sempre “a capo” dei pro-life italiani (ed europarlamentare all’interno di un certo partito politico) ho scoperto che prima della legge 194/78 era magistrato. “Specializzatosi” sullo specifico crimine di procurato aborto (che era considerato crimine contro il perpetuamento della specie e non contro la persona -e chissà perché mi viene in mente un altro articolo del codice penale in cui si statuiva che la violenza sessuale fosse un crimine contro la morale).
    Non mi sorprenderei (e invito lo stesso Alberto a fare una ricerca in tal senso) che Casini, da magistrato, “legnasse” sistematicamente le donne che facevano riferimento all’aborto clandestino, chiedendo o decretando per loro il massimo della pena prevista. E, ipso facto, contribuendo ad esacerbare la “reazione” di cui la 194 ha preteso di essere la “soluzione”.
    Sarebbe, una volta ancora, l’applicazione del noto schema triadico:
    1) ti creo il problema (la sottomissione e svalutazione del genere femminile, fin dal momento del Peccato Originale la cui colpa principale è attribuita alla Prima Donna. La spingo in ogni modo ad abortire, per disperazione; e, ad aborto scoperto, la “mazzuolo” come se fosse la principale colpevole di quel crimine)
    2) induco la reazione (la presa di consapevolezza da parte delle donne del loro ruolo fondamentale nella società, che però viene sviata e deviata dal giusto canale e indirizzata verso gli obiettivi consoni a Lorsignori)
    3) propongo la soluzione (vista e considerata la piaga degli “aborti clandestini”, da oggi benignamente permettiamo che l’aborto si possa compiere “legalmente”)

    Credo proprio, Alberto, che nella prossima edizione del tuo libro tu sia chiamato ad aggiungere un capitolo aggiuntivo: perché l’Inganno che il Falsario ci ha teso sul fronte della legalizzazione dell’aborto supera di gran lunga tutti gli altri.
    E con tutti gli altri si tiene indissolubilmente.

  15. Invito Alberto a leggere la risposta di Agathe alla mie due scomode domande:
    – da quando ha iniziato a considerare l’aborto volontario come uccisione di un bambino
    – qual è stato il motivo che l’ha spinta ad abortire.

    Una risposta del genere ci mette di fronte, da un lato, a tutta la nostra responsabilità di uomini intesi come esseri umani appartenenti al genere maschile (che, è bene ricordarcelo, sin dall’Inizio siamo stati capaci di tutt0, a differenza delle donne: guerre, stupri, genocidi. Fino alla legalizzazione di un abominio come l’aborto volontario. Vedi come si ritorna sempre al Peccato Originale per come realmente si è svolto, Alberto? Fintantoché non si prende atto di ciò, alla luce della Fede e della Ragione, continuerà a “mancare un pezzo”); dall’altro al fatto che una delle tre forme di male che la nostra Dottrina Cattolica (il mezzo più sicuro in assoluto per orientarsi nella sfera dei comportamenti umani, checché si ostinino a dire coloro che cattolici non sono) ci assicura esistere, e che sono:
    1) la concupiscenza interiore (il frutto psico-somatico avvelenato del Peccato Originale),
    2) il mondo (inteso come strutture create dagli uomini, o ancora pienamente feriti dal Peccato Originale -se non battezzati- o che del Peccato Originale portano comunque le cicatrici -se non battezzati; e che quindi contengono, nel caso migliore, almeno il riflesso di quel Peccato Originale. A meno che non siano improntate totalmente al Vangelo, donatoci da Colui che -Unico- ci permette di guarire, in quanto Via, Verità e Vita)
    3) il diavolo, che da “braccio destro di Dio” scelse di diventare il Suo Avversario, e padre della menzogna ed omicida fin dal principio. E che, da quel momento, tenta di portare più anime umane possibili nella dannazione eterna, per odio a Dio e per invidia dell’uomo (che Dio stesso è voluto venire a riprenderSi, facendoSi Carne e Sangue e soffrendo e pagando il debito per lui);
    la risposta di Agathe ci mette -dicevo- di fronte al fatto che la seconda forma di male (quella del “mondo”) è stata esponenzialmente ingigantita e potenziata dalle “leggi” abominevoli che hanno “legalizzato” ciò che è intrinsecamente illegittimo: l’aborto volontario, in primis.
    E che, da allora, tale “mondo” agisce con notevole più efficacia nel “sinergizzare” con le altre due forme di male: quella interiore, dentro di noi, e quella esteriore, personale e continuamente ed instancabilmente operante del diavolo e delle sue legioni.

    Nel caso di Agathe, c’è da un lato un “marito” che dimostra e manifesta la sua Adamicità (la superbia, perché dagli altri peccati capitali il Capostipite, Uomo perfetto, era assolutamente immune); dall’altro un “mondo” che mette a disposizione lo strumento abominevole dell’aborto legale (in ciò cooperando con la concupiscenza interiore – o cainicità- sia di Agathe che di suo marito; e con i suggerimenti infernali ispirati dal padre della menzogna), così efficace da far dimenticare ad entrambi che un’altra opzione era possibile e praticabile: NON uccidere il bambino o la bambina, già viventi nel grembo di Agathe, pur non dando seguito lo stesso alla maternità. E quindi dare in adozione, quel bambino o quella bambina, subito dopo la nascita.
    Dolorosa, dolorosissima anch’essa come opzione: ma nel segno della Vita e non della morte.

    Ovviamente, anche rispetto a questa opzione il “mondo” -così come l’abbiamo costruito e/o abbiamo permesso che fosse costruito- mette i suoi dannati paletti tra le ruote: tendendo così a sfavorire in tutti i modi lo strumento dell’adozione da parte di una famiglia (composta da un uomo e da una donna).

  16. Agathe, ti ringrazio di cuore per la tua risposta.
    Con la quale hai svelato un dramma che tu stessa definisci “infernale”.
    Nella mia risposta precedente ad Alberto, è contenuta anche la risposta per te.

    E proseguo con l’indagare -col tuo permesso- nel mistero del tuo dolore, facendoti l’ancora più scomoda domanda: cosa ti ha impedito di prendere in considerazione la possibilità di dare comunque alla luce tuo figlio o tua figlia, per poi “donare” la tua maternità ad un’altra donna, supportata da un uomo?
    Lo so che ti sto facendo questa domanda da uomo, che non potrà mai neanche lontanamente immaginare il legame che si viene a creare con il proprio figlio o figlia ed il dolore derivante dall’abbandonarlo volontariamente.
    Ma, pur da uomo: non è un dolore più fertile, fecondo ed accettabile, rispetto a quello derivante dalla consapevolezza di averlo/a ucciso/a?

    Sono poi ancora a chiederti: cosa intendi, esattamente, quando parli di una donna che “voglia abortire”?
    Ed in cosa tutte le argomentazioni da te portate non potrebbero essere utilizzaste anche rispetto alla legalizzazione dell’omicidio volontario (fatto magari, come diceva Alberto in precedenza immaginando un mondo orwelliano ma ormai sempre più vicino al nostro, nell’interesse dei parenti)?

  17. Buonasera Fabio Massimo,

    ti rispondo per correttezza, ma senza proseguire oltre in questa mia auto analisi con te, non perché non ti ritenga un degno interlocutore, ma perché credo che l’apertura ed il rispetto che io ho mostrato nei vostri confronti, anche rispondendo a domande scomode ed intime, non siano stati per nulla ricambiati.
    Non intendo scrivere su un sito dopo essere stata apertamente e maleducatamente invitata a non farlo più.

    Ti auguro ogni bene,

    Agathe

  18. Ti chiedo perdono, Agathe, per la mia mancanza di empatia.
    Pregherò per te, tuo marito ed Andrea.

    Abbi fiducia nel fatto che sei amata: da Colui che ha dato fino all’ultima goccia del Suo Sangue per te.
    E che anche oggi può assumerSi, istantaneamente, tutti i tuoi pesi, per quanto pesanti: basta solo che tu Glieli voglia dare, di pieno cuore.

    Ti abbraccio,
    FM

  19. Ho letto con attenzione, effettivamente la società del futuro sarà disegnata dalle ns. coscienze..
    Si potrà arrivare al geronticidio o peggio.. (in un vecchio film: La fuga di Logan.. t’ammazzavano a trentanni..)
    Oppure verso un mondo dove la vita è rispettata tout-curt, perché anche uccidere gli animali, non è assolutamente così necessario come l’attuale modus operandi del mainstream ci vuol far credere.
    30 anni di abominio legislativo e assieme di “abitudine” o torpore, ci hanno portato alle domande meccanicistiche del tipo: cosa deve fare una donna che ha la “necessità” di abortire?
    Allora chiedo: cosa deve fare un uomo con un fucile che ha la “necessità” di sparare?

    Necessità, bella parola, spesso misurata con l’unità di misura della mente, che certo non è quella dall’Anima.

    La mente può ancora decidere, l’Anima sa già.

    Questa è la primaria differenza, in questa direzione naturale risiede la ns. coscienza, la ns. responsabilità ed ognuno se ne fa carico, chi non è consapevole di ciò va informato, questo è il primo lavoro.

    L’abolizione di questa norma, è un atto dovuto, per aiutare chi non è consapevole.

    Tutto il resto è una conseguenza.
    Per farle breve, solo la “miopia” di una società che ormai vede nel sovrannumero e non nella qualità dell’esistenza un problema sociale, può portare la gente a pensare che uccidere, sia la cosa più opportuna, solo in caso di “necessità”, ovviamente.
    Grazie per la qualità di tutti i vs. scritti.

    1. “30 anni di abominio legislativo e assieme di “abitudine” o torpore, ci hanno portato alle domande meccanicistiche del tipo: cosa deve fare una donna che ha la “necessità” di abortire? Allora chiedo: cosa deve fare un uomo con un fucile che ha la “necessità” di sparare?”

      Sintesi da incorniciare.

  20. Se si facessero serie campagne di contraccezione il problema si risolverebbe alla radice. Lavoro in un centro per l’infanzia abbandonata o tolta alle famiglie per motivi gravi e vi posso assicurare che c’è davvero di peggio. Mettere al mondo figli senza un minimo di senso di responsabilità è peggio di abortire.Poi ognuno ha le sue opinioni.

    1. “ Mettere al mondo figli senza un minimo di senso di responsabilità è peggio di abortire“: bisognerebbe chiedere al bambino… e poi mi sembra che ci siano molte più coppie che cercano di adottare che bambini adottabili, in Italia…

    2. “….il problema si risolverebbe alla radice”.

      Alla radice, Iolanda, c’è il cuore dell’uomo e della donna. Fintantoché questo cuore è malato (e lo resta fino a che non ci rivolgiamo all’Unico che può guarirlo), “alla radice” non si risolve veramente niente.

      Lungi da noi prospettare l’abolizione dell’abominevole 194 come “soluzione alla radice”. Essa è, semplicemente, un modo per riaffermare che l’aborto è omicidio, e come tale deve essere contemplato dalla legge umana.
      Per evitare, appunto, che i più deboli ed i più malati di cuore e di anima possano sentirsi autorizzati dalla sua legalizzazione a compiere ciò che in sua assenza non si sarebbero mai sognati di compiere (esattamente come a ciascuno di noi, deboli e malati, può venire in mente di uccidere un altro uomo od un altra donna -a te non è mai successo, Iolanda?- che è ai nostri occhi fonte di problemi e di dolore per la nostra vita): ma poi, prima ancora che la voce della nostra coscienza, è il pensiero della legge umana e della sua sanzione che ci fa desistere dall’andare oltre.

      Come cattolico apostolico romano, mi è ben chiara la dannosità (che non è solo spirituale ma anche psico-somatica) della pratica contraccettiva (e mi riferisco alla contraccezione “pura”: perché quella “spuria”, attuata mediante strumenti come spirali e “pillole del giorno dopo”- rientra invece nella vera e propria pratica abortiva, visto che impedisce il radicamente di un essere umano che già E’, possedendo già un patrimonio genetico che lo identifica univocamente come tale).
      Ma mi è altrettanto chiaro che tale pratica (della contraccezione) non può essere sanzionata per legge, riguardando tali danni solo colui e colei che la praticano e non riversandosi su un’altra persona.

      Ma, su piano spirituale (che magari non t’interessa, Iolanda) c’è comunque un “filo rosso” che lega contraccezione ed aborto: ed è la distorsione e la degradazione dell’Amore.
      Che nella contraccezione è già in nuce. Nell’aborto è massimamente manifesta.

      Ti auguro una buona giornata e spero che tu possa aiutare sempre meglio e sempre più in profondità le donne, i bambini e le famiglie con cui lavori.

  21. Visto che questo post è nato dall’input di un articolo di Virginia Lalli, mi sembra giusto postare quest’altro bellissimo suo articolo:

    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2189

    AIUTIAMO LE DONNE VITTIME DI STUPRO AD ABORTIRE ED E’ TUTTO RISOLTO: FALSO!
    Sembra strano, ma la maggior parte delle donne che rimangono incinte per una violenza sessuale non vuole abortire
    di Virginia Lalli

    L’aborto per i casi di gravidanza derivanti da stupro o incesto è stato uno dei cavalli di battaglia dei movimenti abortisti nonché oggetto della nota sentenza “Roe vs Wade” del 1973 che aprì alla legalizzazione dell’aborto negli Stati Uniti.
    Tuttavia la difesa abortista sembrerebbe aver utilizzato uno degli stratagemmi presentati nel libro di Arthur Schopenhauer l'”Arte di ottenere ragione” ovvero quello di rendere esagerata la tesi difesa dagli altri, restringendo invece le proprie affermazioni.
    La difesa abortista della ricorrente Jane Roe pur povera, senza compagno e alla terza gravidanza, rendeva il caso molto drammatico aggiungendo una circostanza inventata: lo stupro mentre di contro la soluzione offerta veniva presentata come facile e senza conseguenze: l’aborto. Perché allora parimenti non presentare sempre per la sig.ra Jane Roe l’eventualità di un aborto legale con conseguenze drammatiche come accade poi nella realtà. Ovvero che si verificasse per la sig.ra Jane Roe emorragia e anche la morte oppure gravi conseguenze psichiatriche aggiungendo così altro dolore alle sue già tristi vicissitudini come presentate dalla già citata difesa?
    Il giudice americano Oliver Wendell Holmes (1841-1935) una volta affermò: “I casi difficili producono cattive leggi”.
    Un libro americano del 1973 è intitolato. “Abortion: The Troian Horse”.
    Lo stupro si rivelò infatti il cavallo di Troia per aprire una breccia nel muro del divieto assoluto di aborto. Con la successiva sentenza “Doe vs Bolton” del 1973 poi l’aborto veniva consentito per tutti i casi e fino al nono mese.
    Secondo quanto sostiene la Society for Protection of Unborn Children fondata da Aleck Bourne un medico che aveva fatto abortire una ragazza vittima di violenza: la gravidanza a seguito di uno stupro è estremamente rara. Una donna è fertile solo per 3-7 giorni durante il suo ciclo e un trauma estremo fisico e psicologico di violenza rende difficile la fertilità e che l’impianto si verifichi.
    Negli Stati Uniti è uscito il libro di David Reardon, Julie Makimaa e Amy Sobie “Victims and Victors” Acorn Books 2000. Il libro affronta le questioni che riguardano la gravidanza frutto di violenza sessuale e l’aborto. Viene riportato un sondaggio di quasi 200 donne che hanno avuto gravidanze derivanti da stupro e incesto. E rivela una verità raramente sentita: la maggior parte delle donne che rimangono incinte per una violenza sessuale non vuole abortire. Il libro va oltre la retorica che domina il problema aborto per dare la possibilità alle donne di raccontare le loro storie: 20 donne parlano di cosa vuol dire affrontare una gravidanza derivante da stupro o incesto. Parlano con coraggio e franchezza del dolore della violenza sessuale, della tristezza e del trauma dell’aborto e della gioia e della guarigione del parto.
    “Dopo che mia figlia è nata è stato amore a prima vista… So che ho fatto la scelta giusta a farla nascere” Nancy Cole
    “Gli effetti dell’aborto hanno una maggiore portata rispetto agli effetti della violenza nella mia vita”. Patricia Ryan
    “Penso che le vittime di stupro con gravidanza sono discriminate perché la gente sembra pensare che sei una cretina se decidi di tenere un bambino da un uomo che ti ha violentata. Ci considerano bugiarde e stupide”. Sharon Bailey
    “L’aborto non aiuta a risolvere un problema solo crea un altro trauma per la vittima già in lutto togliendo l’unica cosa che può dare gioia”. Helene Evans
    “Ringrazio Dio per la forza che mi ha dato per attraversare i momenti difficili e per la gioia nei momenti buoni. Non mi sono mai pentita di aver scelto di dare la vita a mia figlia”. Mary Murray
    “Avendo vissuto lo stupro, e dopo aver cresciuto un figlio ‘concepito in uno stupro’, mi sento personalmente aggredita e insultata ogni volta che sento che l’aborto dovrebbe essere legale per stupro e incesto. Sento che stanno strumentalizzando la vicenda per promuovere la questione dell’aborto, anche se non è stato chiesto di raccontare la nostra versione della storia”. Kathleen DeZeeuw
    La maggior parte delle donne che hanno avuto aborti ha dichiarato che l’aborto ha aumentato solo il trauma che stavano vivendo.
    In molti casi la vittima ha forti pressioni o richieste di abortire, il 43% delle donne vittime di stupro che hanno abortito dichiara di essersi sentita sotto pressione da familiari e operatori sanitari o che la decisione è stata presa dall’autore della violenza o dai familiari, non dalla ragazza stessa ed eseguito contro la sua volontà espressa, senza sapere che era incinta e che l’aborto era in corso.
    Inoltre gli studi che esaminano i fattori di rischio per problemi psicologici dopo l’aborto rilevano che con una storia di violenza sessuale o di abuso aumentano le probabilità di avere difficoltà ad affrontare il post-aborto.
    La ricerca mostra anche che le donne che abortiscono e le donne che vengono violentate spesso descrivono sentimenti simili di depressione, senso di colpa, bassa autostima, risentimento verso gli uomini. Invece di alleggerire gli oneri psicologici vissuti dalle donne che sono state violentate, l’aborto li ha aumentati.
    Dalla storia di Denise: quando lei aveva 15 anni era stata violentata dal padre e costretta ad abortire, come il 78% delle madri che hanno abortito dopo stupro o incesto sostiene che l’aborto ha solo aumentato la sua sofferenza.
    “Dicevano che l’aborto avrebbe risolto il problema: quando invero per prima cosa il problema da risolvere era un altro.”
    “I tuoi genitori sanno cosa è meglio. Quando loro pensavano solo alla propria reputazione.”
    “Mi è stato detto: “Hai preso la decisione migliore. Invece non mi è stata data possibilità di scelta.”
    “Sono stata violentata e tradita da mio padre. Sono stata violentata di nuovo dagli abortisti.”
    Spazzando via la gravidanza è un modo di nascondere il problema. Si tratta di un modo “semplice e veloce” per evitare di trattare con la donna i veri bisogni emotivi e sociali.
    Secondo quanto riporta uno studio dell’Elliot Institute il caso di aborto per le gravidanze da incesto è ancora più forte. Gli studi dimostrano che le vittime di incesto raramente accettano l’aborto. Invece di visualizzare la gravidanza indesiderata, la vittima di incesto è più probabile che veda la gravidanza come una via d’uscita dalla relazione incestuosa.
    E’ anche probabile che la vittima consideri la gravidanza con la speranza di avere un bambino con il quale riuscire a stabilire un rapporto d’amore vero, molto diverso da quel rapporto di sfruttamento nel quale è stata intrappolata.
    Ma mentre la ragazza può vedere la sua gravidanza come un possibile modo di liberazione dalla sua situazione, questo rappresenta una minaccia per il suo aggressore. E anche una minaccia per la segretezza patologica che può avvolgere altri membri della famiglia che hanno paura di riconoscere l’abuso. A causa di questa doppia minaccia, la vittima può essere costretta ad un aborto indesiderato.
    Non solo la vittima viene derubata del suo bambino ma si nasconde un delitto, una colpevole complicità e si consegna di nuovo la vittima al suo aggressore in modo che lo sfruttamento possa continuare.
    Il padre di tre ragazze dichiarato colpevole di stupro e abusi sessuali dal tribunale aveva ripetutamente violentato le tre figlie in un periodo di nove anni e gli stupri sono stati coperti da dieci aborti. Cinque degli aborti sono stati effettuati dalla stessa abortista della stessa clinica.
    Nel 2002 un giudice ha condannato un operatore di Planned Parenthood in Arizona per negligenza, non avendo segnalato un caso nel quale una ragazza di 13 anni aveva avuto un aborto da una violenza di suo fratello di 23 anni. La ragazza era tornata 6 mesi dopo per un secondo aborto.
    Infine dobbiamo riconoscere che i bambini concepiti attraverso la violenza sessuale meritano di avere la loro voce. Rebecca Wasser-Kiessling che è stata concepita in uno stupro, è orgogliosa del coraggio e della generosità di sua madre e ci ricorda saggiamente una verità fondamentale che trascende la paternità biologica: “Io credo che Dio ha premiato mia madre per la sofferenza che ha subito, io sono un dono per lei. Lo stupratore non è il mio Creatore, Dio lo è”.
    Allo stesso modo, Julie Makimaa, che lavora contro la percezione che l’aborto è accettabile o persino necessario in casi di violenza sessuale dichiara: “Non importa come ho cominciato. Ciò che conta è ciò che diverrò”.

    Nota di BastaBugie: L’autrice di questo articolo (www.virginialalli.com) lavora in uno studio legale cattolico che offre consulenza gratuita su aborto e Legge 194. Riceve per appuntamento ogni lunedi dalle 16.00 alle 20.00. Lo studio si trova a Roma e il telefono è 06-8414845.

    Fonte: BastaBugie, 01/03/2012
    Pubblicato su BASTABUGIE n.237

  22. Vi segnalo questo articolo, che rivela come il le bugie del mainstream mobilitino “movimenti indipendenti” solo a parole.. guarda caso seguono il solito disegno, a giustificazione dell’omicidio e la gente totalmente priva di consapevolezza ci casca:

    http://www.stampalibera.com/?p=43588#more-43588

    Ricordo che: La verità è la luce, quindi prevale sempre sull’oscurità. Così la menzogna, priva di materia deve continuamente negare la verità..
    ma come una candela accesa nel buio o la breccia in una diga..
    la verità e irrimediabile.
    Questa è la verità 🙂

    1. Come ha ben detto Balasso, in un video dove c’erano anche Grillo e altri comici, la TV altera la realtà volendoci far credere che certi eventi siano fenomeni di massa, di costume, ma se guardi il pubblico, non c’è nessuno oltre la prima fila, e quelli della prima fila assomigliano stranamente a chi sta sul palco a parlare: sono i loro parenti! Insomma, l’ennesima conferma della necessità di scartare le bugia dell’informazione falsa e corrotta!

      1. Condivido pienamente, Alberto. La maggior parte delle volte, caschiamo nelle menzogne per eccesso di fiducia. E perché non ci prendiamo la briga di fare un minimo di verifica personale.

        Il che mi induce la riflessione seguente: perché è così grave, per chi si dice cristiano e vieppiù cattolico, “credere” ad occhi chiusi alle Menzogne di cui in questo sito si fornisce, grazie a te che ti sei saputo far docile all’azione dello Spirito Santo, una carrellata ampia e piuttosto esaustiva (che lo sarà ancora di più quando vi aggiungerai una sezione specifica dedicata al Grande Inganno sull’Aborto)? Perché, di fatto, in quel “credere” si configura una violazione -fortunatamente compiuta, dai più, in una parziale mancanza di consapevolezza, che va anche a mitigare la colpa- del Primo Comandamento: “Non avrai altro Dio all’infuori di Me”
        Oggi, a ben vedere, rendiamo “dio” (quanto a considerarlo meritevole della nostra fiducia, o “fede”) un numero elevatissimo di soggetti, che diventano veri e proprio “idoli”: ben più idoli di quelli fatti da pietra e di legno.
        Abbiamo fiducia (e “fede”) nella medicina e nell’oncologo che ci dice che il cancro va eradicato con ferro (bisturi) e fuoco (radioterapia e chemioterapia)
        Abbiamo fiducia (e “fede”) nella finanza e nel bancario/promotore/consulente che ci profila il “rendimento interessante e scevro da grossi rischi”, senza minimamente chiederci in cosa verrano FISICAMENTE investiti i nostri soldi.
        Abbiamo fiducia (e “fede”) nel fatto che le tasse servano a pagare i servizi pubblici e che la BCE (e qualsiasi Banca Centrale emettitrice di denaro) sia un elemento indispensabile per l’economia.
        Abbiamo fiducia (e “fede”) nel fatto che le multinazionali del cibo producano e vendano cibi che quantomeno non ci facciano danno.
        Abbiamo fiducia (e “fede”) nel fatto che i vaccini siano utili, quando non indispensabili, ai nostri cuccioli. E vuoi che lo Stato si metterebbe a fare qualcosa di dannoso ai bambini?
        Abbiamo fiducia (e “fede”) che quelle scie che coprono sempre più manifestamente i nostri cieli siano spiegabili in qualche modo. E vuoi che lo Stato si metterebbe a fare qualcosa di dannoso a tutti i suoi cittadini?
        Abbiamo fiducia (e “fede”) che l’11/9 due aerei, dirottati da terroristi armati di temperino, abbiano abbattuto TRE torri, progettate per resistere anche all’impatto di un aereoplano. Vuoi che lo Stato si metterebbe ad organizzare attentati terroristici?

        Si potrebbe andare avanti per molto, ma scelgo di fermarmi qui.
        Solo per dire che tutti questi atti di fiducia (e di vera e propria “fede”) sono tragicamente mal riposti già per una qualsiasi persona priva del dono della Vera Fede.
        Ma lo diventano incommensurabilmente di più per coloro che tale dono ce l’hanno. E che, senza avvedersene, si trovano a porre davanti all’Unico meritevole di fiducia e Fede piena ed incondizionata: tutta una serie di idoli, a cui permettono di accaparrarsi una fede ancora più salda ed incondizionata.

        Ai cattolici che dicono (come disse don Luigi Villa, il 19 marzo 2010): tutti questi Inganni sono secondari, non sono importanti; l’importante è non cadere nell’Inganno più grande, di perdere la Fede in Gesù…..
        mi rendo conto che affermano solo una parte della verità (e, quindi, snaturano e svisano parzialmente laverità): perché, oggi, tanti cristiani e tanti cattolici sono a rischio di perdere la Fede proprio per aver DI FATTO violato il Primo Comandamento: in modo ripetuto e sempre più strutturale (o “matriciale”).
        Occuparsi (da cattolici) di moneta-debito, di sovranità monetaria, di scie chimiche, di cibi ogm, di free-energy, di kankropoli, di vaccini-assassini: significa, di fatto, fare ANCHE apostolato, nella misura in cui le verità violate e conculcate sono chiodi piantati e continuamente ribattuti nelle Carni di Colui che E’ Verità e Amore fattiSi Carne e Sangue.
        E nella misura in cui le profanazioni di tali verità sono utilizzate dall’Avversario per facilitare la violazione (sempre più strutturata e sempre più di massa) del Primo Comandamento.

        Che la Pace e la Gioia di Gesù e di Maria siano con voi

      2. Che responsabilità! Però grazie, questo dà peso e importanza a quello che FACCIAMO (sottolineo il plurale, perchè tu, Max, ecc. siete con me in questa missione…)

      3. Si, siamo con Te!
        uso il plurale maiestatis come forma corale di dialogo..
        visto che presto si sarà una moltitudine!

      1. Caro Fabio.. mi sa che al momento stampa libera è fall-out..
        sul perchè non ho idea.. mi auguro lo ripristino quanto prima 😉
        La scritta “Spiacente, ma stai cercando qualche cosa che qui non esiste” è inquitente e vale per tutto il sito: http://www.stampalibera.com/
        Qui trovi la notizia, così come proposta dal mainstream:
        http://multimedia.lastampa.it/multimedia/nel-mondo/lstp/134035/
        stampalibera invece evidenziava come questa “protesta” ricada negli interessi di gruppi di potere decisamente forti di capitali, visto che ste Femen, sono economicamente ben foraggiate..
        P.S. è sempre un piacere leggervi 😉

  23. http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-laborto–unopzionese-la-scienza–letica-5151.htm

    L’aborto è un’opzione, se la scienza è l’etica

    di Giovanna Arcuri
    24-04-2012

    A leggere in modo assai superficiale l’articolo di Ritanna Armeni su il Foglio del 13 Aprile scorso – articolo che metteva sotto la lente di ingrandimento il tema dell’aborto – pare che la storica femminista e giornalista de Il Manifesto, l’Unità e Liberazione abbia deposto falce e martello per prendere in braccio la causa della vita dato che in più punti del suo pezzo plaude alla decisione delle donne di mettere al mondo il proprio figlio “anche quando si è giovani, anche quando tutto congiura contro la maternità: il lavoro, i soldi, la società, il modo di pensare delle generazioni precedenti, la mentalità comune e diffusa”. Ma per capire se una banconota è vera o falsa occorre perlomeno metterla in controluce per verificare in essa la presenza della filigrana. Allora abbiamo provato a mettere in controluce il pezzo della Armeni e abbiamo constatato che la filigrana non c’è.

    L’ex portavoce di Bertinotti esordisce così: “Le donne che hanno lottato per la libera scelta della maternità, e quindi per leggi che garantissero anche l’aborto a chi non poteva o non voleva fare un figlio…”. Il solito inganno logico che nasce da un errore di ragionamento o da posizioni saldamente ideologiche: la maternità responsabile (decidere quando avere un figlio ma rimanendo sempre aperti alla vita) è un valore. Ma quando è in atto la gravidanza non si può scegliere di essere madri perché già si è madri dal momento che già c’è un figlio. Da ciò segue che la madre è responsabile del figlio che porta in grembo e quindi non può ricorrere all’aborto come strumento di maternità responsabile. Quest’ultima si può predicare solo prima del concepimento. Dopo questo, l’unica scelta è l’accettazione e l’accoglienza del figlio (almeno fino al parto).

  24. “Una maternità precoce – prosegue l’Armeni – può non essere una dramma, può arricchire e non spezzare la vita di una ragazza se lei la vuole, se attorno a lei c’è un clima di accettazione”. Frase che rinfocola l’usuale cliché che la decisione di proseguire una gravidanza indesiderata, a maggior ragione quando si è giovani, è un atto eroico da vere e proprie martiri. Invece non è un’azione superogatoria (come donare un rene o la propria vita per altri) bensì un dovere morale: se un essere umano è venuto ad esistenza non si può sopprimerlo, anche nel caso in cui la sua venuta al mondo non è stata cercata.

    Inoltre la giornalista dà per scontato che una maternità in giovane età sia di per sé stessa un dramma. E perché dovrebbe esserlo? Anzi a dare retta a madre natura il periodo più fertile di una donna è intorno ai 18-25 anni. E’ perciò la stessa fisiologia della donna ad indicarci come periodo più opportuno per essere madri la giovane età. Oppure l’Armeni vuole contraddire ciò che è inscritto a lettere di fuoco nel corpo delle donne?

    Proseguiamo nell’azione di carotaggio giornalistico: “Non è in nome della vita dell’embrione o ‘contro l’aborto’ che si vuole essere madri, ma in nome della propria vita che si ritiene essere più felice con la scelta della maternità”. Il periodo mette in evidenza una visione utilitarista ed egoista dell’esistenza: l’unico indice da tenere in considerazione nel decidere se continuare o meno la gravidanza è il wellness della donna. E il figlio che è il vero attore della maternità? Dimenticato.

    Infine l’Armeni commenta i film pro-life “Juno” e il recente “17 ragazze”: “Non c’è in loro [nelle protagoniste dei film le quali decidono di non abortire n.d.a] alcuna ideologia pro-life. L’aborto? Semplicemente […] preferiscono di no”. L’Armeni a chiare lettere ci dice che è la scelta a fondare l’etica e non viceversa. Ciò a dire che qualsiasi decisione di per se stessa è lecita a priori purchè sia libera.

  25. E’ esattamente quello che scriveva Thomas Hobbes (1588 –1679) nel Leviatano: “Auctoritas non veritas facit legem”. E’ il potere decisorio del soggetto che crea la legge morale non il fatto puro e semplice del riconoscimento che nell’utero della donna c’è un essere umano. In questo senso la morale si fonda, come scrive l’Armeni, sulle preferenze, sui gusti, sulle opportunità. Così ancora una volta Thomas Hobbes: “Bene e male sono nomi che significano i nostri appetiti e le nostre avversioni”.

    L’intervento della Armeni sul quotidiano di Giuliano Ferrara non manda, come recita il titolo, “Magnifici segnali di vita”, ma è l’ennesimo spot al principio di autodeterminazione della donna. Ma quando quest’ultima si scopre madre l’unico atto di autodeterminazione che può compiere è amare quel figlio che già custodisce nel suo grembo. Questo sì che arricchirà il wellness e la salute psico-fisica della madre. Anche nel caso di una gravidanza indesiderata. Insomma, si sta dalla parte delle donne se si sta dalla parte del bambino.

  26. http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/11563-nuovo-referendum-abrogativo-della-l-194-in-materia-di-aborto-gli-abrogazionisti-teorici?device=iphone

    Concludendo la nostra panoramica , dopo aver analizzato in dettaglio le tre correnti dell’antiabortismo nazionale più lontane dalle nostre posizioni ( i difensori della 194 , i critici verso la legge ma relativisti e gli sconfitti e rassegnati ) , ci soffermiamo su quella più prossima alle stesse, quella degli abrogazionisti teorici . Ci accomuna con costoro la condivisione di diversi princìpi , quelli secondo cui : a ) il carattere aberrante di un fenomeno è incompatibile con la sua legalizzazione ; b ) la legge non è un dettaglio della storia , ma contribuisce a modificare l’orientamento culturale della collettività ; c ) i concepiti sono tutti uguali , in ogni epoca , quindi sono meritevoli di tutela sul piano legislativo anche se l’atto di concepimento che li riguarda sia successivo al 1981 , anno del primo referendum , e per il loro diritto alla vita è civicamente doveroso lottare anche a costo di perdere una consultazione elettorale , al fine di tentare di eliminare una sconfitta perenne , silenziosa e quotidiana conseguente alla permanente vigenza della 194 .

    Ci differenzia da loro il carattere puramente teorico dell’abrogazionismo che essi configurano

    Tale differenza si basa più su condizioni piscologiche che di pensiero .

    E’ propria di una parte del genere umano la tendenza a declamare e ad enunciare massime , senza minimamente porsi il problema di dare un seguito ( e , quindi , un senso ) alle proprie enunciazioni .

    L’importante è il bel gesto , la frase ad effetto , magari pretesamente ridondante di cultura e nulla sotto il profilo degli effetti concreti , tale , dunque , da sfuggire ad ogni sconfitta , in quanto la partita di costoro non inizia mai , evento contrastante con la loro fisiologica inconcludenza .

  27. Abbiamo poi i criticoni di natura , coloro che , sedicenti primi della classe , impallinano chiunque si muova , tanto acuti nel cogliere veri o presunti errori altrui , talvolta presbiti nello scorgere i propri .

    Accanto agli “ artisti “ ed ai critici in sé , vi sono coloro che appoggiano solo ciò che è nato e viene gestito da loro stessi , e ciò vale anche per le iniziative che condividono al 100 %.

    Le argomentazioni formulate per giustificare la loro riluttanza , inevitabilmente , si rivelano sin troppo evidentemente contraddittorie , al punto di apparire patetiche ed imbarazzanti per chi le ascolta , in quanto il loro problema è solo legato al proprio ego .

    Passando dalla psicologia agli ideali , troviamo le ultime due sottocategorie , quella dei filoparlamentari e dei costruttivo-riflessivi .

  28. I primi sono convinti che la 194 possa essere abrogata attraverso l’operato delle due camere , nonostante la totale inattività in tal senso del palazzo in oltre un trentennio .

    E’ vero che è bene avere fiducia nel prossimo , ma se in età adulta si crede ancora nell’esistenza di Babbo Natale , non ci si deve indignare se qualcuno crede di scorgere in questo atteggiamento una certa qual dabbenaggine .

    E’ , infatti , difficile pensare che i nostri parlamentari possano improvvisamente convertirsi , illuminati dalla volontà di recedere dai propri interessi ( che sconsigliano operazioni a rischio di impopolarità ) , interessi sui quali è stato costruito un chiacchieratissimo sistema di privilegi ( tanto più ripugnante se si pensa al contributo ad esso dato dalle forze che invocano il voto dei ceti più poveri , per poi associarsi ad elaborare ed approvare in aula i relativi provvedimenti di attuazione ) e che spingono , ad esempio , una forza politica a farsi promotrice di volta in volta di sbarramenti elettorali fissati ad un punto percentuale al di sotto della propria consistenza .

  29. Non si può certo pensare che la classe parlamentare ( se mai lo volesse nel merito , il che è da escludere radicalmente ) possa aver il coraggio di sfidare il blocco culturale stradominante nel nostro paese , che parte dagli ambienti femministi e vicini al partito radicale per giungere sino ai nostri avversari più aggressivi , appartenenti a frange confuse del mondo cattolico e della stessa realtà “ pro life “ , decadente e parolaia .

    Sono proprio quest’ultimi i primi guardiani della 194 , in quanto appartenenti ad un mondo nel quale rientrano potenziali sostenitori della nostra battaglia e , quindi , possono dissuaderli più efficacemente dall’aderire ad un’operazione finalmente concreta e quindi utile , dopo tante vuote e retoriche enunciazioni di princìpio che hanno alimentato il mito dell’intoccabilità della stessa legge che si stigmatizzava , in quanto , per l’appunto , non seguite da azioni concrete esperite da parte di coloro che avrebbero dovuto porle in essere in forza di quelle enunciazioni .

    Quanto ai costruttivo-riflessivi , ricordo loro :

  30. -che il nostro comitato è apartitico , apolitico , vanta 8 000 aderenti ed è la prima forza “pro life“ italiana come numero di iscritti , quasi tutti acquisiti negli ultimi 15 mesi e mezzo ( eravamo 183 il 12-1-2011 ) , anzitutto attraverso il sito ( http://www.no194.org ) ;

    -che è possibile sostenere NO194 mediante spontanee donazioni , secondo le modalità indicate nel nostro sito ora citato ;

    -che , a sostegno dell’iniziativa è stata costituita l’omonima associazione con atto pubblico , forse caso inedito nel settore , in vista di un suo formale riconoscimento , a garanzia di massima trasparenza ;

    che tutti gli aspetti annessi e connessi al finanziamento vengono sottoposti regolarmente al controllo di un organo di revisione esterno alla nostra associazione e che , stante la molteplicità degli avversari e la fisiologica presenza in tutti i movimenti di dissidenti che ci creano in corso d’opera , si opera nella totale consapevolezza di essere particolarmente esposti al sollecito di interventi ispettivi e altro .

  31. Nessuno può , quindi , accusarci di essere degli ingenui romantici , in quanto questa condizione può riguardare , al limite , coloro che , eventualmente , si stupiscano dell’intento di dare all’iniziativa una copertura in termini di mezzi .

    Ribadiamo , inoltre , che l’operazione referendaria , alla luce della presumibile conclusione naturale dell’attuale legislatura , non potrà di fatto svolgersi per legge prima del 2014 .

    Nel frattempo , ci stiamo da tempo radicando sul territorio con i nostri nuclei operativi provinciali , per divulgare l’iniziativa e preparare l’organizzazione della raccolta delle firme .

    L’associazione ha durata indeterminata e mira ad essere operante anche dopo lo svolgimento del referendum , a prescindere dal suo esito , stante l’eterna necessità di difendere , anche preventivamente , il diritto alla nascita e di agire per la sua tutela , anche con azioni culturali , ricreative , filantropiche e di volontariato , implicitamente connesse al suo fine .

  32. Come da statuto , le cariche sono ricoperte gratuitamente e , in caso di estinzione dell’associazione , i suoi beni verranno devoluti in beneficienza .

    Invito tutti coloro che ritengono che abbia un senso protestare contro qualcosa solo se si ha una proposta concreta diretta alla sua eliminazione, ad aderire alla nostra iniziativa, come detto, tramite il sito ufficiale http://www.no194.org.

    Pietro Guerini – Portavoce nazionale NO194

  33. http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2260

    TABU’ DEL NOSTRO TEMPO: IN TEMA DI ABORTO PERCHE’ NON SI SPECIFICA MAI IN COSA CONSISTA CLINICAMENTE?
    Senza porre l’accento sulla brutalità del gesto, non si capisce la battaglia per abolire la legge 194; se stiamo zitti vuol dire che la società ha davvero fatto un passo avanti, ma verso il baratro
    di Davide Greco

    Sul web è presente una sorta di tema-tabù sull’aborto. Si parla un po’ di tutto, esistono punti di vista differenti, analisi logiche dettagliatissime. Ma c’è un aspetto di cui si parla poco: in cosa clinicamente consista. Con sorpresa, la maggior parte dei testi, anche quelli più specialistici, evitano l’argomento. Perché? È interessante notare, ad esempio, come nel Glossario fornito dall’Istat del 2011 per gli anni 2008-2009, non esista una voce che descriva la procedura clinica adottata.
    Invece sono tenute ben distinte le voci “Aborto” e “IVG”. Non è un dettaglio da poco. Sono la stessa cosa, ovviamente, ma nel primo caso (quello semanticamente più forte), l’aborto viene definito «interruzione della gravidanza prima che il feto sia vitale, cioè capace di vita extra uterina indipendente ». Cerchiamo di capire. Se uno si fermasse alla prima parte della frase, penserebbe che il feto «non è vitale», dunque privo di vita, o almeno mancante di esistenza propria. Ma non è così. Il feto è vivo, e tuttavia è incapace di esistere al di fuori del grembo materno.
    Estrarlo coincide esattamente con l’ucciderlo. Una società con un’etica ben salda darebbe rilievo a quest’ultimo aspetto, mentre una società dai parametri scombinati insisterebbe su quel “prima che… vitale” per giustificare la propria innocenza. Per specificare, sempre la stessa voce dice: «Si distingue l’aborto spontaneo dall’aborto indotto o interruzione volontaria della gravidanza».

    1. Da un lato si ha «l’aborto spontaneo», naturale, dall’altro si ha un qualcosa di diverso che, con eufemismo ben studiato, viene prima siglato e poi neutralizzato con «interruzione volontaria della gravidanza». La voce IVG, infatti, descrive l’aborto solo in termini legali, tecnici, freddi. Ed è chiaro il motivo: mentre aborto si capisce subito, IVG è poco comprensibile e rende il tutto più stemperato.
      È un po’ come la propaganda in Inghilterra, sottolineata da Gianfranco Amato (I nuovi Unni, p. 132-134): lì si preferisce chiamare l’aborto medical care (cura medica) e i movimenti che lo sostengono pro choice (a favore della scelta) che tutelano l’abortion right (il diritto all’aborto). Che poi si tratti di decisione che uccida o meno una creatura viva fa parte delle specifiche, come fosse un dettaglio marginale. Il dato importante sembra essere la cura, la libertà di scelta, l’autodeterminazione della donna, ed è su questo che la propaganda abortista fa leva.
      Ma la percentuale della cosiddetta “cura”, gli aborti procurati per la salute fisica e mentale della donna, in Italia come in Inghilterra non sono che uno zero virgola un numero. Numeri bassi, peraltro già compresi nella legislatura precedente al 1978 (vedi art. 54 del Codice Penale sullo “Stato di necessità”). Si faccia attenzione poi alla parola auto-determinazione perché, messa così, sembra che la donna possa scegliere per qualcosa che riguarda solo lei.
      Quasi che un bambino fosse una massa di cellule amorfe, un pezzo smontabile, che si può togliere come la carta da parati in casa. Invece si tratta anche di etero-determinazione, una decisione che si prende al posto di un altro. È bene sempre sottolinearlo, perché a forza di eufemismi e di acronimi si rischia di perdere il senso della gravità di ciò che si sta facendo.

    2. Il senso vero dovrebbe essere questo: si faccia attenzione a parlare semplicisticamente di aborto, perché il bambino abortito avresti potuto essere tu. Ora tu puoi amare, decidere, sorridere, lavorare o disperarti perché una mamma, la tua, ha deciso che valevi di più di una “causa economica”.
      O peggio ancora, che valevi meno della sua libertà. Le parole usate per descrivere questa scelta sono ambigue, sbagliate o controverse. Possono ingannare. Personalmente apprezzo la consapevolezza e sto sulle difensive quando qualcuno o qualcosa cerca di nascondermi la verità o me la racconta con parole poco chiare. Va da sé, poi, che la consapevolezza e l’informazione creerebbero non pochi dubbi nell’opinione pubblica, ma è proprio questo che i gruppi pro-choice vorrebbero evitare.
      La consapevolezza. I percorsi per addormentare le coscienze della gente sono proprio questi: spostare il baricentro del discorso, presentare come positiva una realtà negativa. Nessuna dittatura, per quanto spietata, si è mai presentata come distruttiva verso il popolo, ma ha sempre motivato le proprie scelte come belle, sane, produttive per chi le segue. Per avere un’informazione corretta e autorevole sull’isterosuzione, la pratica abortiva più utilizzata, bisogna prendere invece testi come quelli di Rodríguez-Luño, Scelti in Cristo per essere santi, III, manuale a cura della Facoltà di Teologia “Santa Croce”. A pagina 194 troviamo questa descrizione: «Viene allargato l’orifizio esterno del collo uterino, e viene introdotta una cannula allo scopo di estrarre il nascituro mediante l’aspirazione, prodotta da un apparecchio simile all’aspirapolvere domestico, ma molto più potente. La morte del nascituro viene provocata smembrandogli le braccia e le gambe. I resti fetali diventano una marmellata sanguinolenta».

  34. Non è necessario commentare ulteriormente, ma qualsiasi medico con parole più o meno diverse (magari tecniche) vi confermerà che è vero. Cercate su internet, fra le immagini, basta digitare “isterosuzione” o “metodo Karman”. Ma la domanda è soprattutto questa: è giusto che si possa leggere una descrizione dell’aborto come questa solo (o quasi) in un libro di Teologia Cattolica? Perché non la si può trovare anche nel Glossario dell’Istat, nelle specifiche della legge 194 o in qualche altro testo di portata pubblica? È forse troppo brutale, di cattivo gusto?
    Se non si ponesse l’accento sulla brutalità del gesto, non si capirebbe perché a distanza di 34 anni molti sentono ancora come un dovere aprire una discussione sulla legge sull’aborto. Se non fosse brutale, chi contesta la legge 194 apparirebbe come un matto che si scalda per niente. Se tutti stessero zitti, vorrebbe dire che la società ha davvero fatto un passo avanti. Verso brutalità ancora peggiori.

    Nota di BastaBugie: riproponiamo il video di Bernard Nathanson “L’eclisse della ragione” che abbiamo già pubblicato in passato che mostra la procedura dell’aborto sopra descritta.
    Per vederlo, clicca qui http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2003

    Fonte: Corrispondenza Romana, 24/04/2012
    Pubblicato su BASTABUGIE n.244

    1. Orwell (membro della Faban Society, come anche Huxley) l’aveva predetto: la neo-lingua sarebbe servita a nascondere la verità. E la sua non è stata una profezia: ma l’annuncio di un piano.

  35. Io credo, sono credente e la fede cristiana è secondo me il massimo di tolleranza, e comprensione nonchè di compassione nei confronti dei meno fortunati, la ns. religione è una delle più evolute, che viene in soccorso di chi soffre. Allora essendo contrario all’aborto, mi chiedo anche che diritto abbiamo di perseguitare le donne che scelgono questa strada, noi non siamo Dio, invece di lasciar fare il proprio dovere ai consultori, dove ci sono preparatissime persone, preferiamo affidarci all’integralismo di pancia piuttosto che pretendere che il servizio venga svolto a dovere, mi dispiace ma dissento assolutamente! E’ più difficile educare rimanendo bigottamente chiusi piuttosto che affrontare temi come la sessualità con chi è giovane ma questo chiede una fede salda e sicura e non delle paure cavalcate a che scopo poi non si sà.

    1. Il problema vero è la definizione di COSA è aborto. Anzi, di cosa esiste all’inetrno della mamma, come detto anche prima: se si tratta di un’escrescenza o di un grumo di cellule, come infelicemente ha detto Veronesi, di cosa stiamo a parlare? Ma se si tratta di una vita umana, il tuo discorso, caro Lorenzo, è insostenibile.

      Sarebbe come dire che, visto che siamo tolleranti, se uno vuole uccidere un parente, non dobbiamo intrometterci. Nessuno ha il diritto sulla vita di un altro, neanche la madre nei confronti del proprio figlio. Questa non è conquista di civiltà, è un ritorno alle barbarie, alla rupe tarpea.

      E poi perchè parli di persecuzione nei confronti delle donne? Non hai letto i commenti precedenti? Dove abbiamo più volte sottolineato che la mamma è anch’essa vittima dell’aborto?

  36. Ecco che, ancora una volta, serve la PNL divina.

    Carissimo Lorenzo, lo scopo di chi (come il sottoscritto) vuole abolire l’abominevole 194 non è quello di PERSEGUIRE e PUNIRE le donne.
    Bensì quello di ristabilire la PIENA TUTELA GIURIDICA della vita dei concepiti: che, dal momento in cui si è “legalizzata” la loro uccisione (ma non per questo rendendola LEGITTIMA: di fronte alla Ragione, prima ancora che di fronte alla Fede. E tu ben m’insegni, da cristiano e quindi “logico” -in quanto Cristo Gesù è il Logos fattoSi Carne e Sangue- che LEGITTIMO è cosa in linea di principio ben separata e ben distinta da LEGALE), non è appunto più tutelata. Come invece è giuridicamente tutelata (ancora, ma sempre più sotto attacco: stante la spinta verso la “legalizzazione” dell’eutanasia) la vita dei concepiti che dalla pancia delle loro mamme sono giù usciti.
    Oppure ritieni che esista un “diritto all’aborto” da parte delle donne che si sovra-imponga al “diritto alla vita” dei concepiti?

    Infine: t’è sembrato di scorgere “bigotti” in questo sito?
    E cosa intendi per “bigotti”?

  37. Che il no194 fosse una realtà che abbia messo paura a tanti amanti/schiavi delle tenebre, mi era già chiaro.
    Che la paura fosse estesa al punto da far cancellare dai tre principali giornali nazionali (Corsera, Repubblica e Giornale) i riferimenti alla Marcia della Vita che c’è stata ieri a Roma, e che ancora stamattina erano sulle loro home pages: non lo immaginavo neanch’io.

    Signori, chi si ostina a parlare di “rivoluzione” forse non si sta accorgendo che la rivoluzione vera, come Dio la vuole, gli sta accadendo sotto gli occhi: e che se non se n’è ancora accorto, è probabilmente vittima di un macroscopico inganno da parte del padre di tutti gli inganni

      1. Non mi sono spiegato bene, allora: in realtà, non mi aspettavo un TERROR PANICO così manifesto.
        Al punto da arrivare persino a “balbettare” nel mettere-e-poi-subito-dopo-rimuovere.

        Le notizie apparse stamattina erano, ovviamente, mirate a ridicolizzare e buttarla in caciara: con l’ossessiva attenzione alla partecipazione di Alemanno in fascia tricolore ed al suo inchino al cardinale Burke.
        Ma, evidentemente, qualcuno si è poi reso conto che, anche così, era “troppo”. Nel senso di dar troppa visibilità ad una battaglia che è fin troppo manifestamente giusta: quella a favore del concepito. Ed anche della donna, che 9 volte su 10 arriva ad uccidere il figlio senza che alcuno le dia modo di arrivare alla piena consapevolezza che non si tratta di “rimuovere un grumo di cellule”. Bensì di uccidere un bambino che GIA’ E’. E che sarebbe arrivato ben presto a sorridere, piangere ed amare.
        Troppa visibilità a quella che è la battaglia campale per eccellenza, nell’ambito delle iniziative umane. Ben al di sopra di tutte le altre.
        Dunque: a metà mattinata è scattato l’OSCURAMENTO COMPLETO.

        Poveri loro: combattono contro Dio e si illudono di vincere, perché umanamente fortissimi.
        Ma sono un nulla, sono GIA’ un nulla.
        E destinati a diventarlo per tutta l’Eternità, se non si pentiranno – ma di vero cuore- almeno nell’ultimo secondo della loro vita.

      2. Ottima analisi. Quando gli argomenti sono così deboli (ho addirittura letto che qualcuno ha osato definire l’aborto “conquista di civiltà” !!!!) molto meglio oscurare: anche il tentativo di distrarre, depistare, ecc. è improbo. Ma noi prendiamo nota. E quando ci verrà la malsana tentazione, perchè magari siamo in una sala d’attesa, o stiamo per andare sotto l’ombrellone, di comprare un giornale, ricordare questi episodi ci tratterrà dal farlo.

  38. http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2270

    MARCIA PER LA VITA: IL POPOLO DELLA VITA E’ TORNATO
    La Repubblica, il Corriere della sera, i radicali e abortisti vari sono sotto choc
    da Verità e Vita

    Nessuno, nemmeno gli organizzatori, si aspettava una cosa del genere: 15.000 persone che marciano sotto il cielo perfettamente azzurro di Roma, per contestare senza compromessi e sfumature la legge 194. Il colpo d’occhio che ne è venuto fuori è stato impressionante: un corteo interminabile, dominato dalle bandiere di decine, forse centinaia di associazioni, e pullulante di cartelli espliciti.
    Un evento che in Italia mancava da decenni, in una sorta di lungo letargo durante il quale il mondo pro-life è rimasto nelle catacombe. Lavorava, ma quasi di nascosto. E, soprattutto, taceva, o preferiva parlare solo “in positivo”, evitando toni decisi e fermi contro l’aborto, contro la legge 194, contro la fecondazione artificiale.
    La Marcia per la Vita ha rotto questo incantesimo! Sì! E’ stata una lieta, magnifica manifestazione dello spirito del popolo, mosso dall’appello delle coscienze prima ancora delle convocazioni. E questo è il vero significato politico del successo della Marcia: ritornare a un sano principio di sovranità, secondo il quale la mobilitazione di un popolo diventa necessaria quando le leggi calpestano i diritti fondamentali della persona.

    1. E’ scesa in piazza una pluralità di sigle e di tradizioni anche molto diverse fra loro. Una vera e propria “marcia ecumenica” che ha portato tante associazioni a unirsi intorno a un obiettivo comune: denunciare l’iniquità della legge 194 e riportare al centro del dibattito pubblico l’essere umano concepito.
      Il Comitato Verità e Vita ha aderito con convinzione alla Marcia anche per questo aspetto fondamentale: lavorare per unire sigle e organizzazioni molto diverse fra loro, per farle diventare una forza compatta e nello stesso tempo libera di conservare al proprio interno l’identità di ciascuno.
      Normale che i centri di potere che hanno portato in Italia l’aborto legale siano stati colti di sorpresa. Normale che siano sotto choc: pensavano che ormai non esistessero più italiani convinti che l’aborto uccide un essere umano innocente, e che di conseguenza le leggi che lo permettono sono solo “leggi in apparenza”, non più vincolanti in coscienza. Pensavano, in questi ambienti, che ormai il fronte pro-life fosse identificabile con chi vuole “l’applicazione delle parti buone della 194”. Domenica mattina si sono risvegliati e hanno trovato Roma pavesata di cartelli e manifesti apertamente contro la 194. Hanno visto una piazza dove i giovani erano tantissimi, dove i sacerdoti e le suore erano un numero mai visto in una manifestazione contro l’aborto in Italia. Preti e suore vestiti da preti e da suore. Normale, dunque, che Repubblica e Corriere della sera cerchino di gettare fango sulla Marcia parlando di nazisti e razzisti.

      1. Vuol dire che il popolo della vita che ha marciato compatto domenica a Roma fa paura: non è violento, è pacifico, è variegato, è trasversale, non risponde al comando di un unico leader o di un capo carismatico, ma appare coeso intorno al nocciolo duro della difesa di ogni vita innocente dal concepimento alla morte naturale. E’ un popolo disarmato ma irremovibile, cordiale ma refrattario a o ogni compromesso. Da oggi inizia una nuova stagione per i pro-life italiani.

  39. http://www.riscossacristiana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1553:marcia-per-la-vita-la-testimonianza-di-giorgio-celsi&catid=60:spazio-per-la-vita&Itemid=123

    MARCIA PER LA VITA – la testimonianza di Giorgio Celsi

    “Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano” diceva Martin Luther King. È stato bellissimo e molto emozionante invece vedere marciare più di 15.000 persone unite nel testimoniare che la Vita è sacra e indisponibile e per questo va difesa senza se e senza ma. Eravamo il numeroso popolo della Vita che si contrappone a chi è nelle tenebre e parla solo di morte, eravamo lì per contribuire a creare nel nostro paese un nuovo clima di gioia e di fiducia nella vita, in cui i bambini non vengano visti come un peso, ma come un dono e una risorsa per tutti, in cui le pance delle mamme non vengano trasformate in tombe ma in luoghi di Vita e di gioiosa speranza. Eravamo lì a ribadire che il diritto alla vita dipende dall’essere vivo, non dall’essere gradito o dall’essere normale e che le difficoltà della vita non si superano eliminando chi è chiamato dopo di noi a venire alla luce ma superando insieme le difficoltà

    A un certo punto della marcia ho avuto le lacrime agli occhi perché ho rivisto la speranza che pensavo sopita e l’ho vista negli occhi dolci dei bambini che sono inni alla Vita, nelle mamme che guidavano con gioia i loro passeggini, nei volti di tante suore, preti e politici che gridavano il loro sì alla Vita. Sì, durante la marcia ho rivisto la speranza, quella grande speranza che rende più grandi gli uomini.

    Volevo chiudere con un piccolo brano dello scrittore Tolkien tratto dal libro “il Signore degli anelli”:

    1. “Ma non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo;

      il nostro compito è di fare il possibile

      per la salvezza degli anni nei quali viviamo,

      sradicando il male dai campi che conosciamo,

      al fine di lasciare a coloro che verranno dopo

      terra sana e pulita da coltivare.

      Ma il tempo che avranno non dipende da noi.”

  40. http://www.riscossacristiana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1556:la-marcia-per-la-vita-a-difesa-della-vita-a-difesa-delle-donne-contro-ogni-furore-ideologico-di-olimpia-tarzia&catid=60:spazio-per-la-vita&Itemid=123

    LA MARCIA PER LA VITA. A DIFESA DELLA VITA, A DIFESA DELLE DONNE, CONTRO OGNI FURORE IDEOLOGICO – di Olimpia Tarzia

    consigliere regionale del Lazio
    presidente nazionale Movimento PER – Politica Etica Responsabilità

    Eravamo in quindicimila, per una mattinata abbiamo colorato la città: donne, giovani, famiglie, bambini, suore e sacerdoti (e perché no?), con il solo obiettivo di risvegliare le coscienze da quella sorta di ‘anestesia generale’, dai falsi ideali libertari propri del relativismo etico e mi sembra che nel nostro Paese esista ancora per i cittadini il diritto a manifestare pubblicamente le proprie convinzioni. Datata e autoreferenziale la crociata messa in atto da sparuti drappelli veterofemministi, animati da ideologica e intollerante furia, lontani anni luce dal vissuto vero delle donne, spaesati e colti di sorpresa dalla nostra massiccia e soprattutto serena presenza, ma prontamente soccorsi da una certa ben nota area mediatica, figlia di una cultura di morte, che si è prestata volentieri a farsi portavoce dei loro insulti e delle loro insulse offese. E’ paradossale che, chi si erge a paladino della libertà delle donne, offenda ed insulti il libero pensiero e la libera espressione di migliaia di donne scese in piazza a Roma, in rappresentanza di milioni di donne nel nostro Paese alleate della vita. Ma siamo alle solite, luoghi comuni, linguaggio stereotipato, fermo agli anni 70, quello, per intenderci de “l’utero è mio” … “sul corpo delle donne decidono le donne”; slogan preconfezionati ad arte per nutrire ideologicamente generazioni intere di giovani donne.

    1. Li conosco bene: li ho sentiti per la prima volta urlare contro di noi, giovani di diversi movimenti e parrocchie in sit in davanti al Senato il 22 maggio ’78 e li continuo a sentire ancora oggi: basta venire ad un convegno dove si parla della mia proposta di legge di riforma dei consultori familiari e se ne potrà ascoltarne la serie intera, sempre gli stessi (ma un pò di fantasia no?)arroganti, bugiardi, insensati, aggressivi, violenti, come quando, in un luogo istituzionale quale l’Aula Consiliare del X Municipio di Roma, invocando “la parola alle donne”, centri sociali, Action e gruppi similari hanno sfondato i cordoni delle forze dell’ordine, impedendomi di parlare!

      Generazioni di giovani donne allevate da un delirio ideologico, donne ingannate, che a loro volta hanno ingannato altre donne, donne che nel corso della vita si sono dovute scontrare con la realtà, che si è rivelata ben altro: la tanto pretesa autodeterminazione ha permesso ad uomini poco responsabili, alla società e alle Istituzioni di sentirsi autorizzati ( e legalmente protetti) a lavarsene le mani di fronte ad una donna in difficoltà per una gravidanza, lasciandola senza via d’uscita, nella piú profonda solitudine. Senza poi tener conto che i soggetti coinvolti sono due, una madre e un figlio: come si può “autodeterminarsi” sulla pelle di un altro?

    2. Ma il tema in questione non è questo. Conveniamo tutti che l’aborto è un dramma? Allora impegniamoci tutti, Istituzioni per prime, a mettere in atto un’effettiva tutela sociale della maternità, creiamo le condizioni culturali, sociali, legislative affinché ogni donna possa essere libera di non abortire. Sono consigliere regionale e non è in mio potere intervenire su una legge nazionale quale la L.194/78: legge che non dobbiamo mai stancarci di dichiarare, senza mezzi termini, profondamente e interamente ingiusta. Se Dio vorrà dovessi approdare al Parlamento, non v’è dubbio che sarebbe il mio principale ed immediato obiettivo! Il livello istituzionale nazionale può fare molto in termini di tutela sociale della maternità, ma le regioni possono mettere in atto una riforma e riqualificazione dei consultori familiari, di cui il Lazio è stato apripista, attraverso leggi che non lascino più sola la donna di fronte ad una maternità difficile e che le garantiscano la possibilità di essere libera di accogliere la vita: questo il senso della proposta di legge di riforma dei consultori che ho presentato appena eletta in consiglio regionale. Da quel giorno è scesa in campo la Bonino, chiamando a raccolta tutte le veterofemministe d’Italia, al grido: “Fermate la Tarzia”. Basta dare uno sguardo alla rassegna stampa del mio sito (www.olimpiatarzia.it ) per cogliere quanti amorevoli epiteti mi vengono rivolti, ribaditi anche sui muri della città.

      Ma la realtà è molto più dura di ogni strumentalizzazione politica adottata pedissequamente da un veterofemminismo ormai autoreferenziale: da quando è stata approvata la L.194/78 sono stati effettuati cinque milioni di aborti e, secondo le stime del Ministero della Salute, gli aborti clandestini si posizionano intorno ai 20.000 l’anno. Chi pensa che sia un dato accettabile si domandi da che parte sta. Io sto dalla parte della vita e delle donne.

    3. Si, della vita e delle donne, insieme, perché l’esperienza più che trentennale a contatto con i 400 Centri di aiuto alla vita, le 80 Case di accoglienza, le decine di migliaia di volontari (per lo più donne), mi ha convinto che non si salva mai un bambino ingaggiando una sorta di corpo a corpo con la madre, ma accogliendola, ascoltandola, chiedendole: come ti posso aiutare? E di quei 150.000 bambini aiutati a nascere, non c’è stata una sola madre che, come donna, si sia sentita “intimidita, blandita, ricattata, punita”, ma solo, semplicemente, aiutata. Questa è vita, il resto è fanatismo ideologico.

      E’ evidente che tutto è migliorabile e perfettibile, ma le istanze contenute nella mia riforma a favore della vita, possono rappresentare già una grande svolta culturale e politica, mai effettuata finora nella direzione della tutela sociale della maternità.

      Allora, fratelli di cammino, diamoci, sì, appuntamento al 12 maggio 2013, ma nel frattempo continuiamo a marciare, uniti! Diamo forza e sostegno visibile a tutti coloro che nella società, nel mondo culturale e in quello politico istituzionale ci mettono la faccia, e si impegnano a dare voce a milioni di donne alleate della vita, che la celebrano quotidianamente, con mille difficoltà, nel silenzio e nel nascondimento, donne che non hanno spazio sui giornali, che non hanno tempo per scendere in piazza a fare girotondi, che rappresentano la vera speranza della nostra società, perchè “chi salva una vita salva il mondo intero!”

      La Marcia ha rappresentato un segno di cambiamento del sentire dei popoli e non è un caso che iniziative del genere siano promosse in vari Paesi europei.

    4. Ma ha rappresentato anche un’esigenza fondamentale: quella della centralità politica dei principi non negoziabili, che tutti, ma particolarmente i cattolici impegnati in politica, devono promuovere, preparandosi ad un “serio e coraggioso confronto culturale con tutti” e contrastando con coerenza e determinazione, “l’afasia tattica o convinta” dettata dal ‘politicamente corretto’ o dalla rassegnazione.

      Coniugare strettamente l’etica sociale con l’etica della vita, testimoniare pubblicamente un impegno generoso e coraggioso nel difendere i principi non negoziabili, riporre al centro la questione morale e i conseguenti comportamenti: questo appello che la Chiesa rivolge ad ogni uomo di buona volontà, il Movimento PER Politica Etica Responsabilità, che mi onoro di presiedere, lo ha fatto proprio, ecco perché abbiamo aderito senza esitazioni alla Marcia.

      Domenica è stata una giornata straordinaria, custodiamo nell’anima ogni immagine: ci sarà di conforto nei momenti difficili del cammino che ci attende e quando la cultura di morte sembrerà prevalere, ricordiamoci che noi stiamo dalla parte di Chi la morte l’ha già vinta, nella consapevolezza che il sorriso, l’abbraccio, le parole, le lacrime che dedicheremo ad ogni mamma in difficoltà per un figlio inatteso, non sono nostri, ma di una Madre che, unica, può davvero muovere i cuori!

  41. Roba da non crederci.
    Per chi è “allenato” come noi, Carlo Casini sa di gatekeeper lontano un miglio.
    Ma tutto ciò che è nascosto sarà rivelato.
    Ed gni giorno che passa è sempre più così.

    http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=1661&ID_sezione=274

    I pro-life divisi nella lotta alla 194

    Il Movimento per la Vita condanna la marcia di domenica scorsa e rilancia con un suo convegno previsto per domani in Vaticano

    FLAVIA AMABILE

    Della Marcia per la Vita di domenica scrosa si è detto quasi tutto, tranne un particolare: erano presenti solo le frange più estreme dei pro-life. Non c’erano tutti gli altri, e sono tanti: dal Movimento per la Vita di Carlo Casini a Cl alle Acli ai neocatecumenali. Si vedranno domani nella sala Paolo VI in Vaticano, giornata del 34mo anniversario dell’approvazione della legge 194 per parlare delle loro strategie di lotta.

    Carlo Casini, leader del Movimento per la Vita, aveva preso le distanze dalla manifestazione già da tempo. ‘Non ci appartengono i toni e le modalità di organizzazione’ mi ha spiegato. Per quel che li riguarda vanno avanti nella loro battaglia per la vita ma in modo diverso e domani sarà l’occasione per fare il punto su dove si è e dove si vorrà andare puntando soprattutto sull’informazione nei consultori e negli ospedali. ‘Ma senza criminalizzare le donne – assicura – Non siamo noi quelli che aggrediscono le donne’.

    1. Che dire? Come osservavo con l’amica Elisabetta, che mi ha raccontato di quanto successo in Piemonte, con l’esplicito appoggio dato dal nostro Carlo a candidati abortisti, il meno che si possa dire è che il sospetto è lecito…

      E questo mi dà l’occasione di ripetere quanto altre volte detto: nella battaglia (eterna) fra le forze del bene e del male (che in primo luogo avviene dentro di noi, ma non solo), le due “squadre”, se mi concedete il paragone sportivo, non giocano con le stesse regole: per le forze del male la dissimulazione, il doppio gioco, la menzogna spudorata sono la prassi. Per cui non stupiamoci se troviamo, all’interno della nostra squadra, comportamenti sospettabili: le infiltrazioni, come detto anche da chi sta molto più in alto di me, ci sono, eccome!

      Discernimento!

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